mercoledì 5 giugno 2013

Vendola dov'era mentre a Taranto l’Ilva affondava

“Laura Negri”
“La Padania 05.06.2013”


Ma il sindaco di Taranto che cosa ha fatto per cercare di risolvere la questione dell'Ilva? E come può il governatore della  Puglia Nichi Vendola autoproclamarsi paladino dell'ambiente alla luce di quanto accade a due passi dalle sue finestre? Un paio di domande secche hanno invaso, nella mattinata di ieri, l'Aula di Montecitorio. A porle al ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato è Gianluca Buonanno, vicepresidente del gruppo Lega Nord alla Camera. Sul tavolo il decreto sulla gestione dell'Ilva che ha tutto il suono di un 'salva-Ilva' parte seconda. «Ho sentito una deputata di Sinistra Ecologia e Libertà dire che sono state approvate delle leggi che hanno cercato di risolvere il problema: se il risultato è questo si vede che non le hanno fatte tanto bene - ha spiegato Buon anno nel suo intervento. Oggi dobbiamo fare i conti con venticinquemila  lavoratori che rischiano di restare a casa e questo governo non è stato in grado di fare nulla di minimamente utile e concreto per arginare l'allarmante situazione.
Questa è la repubblica delle banane: lo Stato che si contrappone alla magistratura con il risultato che l'ambiente non è tutelato, la sicurezza non è garantita, i lavoratori perdono il posto e la salute dei cittadini è a repentaglio. Ad oggi cosa è stato fatto? Come possiamo dire di essere l'ottavo Paese del mondo industrializzato quando si vedono delle cose da repubblica delle banane. I siti che versano nella medesima situazione nella sola Italia sono ben cinquantasette e noi siamo fermamente convinti che non sia giusto pensare sempre e solo a Taranto. Ci sono anche Genova, Novi ligure, Racconigi, Marghera, Patrica, Piombino, Trieste. E' giunta l'ora di usare un minimo di buon senso». Il ministro dello Sviluppo ha ascoltato le parole di Buonanno ma ha continuato imperterrito sulla sua strada e così, dal Consiglio dei ministri, è uscito un decreto legge che prevede la nomina di Enrico Bondi già commissario della Parmalat e figura chiave nella spending review del Governo Monti, a commissario straordinario, che potrebbe ricoprire il ruolo già alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale senza un'ulteriore pronuncia del Presidente del Consiglio. A lui il delicato compito di traghettare l'Ilva nel difficile percorso di risanamento ambientale e rilancio produttivo. Un commissariamento temporaneo, della durata di 3 anni. «Se l'Ilva venisse meno sarebbe una botta enorme all'economia italiana, per non parlare della situazione occupazionale di Taranto - ha spiegato il ministro Zanonato in conferenza stampa a Palazzo Chigi - e poi non ci sarebbero le risorse per il piano di risanamento. Con il decreto, invece, la produzione di acciaio e il risanamento viaggiano alla pari. Il decreto approvato consente di tenere insieme attività produttiva, che continua - ha ribadito Zanonato - con il risanamento dell'ambiente e la soddisfazione di tutte le richieste dell'Aia». Nello specifico il decreto, ormai definito in tutti i suoi aspetti, prevede la sospensione dei poteri degli organi societari e la nomina del  commissario, che può avvalersi di due subcommissari. La bozza prevede poi che il ministro dell'Ambiente nomini un comitato di cinque esperti che proponga, entro 60 giorni dalla nomina, il piano delle misure e delle attività dii tutela ambientale e sanitaria dei lavoratori e della popolazione e di prevenzione del rischio di incidenti rilevanti. Al termine di questa fase di gestione eccezionale e straordinaria potranno essere ricostituiti gli ordinari organi di amministrazione restituendo alla proprietà i suoi poteri. 

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