“Iva
Garibaldi”
“La Padania 06.06.2013”
E' una
calamità, una sciagura da evitare, l'ennesima rapina dello Stato a danno dei
più deboli. E' una stangata feroce che si abbatterà sulle famiglie e sulle
imprese già messe a dura prova dalla crisi economica. Si tratta dell'aumento dell'Iva
che dal prossimo primo luglio passerà dal 21 al 22% mentre "il suo
Governo, onorevole Letta non sta facendo assolutamente nulla per evitare questo
ulteriore incremento. Già il suo predecessore, il professar Mario Monti, è rimasto
inerte di fronte all'aumento dell'aliquota dal 20 al 21%. Dobbiamo purtroppo
registrare a meno di quattro settimane dall'aumento di un punto dell'Iva un
immobilismo sconcertante da parte di tutto l'Esecutivo che lei guida". Massimo
Bitonci e Giancarlo Giorgetti, rispettivamente capigruppo della Lega Nord
al Senato e alla Camera hanno inviato ieri una lettera di fuoco al premier e ai
ministri dell'economia Fabrizio Saccomanni e dello sviluppo Flavio
Zanonato con lo scopo di sensibilizzare l'esecutivo «che francamente sembra
indifferente a questa problematica». «Noi chiediamo al governo - dice Bitonci -
di fare di tutto per scongiurare questo evento.
Aumentare l'Iva sarebbe un costo insostenibile per la società. Basti pensare che per il solo 2013 l'aggravio a carico dei consumatori sarà pari a 2.1 miliardi di euro mentre dal 2014 toccherà i 4,2 miliardi di euro con un aggravio di 135 euro a famiglia». Numeri destinati a diventare sempre più drammatici. A voler poi sommare il possibile aumento dell'Iva, la scadenza dell'Imu di giugno (al netto del rinvio per le prime case) e la Tares di dicembre - come ha fatto Federconsumatori - la batosta del l'intero 2013 potrebbe essere di 734 euro a famiglia. La cosa incredibile è l'immobilismo di questo Esecutivo che anche su questo fronte non fa nulla. «E' un silenzio assordante al quale noi come Lega - dice Bitonci - vogliamo porre fine. Siamo pronti a iniziative anche eclatanti se non si apre subito un tavolo di discussione sul tema». I numeri, del resto, sono impressionanti. Secondo la Cgia di Mestre i rincari che peseranno di più sui portafoglio delle famiglie italiane sono quelli che scatteranno per il pieno all'auto o per il meccanico o il carrozziere (33 euro all'anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l'acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro all'anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è da 4) e per l'acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro). Ma è solo un assaggio di quello che potrebbe accadere se dal prossimo primo luglio scatterà l'aumento dell'Iva. Secondo uno studio di Confcommercio il rincaro riguarderà circa il 70% dei consumi totali e sono circa 26 mila i negozi che rischiano di sparire per la contrazione dei consumi. «Condividiamo l'allarme di Confcommercio - dice Bitonci - lanciato l'altro giorno ancora una volta da Carlo Sangalli. L'aumento dell'Iva è una vera umiliazione per i cittadini e per i consumi. La pressione fiscale è insostenibile. I conti reali dicono che ha superato il 55%, una percentuale che non può andare d'accordo con nessuna ipotesi di ripresa economica. Il Governo si rimbocchi le maniche e agisca». Confcommercio una ricetta l'ha proposta: per scongiurare l'aumento dell'Iva servono circa 8 miliardi di euro. Una cifra notevole, senz'altro ma non impossibile da recuperare. Secondo Sangalli è possibile risparmiare l'1% degli 801 miliardi di spesa pubblica e utilizzare i fondi della lotta all'evasione. «E' una questione di volontà politica e a noi sembra che questo governo manchi di concretezza. Oltre alle chiacchiere c'è ben poco. L'impressione è che tra Letta e le passate esperienze ci sia poca differenza. Le risorse si trovano subito se in ballo ci sono i fondi da dare alla sanità sprecona del Sud. Abbiamo visto lo stanziamento di oltre 2 miliardi per i soliti Lazio, Abruzzo, Molise, Sicilia». «Presidente Letta, sappia che la Lega Nord è pronta a salire sulle barricate - è il messaggio che Bitonci e Giorgetti fanno pervenire al capo dell'Esecutivo - se questo Governo continuerà a non fare nulla per scongiurare l'aumento dell'Iva. Mancano 25 giorni a questo disastro annunciato, bisogna assolutamente evitarlo perché avrebbe un effetto deprimente sull'economia e sui consumi colpendo soprattutto la domanda interna. E' ora che Letta inizi a fare cose concrete per la gente. Via da subito il finanziamento ai partiti, i costi della politica, partano immediatamente tagli agli sprechi della pubblica amministrazione e basta soldi a pioggia per il Sud e a imprese ormai decotte. Se non avessimo perso un anno e mezzo con il Governo Monti per rendere operativi i costi standard - concludono - ora ci sarebbero le risorse per evitare l'aumento dell'Iva».
