giovedì 6 giugno 2013

Zaia teme l'invasione croata: «Rischi di distorsioni nel mercato del lavoro»

“gazzettino.it 06.06.2013”


VENEZIA - «Siamo fratelli di sangue, mezza Croazia parla veneto. Sosteniamo economicamente le nostre comunità e il patrimonio culturale della Serenissima». Ma la "parentela" non basta quando in ballo ci sono gli interessi economici di un’intera comunità di cui il leghista Luca Zaia è governatore. Va bene l’Euroregione, ma è meglio essere chiari per evitare che si ripeta la stortura (arrivi in massa) avvenuta con l’entrata della Romania nell’Unione Europea «con il pieno disinteresse del governo di allora». Il punto: evitare quelle che Zaia chiama «distorsioni del mercato del lavoro» che avrebbero effetti dirompenti «in questa fase di crisi». Il governatore veneto, ieri nel tradizionale punto stampa, ha annunciato l’invio di una lettera al premier Enrico Letta, per svegliarne l’attenzione in occasione, il primo luglio, dell’ingresso della Croazia nell’Ue. Obiettivo: Letta si faccia sentire a Bruxelles battendosi per il controllo del prevedibile "esodo" verso Ovest. Il presidente si affretta a chiarire che «non c'è razzismo, né contrarietà alla libera circolazione dei cittadini». E lo dimostra il fatto che «sono sempre stato, e confermo di essere, assolutamente favorevole all’entrata della Croazia nell’Ue. Come lo sono per la libera mobilità». Il punto è che l’allargamento al Paese, ad un tiro di schioppo «sia per mare che per terra», comporterebbe un pesante squilibrio a svantaggio «del lavoratore veneto e a tutto vantaggio della Croazia».
Da loro, spiega Zaia, la disoccupazione va verso il 25% (inevitabilmente scatta l’esodo); il costo del lavoro è la metà di quello in Italia; il livello degli stipendi è del 30% inferiore a quelli percepiti da noi, un operaio guadagna 700 euro al mese». E se dal primo di luglio, senza alcun controllo arrivassero migliaia di croati ad offrirsi all’imprenditoria regionale? «Sto ricevendo tante telefonate di giovani veneti, anche laureati - racconta il leghista - che non riescono più a trovare un lavoro stagionale nelle località turistiche sulla costa». Dunque, è questa la preoccupazione, se arrivasse chi offre lavoro a stipendio stracciato, «avremmo creato una Cina alla porte di casa nostra». Nella lettera al premier, Zaia chiede al governo un’azione determinata, affinché Bruxelles prenda in considerazione questo allarme. La soluzione che il Veneto suggerisce, è quella di ottenere il riconoscimento del criterio di gradualità, specialmente nel settore del lavoro. In pratica, l’adesione all’Ue degli ex Paesi Peco (Paesi dell’Europa Centrale e Orientale), come la Croazia, «deve procedere per gradi, in un arco di 7-10 anni». Prevedendo come primo intervento «il contingentamento della forza lavoro». È già avvenuto, assicura Zaia, in occasione dell’adesione della Romania: la Germania ha ottenuto la gradualità nel concedere i permessi di lavoro. Non la pensa così Lucio Tiozzo, capogruppo Pd dell’assemblea veneta. «Pochi giorni fa - ricorda - si è tenuto in Consiglio un incontro bilaterale che ha esaltato l'adesione della Croazia alla Ue, visti i vantaggi che ne deriveranno, per Italia e Veneto. Ora Zaia chiede una sorta di chiusura delle frontiere ai vicini: dovrebbe chiarirsi le idee con la maggioranza che lo sostiene». La vigilanza sull’occupazionale non è l’unico problema. Nel convegno richiamato da Tiozzo, Nikola Dulcic, direttore della più importante società croata di investimento, è stato eloquente: «Per le aziende che investiranno oltre 3 milioni sul nostro territorio, applicheremo una tassazione pari allo zero per cento». Vicino a lui il ministro croato al Turismo Darko Lorencin confermava. E se al di là dell’Adriatico l’Iva è al 24% (tre punti più alta che in Italia), la tassazione unica sul reddito, però, è appena del 17% (in Italia è pari o superiore al 68%). Una bella tentazione, che rende la Croazia "paradiso" in Terra, assai più della Carinzia.

Nessun commento:

Posta un commento