“La Padania 09.07.2013”
In Italia
ogni due ore ci sono tre imprese che chiudono i battenti per sempre. La realtà
della crisi economica nel nostro Paese è tutta nelle cifre dell'ultimo rapporto
di Unioncamere, l'unione delle camere di commercio italiane: nei primi cinque mesi
del 2013 sono fallite 5.334 imprese, con un aumento del 5,6% (cioè 284 aziende)
rispetto all'anno scorso. Un'ecatombe. Alla quale bisogna aggiungere i 904 casi
di concordato fallimentare, che hanno registrato un vero e proprio boom
rispetto al 2012, quando erano stati 539. Tra i "motivi di morte"
delle imprese indicati da Unioncamere, oltre al crollo dei consumi, c'è innanzitutto i mancati
pagamenti da parte dei clienti. E non si tratta solo dei settanta e oltre
miliardi che la pubblica amministrazione deve alle imprese per forniture già
fatte e che molto lentamente sta iniziando a pagare, ma anche di privati che non onorano i debiti e
sui quali, visti i tempi della giustizia, è impossibile impostare un'azione di
recupero. Tra i settori più colpiti dai fallimenti ci sono quelle del commercio
sia al dettaglio che all'ingrosso (1.203 fallimenti) seguite dalle attività
collegate alle costruzioni (1.138) e da quelle manifatturiere (1.131).
In particolare, la strage sta colpendo i costruttori edili che, con 680 istanze, registrato un incremento di fallimenti del 67,1%. Moria ancora più grave quella delle attività immobiliari, che segnano un aumento dei fallimenti del 117,4% (da 135 a 250). Molto colpite anche le attività di trasporto. Soffrono anche i ristoratori (202 fallimenti) e i mobilieri (113 fallimenti, +91,5%). Le difficoltà del settore edili ed immobiliare sono fotografate bene anche dall'impennata delle domande di concordato: +277,3% per le attività immobiliari, +141,7% per le costruzioni. Boom anche nel settore delle industrie alimentari (+222,2% a quota 29) e nel commercio all'ingrosso, +145,5% a quota 108. Nell'indagine di Unioncamere è Milano la capitale dei fallimenti con 525 nei primi cinque mesi del 2013, circa il 10% di tutte le istanze nazionali (nello stesso periodo del 2012 erano stati 524), seguono Roma con 466, Napoli (217), Torino (209) e Brescia (143). A livello regionale il record spetta naturalmente alla Lombardia (1.211 fallimenti, 95 in più rispetto al 2012), seguita da Lazio (595, +11,4% sull'anno scorso) e Veneto (454, +11,5%). Sono invece Toscana (+38,2% a quota 441). Calabria (153, +24,4%) ed Emilia Romagna (+15,1% a quota 428) a segnare i rialzi percentuali più forti, segno che la crisi è tutt'altro che sulla via di risoluzione e anzi per alcune realtà il peggio è appena iniziato.
In particolare, la strage sta colpendo i costruttori edili che, con 680 istanze, registrato un incremento di fallimenti del 67,1%. Moria ancora più grave quella delle attività immobiliari, che segnano un aumento dei fallimenti del 117,4% (da 135 a 250). Molto colpite anche le attività di trasporto. Soffrono anche i ristoratori (202 fallimenti) e i mobilieri (113 fallimenti, +91,5%). Le difficoltà del settore edili ed immobiliare sono fotografate bene anche dall'impennata delle domande di concordato: +277,3% per le attività immobiliari, +141,7% per le costruzioni. Boom anche nel settore delle industrie alimentari (+222,2% a quota 29) e nel commercio all'ingrosso, +145,5% a quota 108. Nell'indagine di Unioncamere è Milano la capitale dei fallimenti con 525 nei primi cinque mesi del 2013, circa il 10% di tutte le istanze nazionali (nello stesso periodo del 2012 erano stati 524), seguono Roma con 466, Napoli (217), Torino (209) e Brescia (143). A livello regionale il record spetta naturalmente alla Lombardia (1.211 fallimenti, 95 in più rispetto al 2012), seguita da Lazio (595, +11,4% sull'anno scorso) e Veneto (454, +11,5%). Sono invece Toscana (+38,2% a quota 441). Calabria (153, +24,4%) ed Emilia Romagna (+15,1% a quota 428) a segnare i rialzi percentuali più forti, segno che la crisi è tutt'altro che sulla via di risoluzione e anzi per alcune realtà il peggio è appena iniziato.

Nessun commento:
Posta un commento