Aumentare l'Iva sarebbe un costo insostenibile per la società. Basti pensare che per il solo 2013 l'aggravio a carico dei consumatori sarà pari a 2.1 miliardi di euro mentre dal 2014 toccherà i 4,2 miliardi di euro con un aggravio di 135 euro a famiglia». Numeri destinati a diventare sempre più drammatici. A voler poi sommare il possibile aumento dell'Iva, la scadenza dell'Imu di giugno (al netto del rinvio per le prime case) e la Tares di dicembre - come ha fatto Federconsumatori - la batosta del l'intero 2013 potrebbe essere di 734 euro a famiglia. La cosa incredibile è l'immobilismo di questo Esecutivo che anche su questo fronte non fa nulla. «E' un silenzio assordante al quale noi come Lega - dice Bitonci - vogliamo porre fine. Siamo pronti a iniziative anche eclatanti se non si apre subito un tavolo di discussione sul tema». I numeri, del resto, sono impressionanti. Secondo la Cgia di Mestre i rincari che peseranno di più sui portafoglio delle famiglie italiane sono quelli che scatteranno per il pieno all'auto o per il meccanico o il carrozziere (33 euro all'anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l'acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro all'anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è da 4) e per l'acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro). Ma è solo un assaggio di quello che potrebbe accadere se dal prossimo primo luglio scatterà l'aumento dell'Iva. Secondo uno studio di Confcommercio il rincaro riguarderà circa il 70% dei consumi totali e sono circa 26 mila i negozi che rischiano di sparire per la contrazione dei consumi. «Condividiamo l'allarme di Confcommercio - dice Bitonci - lanciato l'altro giorno ancora una volta da Carlo Sangalli. L'aumento dell'Iva è una vera umiliazione per i cittadini e per i consumi. La pressione fiscale è insostenibile. I conti reali dicono che ha superato il 55%, una percentuale che non può andare d'accordo con nessuna ipotesi di ripresa economica. Il Governo si rimbocchi le maniche e agisca». Confcommercio una ricetta l'ha proposta: per scongiurare l'aumento dell'Iva servono circa 8 miliardi di euro. Una cifra notevole, senz'altro ma non impossibile da recuperare. Secondo Sangalli è possibile risparmiare l'1% degli 801 miliardi di spesa pubblica e utilizzare i fondi della lotta all'evasione. «E' una questione di volontà politica e a noi sembra che questo governo manchi di concretezza. Oltre alle chiacchiere c'è ben poco. L'impressione è che tra Letta e le passate esperienze ci sia poca differenza. Le risorse si trovano subito se in ballo ci sono i fondi da dare alla sanità sprecona del Sud. Abbiamo visto lo stanziamento di oltre 2 miliardi per i soliti Lazio, Abruzzo, Molise, Sicilia». «Presidente Letta, sappia che la Lega Nord è pronta a salire sulle barricate - è il messaggio che Bitonci e Giorgetti fanno pervenire al capo dell'Esecutivo - se questo Governo continuerà a non fare nulla per scongiurare l'aumento dell'Iva. Mancano 25 giorni a questo disastro annunciato, bisogna assolutamente evitarlo perché avrebbe un effetto deprimente sull'economia e sui consumi colpendo soprattutto la domanda interna. E' ora che Letta inizi a fare cose concrete per la gente. Via da subito il finanziamento ai partiti, i costi della politica, partano immediatamente tagli agli sprechi della pubblica amministrazione e basta soldi a pioggia per il Sud e a imprese ormai decotte. Se non avessimo perso un anno e mezzo con il Governo Monti per rendere operativi i costi standard - concludono - ora ci sarebbero le risorse per evitare l'aumento dell'Iva».

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