martedì 9 luglio 2013

Expo 2015, Maroni: o si allenta il patto o per Expo faremo da soli

“Giambattista Anastasio“
“ilgiorno.it 09.07.2013”

Milano, 9 luglio 2013 - Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, sul tavolo dell’Expo resta una questione irrisolta: la concessione da parte del Governo di una deroga al Patto di Stabilità che consenta agli enti locali di sbloccare risorse per realizzare le opere previste per il 2015. Il clima di rinnovata unità istituzionale respirato domenica alla Villa Reale di Monza farà sì che la deroga sia concessa o bisogna attendersi altre baruffe con Roma? «Dopo domenica sono molto più fiducioso. Grazie alla presenza del Presidente Giorgio Napolitano e del premier Enrico Letta, abbiamo dato al mondo il segnale che le istituzioni sono compatte a sostegno di Expo. Ora il Governo, la Regione, il Comune di Milano e gli altri Comuni lombardi hanno un interesse condiviso: far sì che l’Expo sia un’occasione di rilancio economico per il Paese e che abbia ricadute positive anche dopo i 6 mesi dell’evento. A me è chiaro che la condizione necessaria perché questo avvenga è varare non una semplice deroga, che avrebbe carattere temporaneo, ma una modifica permanente al Patto di stabilità che consenta ai Comuni di trattenere più risorse e utilizzarle per gli investimenti. Ora mi aspetto che questa necessità sia altrettanto chiara al Governo, che sia condivisa.
Ma sono ottimista». Sembra che l’allentamento del Patto possa arrivare in autunno, una volta varata la riforma del fisco locale. «O arriva entro l’autunno o faremo da soli. Tutti sappiamo che l’allentamento è indispensabile, quindi o il Governo condivide questa esigenza o la Regione è determinata e pronta a far da sé». Che significa, presidente? «Vuol dire che non rispetteremo i vincoli del Patto e apriremo un contenzioso col Governo». Lei domenica ha detto che chiederà a Palazzo Chigi di estendere i poteri di deroga concessi al commissario unico Giuseppe Sala. Quali sono le altre norme alle quali bisogna poter derogare? «Innanzitutto le norme sul lavoro. Bisogna lavorare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per recuperare i ritardi accumulati negli anni passati e questo richiede una nuova flessibilità dei contratti, senza che però siano intaccati i diritti e le tutele dei lavoratori. Noi avevamo indicato la strada del decreto legge ma il Governo ha preferito un percorso diverso, ha preferito cercare l’accordo con le parti sociali. Noi abbiamo acconsentito purché, però, si arrivi ad un risultato in tempi brevi. Il Governo ha posto la scadenza di fine luglio: vedremo. L’altra urgenza è mettere i lavori dell’Expo al riparo dai ricorsi e dai pronunciamenti del Tar: basta il ricorso del secondo arrivato ad una gara d’appalto per bloccare un’opera, ma noi non possiamo permetterci di perdere manco un giorno. Il fattore tempo ci mette sotto pressione, per questo chiederò un provvedimento speciale per l’Expo che consenta al commissario di lavorare senza intoppi». Lei insiste spesso su un’Expo «mafiafree»: le norme attuali sono sufficienti a contrastare le infiltrazioni mafiose? «Le norme sono sufficienti, io stesso ho istituito un gruppo interforze dedicato al contrasto delle infiltrazioni malavitose in Expo. Ma anche in questo caso c’è un problema legato all’aspetto giudiziario. Glielo racconto con un esempio: qualche settimana fa due imprenditori (Orlando Liati e Stefano Lazzari ndr) che avevano vinto subappalti per i cantieri Expo e Brebemi sono stati arrestati per presunti contatti con la ’ndrangheta. Bene, quei due imprenditori erano stati allontanati dalla Prefettura con un’interdittiva. Ma il Tar li aveva riammessi nei cantieri. Al Governo chiederò, allora, di far sì che le interdittive Expo non possano essere impugnate al Tar, di rafforzare il potere del Prefetto. E di varare le white list da me proposte quando ero ministro». Gli Usa saranno all’Expo? «Ho incontrato il loro ambasciatore qualche settimana fa e posso assicurare che ci saranno». Con Pisapia è vero feeling? «Apparteniamo a forze politiche diverse ma davanti ad un interesse comune come l’Expo non possiamo che collaborare». Il Comune chiede alla Regione 15 milioni in più per il trasporto pubblico locale, anche in vista di Expo. Lei che dice? «Il trasporto pubblico non è un problema solo di Milano, è un problema ampio che non può essere risolto solo con trasferimenti di risorse. Finora il servizio è stato gestito da piccole società con raggio d’azione comunale. Oggi questo sistema non regge più. Per questo insieme a Piemonte e Liguria stiamo lavorando ad un consorzio delle società di trasporto che consenta di riorganizzare il servizio su scala sovraregionale. A settembre ne saprete di più».


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