“Simone Girardin”
“La Padania 12.07.2013”
Oltre 480
mila euro nel solo ospedale di Lecco diretto da Mauro Lovisari. Poco più
di due milioni di euro agli Icp di Milano guidati da Alessandro Visconti. Un
milione e trecentomila euro per l'azienda ospedaliera di Treviglio, nella Bassa
Bergamasca, del dg Cesare Ercole. Nel Varesotto mancano all'appello, dato
Asl, oltre 510 mila euro. Addirittura quasi 62 milioni di euro nei grandi nosocomi
sotto la Madonnina (cifra certificata dalla Asl di Walter Locatelli). Sono
solo alcuni dei numeri, impietosi, su cui gli ospedali lombardi attendono ancora
una risposta dal Ministero dell'Interno per le cure sanitarie garantite ai cittadini
extracomunitari senza permesso di soggiorno. Tanto che per ottenere i rimborsi
sono ora pronti a una class action
contro lo Stato. La normativa Turco-Napolitano del 1998 impone per legge a
tutte le strutture pubbliche o private convenzionate di prestare ogni
assistenza sanitaria gratuita, anche non urgente, ai clandestini (tramite il tesserino Stp).
Soldi che le Asl hanno anticipato alle Ao le quali dovevano poi presentare domanda di rimborso al Ministero dell'Interno tramite le prefetture competenti. Il risultato è allarmante: la sola Lombardia ha speso oltre 400 milioni di euro negli ultimi dieci anni. Una cifra per difetto visto che dal 1998 al 2003 i controlli sono stati pressoché nulli. Un dato dunque molto più corposo sul quale non è ancora arrivata nessuna risposta definitiva dall'amministrazione centrale di Roma. Ecco perché adesso gli ospedali lombardi sono orientati a una class action contro Prefetture e Ministero dell'Interno per vedersi riconoscere il diritto al rimborso delle prestazioni sanitarie fomite ai clandestini. All'appello, dopo alcuni rimborsi arrivati negli anni scorsi, mancano ancora qualcosa come 100 milioni di euro, di questi solo 62 agli ospedali milanesi. Spiega bene Cesare Ercole, numero uno dell'Ao di Treviglio: «Noi siamo pronti. Stiamo predisponendo tutti i documenti necessari per una causa in sede civile e penale contro Prefettura e Ministero dell'Interno. Per noi quei soldi sono ossigeno. sia chiaro: non è chiedere l'elemosina. Ci spettano per legge. E vogliamo prenderceli in un modo o nell'altro». Di fatto le Asl hanno anticipato agli ospedali le risorse per erogare le cure sanitarie a favore degli extracomunitari indigenti e senza permesso di soggiorno. Soldi che richiedono indietro alle Ao nel momento in cui queste vengono liquidate dalle Prefetture. Ma i rimborsi ad oggi non sono mail arrivati, se non parziali e irrisori. il motivo? Mancano i fondi. Il Tesoro mette ogni anno sul piatto meno di 30 milioni di euro. E i conti si fanno presto. «Intanto però i nostri pensionati devono pagare il ticket per farsi curare...», sbotta Ercole. L'Ao di Treviglio non è sola. Tutti gli ospedali lombardi, da Como a Brescia, già alle prese con la spending review del Governo Monti, sono con l'acqua alla gola. E sono pronti a far valere i propri diritti. Secondo Locatelli, dg Asl Milano, che per primo ha fatto scoppiare il caso dei rimborsi, «Siamo davanti a una partita di giro con lo Stato. Noi vantiamo dei crediti. Loro devono pagare. Ipotizzabile che si inseriscano i rimborsi in un piano quinquennale direttamente nel riparto del fondo sanitario nazionale? Probabile. Ma siamo anche al lavoro per fare causa allo Stato. E ci siamo». Ma se sono già più di 100 i milioni nella sola Lombardia ancora da incassare, anche le altre Regioni non se la passano bene (siamo in attesa dei dati del Piemonte e del Veneto). Il rischio è che si scopra come l'assistenza sanita ria ai clandestini a livello nazionale costi almeno 250 milioni di euro ogni anno. Un numero da prendere con le dovute cautele non avendo tutti i dati tra le mani, ma decisamente ipotizzabile visto l'andamento nella sola Lombardia (40 mln di spesa annua per le cure ai clandestini). Da qui la scelta di procedere in sede moratoria in assenza di certezze sui rimborsi, entro la fine dell'estate. Prima di procedere in via giudiziale è comunque possibile mettere in mora la Pubblica amministrazione attraverso la notifica a Ministero dell'Interno e alla Prefettura competente di una diffida contenente gli estremi dei crediti. Se non dovesse andare a buon fine allora si ricorrerà al giudice ordinario fino all'espropriazione forzata per «il soddisfacimento del proprio credito», fanno sapere gli avvocati, interpellati dagli ospedali lombardi, che stanno seguendo da vicino l'evolversi della situazione. Tradotto: pignoramento delle somme dovute sui capitoli di spesa del Ministero, ottenendo così una sorta di "prenotazione" sui fondi del Tesoro. Ma c'è di più: le Ao potrebbero anche chiedere i danni causati dal ritardo dei pagamenti. Insomma, un tema delicato. Con due sole strade da percorrere: l'obbligo di inserire nel riparto del fondo sanitario nazionale le risorse dovute, oppure, come sembra ormai certo, andare per vie legali fino all'estrema ratio del pignoramento. Ci sarebbe un'altra strada fa notare un addetto ai lavori, sebbene eticamente discutibile: non curare più i clandestini. Ma proprio la Lombardia ha dimostrato in questi 10 anni una solidarietà e generosità senza pari. «Ora però pretende di non essere presa in giro dallo Stato centrale». Il rischio è che, ancora una volta, a fame le spese siano solo i lombardi, costretti a vedersi tagliare servizi e pagare ticket sempre più cari mentre ad altri vengono garantite cure totalmente gratuite. L'ennesima beffa.
