Con
l'aumento dell'Iva, non ancora del tutto scongiurato, saranno le famiglie meno
abbienti ad essere le più penalizzate e a parità di reddito saranno i nuclei fa
miliari più numerosi a subire gli aggravi maggiori. A sostenerlo è la Cgia di
Mestre. Proprio per questo, sottolinea il segreta rio della Cgia, Giuseppe
Bortolussi, «bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo
aumento. Non si possono penalizzare le famiglie ed in particolar modo quelle
più in difficoltà. Nel 2012 la propensione
al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l'aliquota ordinaria
del 21% salirà di un punto, subiremo un
ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro
economico generale». Le simulazioni realizzate dalla Cgia riguardano tre tipologie
familiari (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore
dipendente con moglie e 2 figli a carico). A seguito dell'aumento dell'aliquota
Iva al 22%, si è ipotizzata una propensione al risparmio nulla per la prima
fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1%
per quella da 25.000 euro e dell'8,2% per le rimanenti fasce di reddito. Per
quanto riguarda la tipologia dei single, i 7 casi, rileva la Cgia, riguardano un
lavoratore dipendente.
L'incidenza percentuale dell'aumento dell'Iva sullo stipendio netto annuo si farà sentire maggiormente per le fasce meno abbienti. Infatti è dello 0,29% su un reddito annuo di 15.000 euro, si abbassa allo 0,27% su un reddito annuo di 55.000 euro. In termini assoluti l'aumento di imposta cresce man mano che aumenta il livello retributivo. L'aggravio oscilla tra i 37 e i 99 euro. Per quanto riguarda un lavoratore dipendente con moglie ed 1 figlio a carico, nei 7 casi presi in esame l'incidenza percentuale dell'aumento è inversamente proporzionale al livello di reddito. E' dello 0,33% per un reddito annuo di 15.000 euro, scende allo 0,30% per un reddito di 55.000 euro. In termini assoluti l'aggravio d'imposta, man mano che cresce il reddito, sa le da 51 a 113 euro. Per un lavoratore dipendente con moglie e 2 figlio a carico, anche in questa tipologia familiare l' incidenza percentuale dell'aumento dell'Iva è inversamente proporzionale al livello di reddito. Si attesta allo 0,34% su un reddito annuo di 15.000 euro, diminuisce fino a toccare lo 0,31% su un reddito di 55.000 euro. Man mano che cresce il reddito, in valore assoluto la maggiore Iva annua passa da 61 a 120 euro.
L'incidenza percentuale dell'aumento dell'Iva sullo stipendio netto annuo si farà sentire maggiormente per le fasce meno abbienti. Infatti è dello 0,29% su un reddito annuo di 15.000 euro, si abbassa allo 0,27% su un reddito annuo di 55.000 euro. In termini assoluti l'aumento di imposta cresce man mano che aumenta il livello retributivo. L'aggravio oscilla tra i 37 e i 99 euro. Per quanto riguarda un lavoratore dipendente con moglie ed 1 figlio a carico, nei 7 casi presi in esame l'incidenza percentuale dell'aumento è inversamente proporzionale al livello di reddito. E' dello 0,33% per un reddito annuo di 15.000 euro, scende allo 0,30% per un reddito di 55.000 euro. In termini assoluti l'aggravio d'imposta, man mano che cresce il reddito, sa le da 51 a 113 euro. Per un lavoratore dipendente con moglie e 2 figlio a carico, anche in questa tipologia familiare l' incidenza percentuale dell'aumento dell'Iva è inversamente proporzionale al livello di reddito. Si attesta allo 0,34% su un reddito annuo di 15.000 euro, diminuisce fino a toccare lo 0,31% su un reddito di 55.000 euro. Man mano che cresce il reddito, in valore assoluto la maggiore Iva annua passa da 61 a 120 euro.

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