“Alessandro Montanari”
“La Padania 16.07.2013”
La Lega è
sotto attacco mediatico. Roberto Maroni lo vede con chiarezza e coi
giornalisti azzarda anche qualche ipotesi retroscenista. Nonostante questo, però,
non fa sconti a nessuno. «Roberto Calderoli - dice prima di salire sul palco
della festa del Carroccio a Muggiò - ha
sbagliato. Ha chiesto scusa e ha fatto bene perché noi non attacchiamo le
persone, ma contrastiamo le idee sbagliate delle persone. E sull'immigrazione, per
quanto ci riguarda, le idee della ministra Kyenge sono sbagliatissime
perché contribuiscono a creare flussi immigratori incontrollati. L'arrivo di
centinaia di clandestini sulle nostre coste, infatti, dipende anche dai segnali
mandati dal Governo». «Attaccare le persone usando certe espressioni - tiene tuttavia a rimarcare il segretario - è sbagliato.
Non dobbiamo alimentare campagne contro di noi perché servono solo a chi fa
promesse che poi non mantiene». Dietro il polverone mediatico, tuttavia,
Maroni, come detto, vede anche ragioni strumentali. «Questa evidenza mediati ca
- fa notare - ha come effetto di coprire cose molto delicate, che però nei
prossimi giorni dovranno venire al pettine, come il "pasticcio kazaco".
Il governo deve spiegare perché nessuno sapeva nulla. Da ex ministro dell'Interno, e conoscendo bene come
funziona il Viminale, vorrei evitare che si trovasse un capro espiatorio, un
questore o un prefetto, perché qui c'è una responsabilità politica, o quanto
meno una omissione politica, molto grave. Il governo deve spiegare perché
nessuno sapeva nulla. Quello che è successo oggi – il caso Calderoli, ndr -è
servito a coprire il pasticcio almeno per un giorno ma da domani torneremo a parlarne....».
Un attacco al ministro Alfano, domandano subito i cronisti? «Aspetto che ci dicano... - risponde sornione Maroni - ma mi rifiuto di pensare che un questore possa aver messo in piedi una operazione del genere. E' impossibile, lo dico da ex ministro dell'Interno. E quindi sono curioso di sapere chi ha autorizzato questa cosa. E se è vero che il Governo non sapeva - conclude - allora il Governo ha una sola cosa da fare: andare a casa». Liberato dall'assedio dei giornalisti, poi, Maroni può finalmente rivolgersi al popolo leghista radunato a Muggiò. La prima cosa che fa è ricordare il miliardo di euro consegnato dal Pirellone alle imprese lombarde per pagare i debiti accumulati dai comuni nei loro confronti e che i comuni, per un veto di Roma, non possono versare. «Siamo la prima regione in Italia e in Europa - rivendica il governatore - che fa una cosa del genere. lo ne sono molto orgoglioso ma vedo che i giornalisti mi chiedono solo delle frasi di Calderoli. Evidentemente delle cose buone non si ricorda nessuno mentre delle cose negative non si dimentica nessuno. Forse a qualcuno dà fastidio quando noi, al Governo della Regione, facciamo finalmente quel lo che dobbiamo fare: tenerci i nostri soldi e investirli qui!». La platea applaude e Maroni alza la posta. «La Regione Lombardia - rivendica - non vuole più pagare il conto di altre regioni. Io sono stato eletto proprio per questo e a Roma non si illudano: farò questa battaglia. Abbiamo tanti modi per convincere Roma...». Uno, spiega il governatore, è mettere insieme le tre regioni locomotiva del Paese, Lombardia, Piemonte e Veneto, «per realizzare la macro-regione, la Padania», in modo da creare un nuovo fortissimo contropotere contro Roma e Bruxelles per mantenere sul territorio «almeno il 75 per cento delle tasse pagate dal Nord». «Chiedo l'impegno dei ministri del Pdl nel Governo a sostenere questa nostra battaglia - dice Maroni dal palco - Ma sono certo che lo faranno perché non possono tradire il patto che hanno sottoscritto con gli elettori del Nord. Quel patto diceva che i nostri soldi devono restare sul territorio per cancellare l'Irap, i ticket e il bollo auto». «Noi - promette il governatore lombardo - queste cose le faremo già a partire dall'anno prossimo perché il segnale che bisogna dare al l'economia, alle imprese e ai cittadini è abbassare le tasse ». E Roma come reagirà? Maroni non se ne preoccupa. «Se per fare questo - spiega - bisognerà ingaggiare un braccio di ferro, allora noi faremo partire la rivoluzione dei sindaci guerrieri. Sarà la madre di tutte le nostre battaglie e comincerà in autunno, quando chiederemo al Governo la cancellazione del patto di stabilità per i nostri comuni, i comuni virtuosi. Se ce la daranno, bene. Altrimenti scenderemo sul piede di guerra e conquisteremo la nostra libertà».
