martedì 9 luglio 2013

Zaia: unica soluzione costi standard e federalismo fiscale

“lindipendenza.com 09.07.2013”

L’unica soluzione alla crisi che sta schiacciando le imprese italiane è liberare risorse, applicando a tutto lo stato i costi della pubblica amministrazione del Veneto, e andare verso il federalismo fiscale. A sottolinearlo, una volta di più, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, intervenuto sui contenuti dello studio di Unioncamere che parla di un andamento di 35 fallimenti al giorno, tre ogni due ore. “Se ne può uscire soltanto con una cura da cavallo che non può più essere rimandata: liberare subito i soldi “veri” (1 miliardo 300 milioni) del Veneto che il governo ha sequestrato in tesoreria con la scusa del patto di stabilità per continuare a garantire le regioni sprecone; applicare subito costi e fabbisogni standard (quelli che già applichiamo nel Veneto) a tutte le Regioni e a tutta la pubblica amministrazione. Si libereranno dal giorno alla notte 30 miliardi da destinare ad aiuti alle produzioni e al lavoro.
E, infine, arrivare rapidamente al federalismo fiscale che consenta ai veneti di gestirsi il saldo fiscale attivo di 18 miliardi che ora va a sostenere chi spende e spande”, ha attaccato Zaia spiegando la sua ricetta. Il presidente del Veneto, tuttavia, ha puntato il dito anche contro imprenditori ‘furbetti’ e un utilizzo “criminale” del concordato preventivo, un istituto il cui ricorso è salito del 67,7%. “E’ vero che la Pubblica amministrazione onora tardi e male i suoi debiti, ma è altrettanto vero che quanto lamentano con me tanti imprenditori è reale: con la scusa della crisi, imprenditori senza scrupoli non onorano più i debiti verso altri imprenditori – riprende Zaia – A questo si aggiunga il ricorso selvaggio al concordato preventivo che da istituto creato per trovare un accordo in momento di difficoltà si è trasformato in una occasione di business. Si apre una attività, si contraggono debiti con artigiani e fornitori, poi con la scusa delle crisi si comunica che non si è in grado di pagare più del 10-15 per cento di quanto pattuito. E in un momento di crisi molti accettano. Insomma, qui c’è chi non paga il conto. O, per meglio dire, il conto lo pagano sempre i soliti onesti”.



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