Soldi che le Asl hanno anticipato alle Ao le quali dovevano poi presentare domanda di rimborso al Ministero dell'Interno tramite le prefetture competenti. Il risultato è allarmante: la sola Lombardia ha speso oltre 400 milioni di euro negli ultimi dieci anni. Una cifra per difetto visto che dal 1998 al 2003 i controlli sono stati pressoché nulli. Un dato dunque molto più corposo sul quale non è ancora arrivata nessuna risposta definitiva dall'amministrazione centrale di Roma. Ecco perché adesso gli ospedali lombardi sono orientati a una class action contro Prefetture e Ministero dell'Interno per vedersi riconoscere il diritto al rimborso delle prestazioni sanitarie fomite ai clandestini. All'appello, dopo alcuni rimborsi arrivati negli anni scorsi, mancano ancora qualcosa come 100 milioni di euro, di questi solo 62 agli ospedali milanesi. Spiega bene Cesare Ercole, numero uno dell'Ao di Treviglio: «Noi siamo pronti. Stiamo predisponendo tutti i documenti necessari per una causa in sede civile e penale contro Prefettura e Ministero dell'Interno. Per noi quei soldi sono ossigeno. sia chiaro: non è chiedere l'elemosina. Ci spettano per legge. E vogliamo prenderceli in un modo o nell'altro». Di fatto le Asl hanno anticipato agli ospedali le risorse per erogare le cure sanitarie a favore degli extracomunitari indigenti e senza permesso di soggiorno. Soldi che richiedono indietro alle Ao nel momento in cui queste vengono liquidate dalle Prefetture. Ma i rimborsi ad oggi non sono mail arrivati, se non parziali e irrisori. il motivo? Mancano i fondi. Il Tesoro mette ogni anno sul piatto meno di 30 milioni di euro. E i conti si fanno presto. «Intanto però i nostri pensionati devono pagare il ticket per farsi curare...», sbotta Ercole. L'Ao di Treviglio non è sola. Tutti gli ospedali lombardi, da Como a Brescia, già alle prese con la spending review del Governo Monti, sono con l'acqua alla gola. E sono pronti a far valere i propri diritti. Secondo Locatelli, dg Asl Milano, che per primo ha fatto scoppiare il caso dei rimborsi, «Siamo davanti a una partita di giro con lo Stato. Noi vantiamo dei crediti. Loro devono pagare. Ipotizzabile che si inseriscano i rimborsi in un piano quinquennale direttamente nel riparto del fondo sanitario nazionale? Probabile. Ma siamo anche al lavoro per fare causa allo Stato. E ci siamo». Ma se sono già più di 100 i milioni nella sola Lombardia ancora da incassare, anche le altre Regioni non se la passano bene (siamo in attesa dei dati del Piemonte e del Veneto). Il rischio è che si scopra come l'assistenza sanita ria ai clandestini a livello nazionale costi almeno 250 milioni di euro ogni anno. Un numero da prendere con le dovute cautele non avendo tutti i dati tra le mani, ma decisamente ipotizzabile visto l'andamento nella sola Lombardia (40 mln di spesa annua per le cure ai clandestini). Da qui la scelta di procedere in sede moratoria in assenza di certezze sui rimborsi, entro la fine dell'estate. Prima di procedere in via giudiziale è comunque possibile mettere in mora la Pubblica amministrazione attraverso la notifica a Ministero dell'Interno e alla Prefettura competente di una diffida contenente gli estremi dei crediti. Se non dovesse andare a buon fine allora si ricorrerà al giudice ordinario fino all'espropriazione forzata per «il soddisfacimento del proprio credito», fanno sapere gli avvocati, interpellati dagli ospedali lombardi, che stanno seguendo da vicino l'evolversi della situazione. Tradotto: pignoramento delle somme dovute sui capitoli di spesa del Ministero, ottenendo così una sorta di "prenotazione" sui fondi del Tesoro. Ma c'è di più: le Ao potrebbero anche chiedere i danni causati dal ritardo dei pagamenti. Insomma, un tema delicato. Con due sole strade da percorrere: l'obbligo di inserire nel riparto del fondo sanitario nazionale le risorse dovute, oppure, come sembra ormai certo, andare per vie legali fino all'estrema ratio del pignoramento. Ci sarebbe un'altra strada fa notare un addetto ai lavori, sebbene eticamente discutibile: non curare più i clandestini. Ma proprio la Lombardia ha dimostrato in questi 10 anni una solidarietà e generosità senza pari. «Ora però pretende di non essere presa in giro dallo Stato centrale». Il rischio è che, ancora una volta, a fame le spese siano solo i lombardi, costretti a vedersi tagliare servizi e pagare ticket sempre più cari mentre ad altri vengono garantite cure totalmente gratuite. L'ennesima beffa.

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