“La Padania 16.07.2013”
Il caso
Kyenge è stato sapientemente montato ad arte da un Governo in difficoltà su
tantissimi, troppi fronti. Ne è la dimostrazione l'imbarazzo, che si aggiunge ad
altri motivi di imbarazzo, creato dal prestigioso Financial Times con la
pubblicazione del racconto di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente
kazako Mukhtar Abluazov , espulsa con curiosa celerità proprio sotto
quel Governo Letta-Kyenge che vorrebbe fare della clandestinità e dell'asilo politico
a priori il proprio marchio di fabbrica. Il segretario federa le della Lega
Nord, Roberto Maroni, non ha usato mezzi termini per riportare alla
realtà Quirinale e Palazzo Chigi, incredibilmente più interessati alle battute
di mezza estate che al le figuracce internazionali rimediate in mondovisione. Il
governatore della Lombardia ha parlato di «responsabilità politica» del governo.
«Il governo deve chiarire - ha spiegato Maroni - perché c'è una responsabilità
politica o un'omissione molto grave». «Mi rifiuto di pensare - ha aggiunto -
che un questore abbia messo in piedi un'operazione del genere, è impensabile,
lo dico da ex ministro dell'Interno».
I fatti sono noti. La donna, moglie del dissidente kazako ricercato nel suo Paese per frode e malversazioni di capitali, era stata espulsa dall'Italia il 31 maggio dopo un blitz nella villetta di Casal Palocco, a Roma. Il ricercato era il marito, ma a farne le spese è stata la moglie. «Tutto è accaduto nella notte tra il 28 e il 29 maggio - ha raccontato, secondo la propria versione dei fatti, la donna al Financial Times, tramite una versione inglese della sua testimonianza in lingua russa affidata ai propri legali - A mezzanotte. Stavo dormendo nella camera dei bambini con mia figlia. Fui svegliata da un forte rumore. C'erano delle persone che picchiavano contro le finestre e alla porta. Eravamo molto spaventati, sembrava che un tornado o un terremoto stesse scuotendo la casa. Non avevano nessun segno esterno da cui si potesse capire che erano poliziotti e militari. Ma tutti avevano delle pistole e parlavano tra loro in italiano, andavano in giro per tutta la casa e l'impressione è che stessero cercando qualcosa o qualcuno». Poi la donna racconta la paura, gli insulti, il trasferimento prima in una stazione di polizia dove il cognato avrebbe rimediato un «labbro rotto», la corsa verso l'ufficio Immigrazione, quindi il Cie di Ponte Galeria e l'aeroporto di Ciampino per il rimpatrio ad Astana. La Questura di Roma ha smentito tutto. Ma intanto la bagarre si è fatta politica . La sinistra, sempre più a braccetto con i grillini, tramite il ministro Emma Bonino ha scaricato tutte le presunte responsabilità sul titolare del Viminale, Angelino Alfano, ribadendo come la Farnesina non avrebbe titolarità in materia di immigrazione e rimpatri. Un'occasione ghiotta per mettere nel congelatore un uomo forte del Pdl, dopo aver lanciato la crociata integralista contro Daniela Santanché. Tant'è che la mozione di sfiducia contro Alfano è molto più che una ipotesi.
I fatti sono noti. La donna, moglie del dissidente kazako ricercato nel suo Paese per frode e malversazioni di capitali, era stata espulsa dall'Italia il 31 maggio dopo un blitz nella villetta di Casal Palocco, a Roma. Il ricercato era il marito, ma a farne le spese è stata la moglie. «Tutto è accaduto nella notte tra il 28 e il 29 maggio - ha raccontato, secondo la propria versione dei fatti, la donna al Financial Times, tramite una versione inglese della sua testimonianza in lingua russa affidata ai propri legali - A mezzanotte. Stavo dormendo nella camera dei bambini con mia figlia. Fui svegliata da un forte rumore. C'erano delle persone che picchiavano contro le finestre e alla porta. Eravamo molto spaventati, sembrava che un tornado o un terremoto stesse scuotendo la casa. Non avevano nessun segno esterno da cui si potesse capire che erano poliziotti e militari. Ma tutti avevano delle pistole e parlavano tra loro in italiano, andavano in giro per tutta la casa e l'impressione è che stessero cercando qualcosa o qualcuno». Poi la donna racconta la paura, gli insulti, il trasferimento prima in una stazione di polizia dove il cognato avrebbe rimediato un «labbro rotto», la corsa verso l'ufficio Immigrazione, quindi il Cie di Ponte Galeria e l'aeroporto di Ciampino per il rimpatrio ad Astana. La Questura di Roma ha smentito tutto. Ma intanto la bagarre si è fatta politica . La sinistra, sempre più a braccetto con i grillini, tramite il ministro Emma Bonino ha scaricato tutte le presunte responsabilità sul titolare del Viminale, Angelino Alfano, ribadendo come la Farnesina non avrebbe titolarità in materia di immigrazione e rimpatri. Un'occasione ghiotta per mettere nel congelatore un uomo forte del Pdl, dopo aver lanciato la crociata integralista contro Daniela Santanché. Tant'è che la mozione di sfiducia contro Alfano è molto più che una ipotesi.

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