Un attacco al ministro Alfano, domandano subito i cronisti? «Aspetto che ci dicano... - risponde sornione Maroni - ma mi rifiuto di pensare che un questore possa aver messo in piedi una operazione del genere. E' impossibile, lo dico da ex ministro dell'Interno. E quindi sono curioso di sapere chi ha autorizzato questa cosa. E se è vero che il Governo non sapeva - conclude - allora il Governo ha una sola cosa da fare: andare a casa». Liberato dall'assedio dei giornalisti, poi, Maroni può finalmente rivolgersi al popolo leghista radunato a Muggiò. La prima cosa che fa è ricordare il miliardo di euro consegnato dal Pirellone alle imprese lombarde per pagare i debiti accumulati dai comuni nei loro confronti e che i comuni, per un veto di Roma, non possono versare. «Siamo la prima regione in Italia e in Europa - rivendica il governatore - che fa una cosa del genere. lo ne sono molto orgoglioso ma vedo che i giornalisti mi chiedono solo delle frasi di Calderoli. Evidentemente delle cose buone non si ricorda nessuno mentre delle cose negative non si dimentica nessuno. Forse a qualcuno dà fastidio quando noi, al Governo della Regione, facciamo finalmente quel lo che dobbiamo fare: tenerci i nostri soldi e investirli qui!». La platea applaude e Maroni alza la posta. «La Regione Lombardia - rivendica - non vuole più pagare il conto di altre regioni. Io sono stato eletto proprio per questo e a Roma non si illudano: farò questa battaglia. Abbiamo tanti modi per convincere Roma...». Uno, spiega il governatore, è mettere insieme le tre regioni locomotiva del Paese, Lombardia, Piemonte e Veneto, «per realizzare la macro-regione, la Padania», in modo da creare un nuovo fortissimo contropotere contro Roma e Bruxelles per mantenere sul territorio «almeno il 75 per cento delle tasse pagate dal Nord». «Chiedo l'impegno dei ministri del Pdl nel Governo a sostenere questa nostra battaglia - dice Maroni dal palco - Ma sono certo che lo faranno perché non possono tradire il patto che hanno sottoscritto con gli elettori del Nord. Quel patto diceva che i nostri soldi devono restare sul territorio per cancellare l'Irap, i ticket e il bollo auto». «Noi - promette il governatore lombardo - queste cose le faremo già a partire dall'anno prossimo perché il segnale che bisogna dare al l'economia, alle imprese e ai cittadini è abbassare le tasse ». E Roma come reagirà? Maroni non se ne preoccupa. «Se per fare questo - spiega - bisognerà ingaggiare un braccio di ferro, allora noi faremo partire la rivoluzione dei sindaci guerrieri. Sarà la madre di tutte le nostre battaglie e comincerà in autunno, quando chiederemo al Governo la cancellazione del patto di stabilità per i nostri comuni, i comuni virtuosi. Se ce la daranno, bene. Altrimenti scenderemo sul piede di guerra e conquisteremo la nostra libertà».

Nessun commento:
Posta un commento