mercoledì 5 giugno 2013

Luca Zaia e l’economia del Veneto indipendente

“lindro.it 05.06.2013”


"L’economia in Veneto è soffocata dalle tasse. Settecento aziende sono state costrette a trasferirsi in Carinzia in Austria per le troppe tasse che ci sono in Italia e tutto questo fa crescere la disoccupazione con 170mila senza lavoro". Così Luca Zaia governatore del Veneto se la prende con lo Stato che mina il modello veneto di imprenditoria. "Abbiamo siglato il protocollo per l’Euroregione senza confini, ma non abbiamo strumenti per impedire la delocalizzazione delle nostre aziende in Austria". ‘‘La Carinzia -  precisa - offre una tassazione del 20-25 per cento inferiore alla nostra, il segreto bancario e una sburocratizzazione estrema. Sono tre temi sui quali l’amministrazione regionale non riesce a fare nulla perché sono tutte norme nazionali. Se i cittadini cogliessero la sfida del federalismo fiscale, noi potremmo fare una grande battaglia rispetto al fatto che lasciamo 16 miliardi di tasse all’anno a Roma. Se poi ci dessero l’autonomia sapremmo come fare. Altro che Carinzia’’.
Per stigmatizzare lo status quo che mina l’economia veneta Zaia chiede inoltre più semplificazioni e conia una sua propria sigla – UCAS “Ufficio Complicazioni Affari Semplici”. Esponente di punta della Lega, già ministro delle Politiche Agricole, a capo di una delle più fiorenti regioni italiane, Zaia non rinuncia così a incalzare il governo di Roma affinché dia subito risposte immediate alla crisi in atto. E lo fa in una giornata in cui nel trevigiano, tra le tante aziende che hanno deciso di de localizzare, ce n’è una che invece torna ad investire sul territorio. Zaia è lì infatti per tagliare il nastro della azienda Cuboxal, del gruppo Pro Gest che fa capo ad uno dei maggiori imprenditori dell’industria cartaria italiana Bruno Zago. Il gruppo ha rilevato quello che un tempo era l’impianto della Gatorade e vi ha installato una fabbrica che produce cartoni da imballaggio per le industrie alimentari destinate al mercato italiano ed estero. “Zago – ha detto il governatore Zaia – è un fenomeno, che ancora una volta va controcorrente, il gruppo Pro-Gest è l’orgoglio della nostra regione. Zago – ha detto ancora il presidente del Veneto – è un imprenditore, self made man, che ha iniziato da zero e ha costruito un impero gestito come una multinazionale. In tempi in cui molte aziende chiudono lui è in perfetta controtendenza. Non a caso  festeggia oggi i 35 anni di un’azienda fiorente che contribuisce insieme alle altre aziende del gruppo a dare lavoro a 1.000 persone”. Zaia punta il dito su Roma e chiede interventi per sostenere l’imprenditoria locale. Nel Veneto, che come commenta lo stesso Zaia “è a un’ora e mezzo di strada dall’Austria”, tra capannoni dismessi, aziende che chiudono e delocalizzano, non è passato inosservato il recente giudizio dell’agenzia di rating di Fitch. “Se il rating delle Regioni  – scrive di recente Zaia sul suo blog – non fosse agganciato a quello degli Stati a cui appartengono, il Veneto avrebbe quello della Svizzera o della Baviera, nonostante la crisi. Purtroppo, invece, non è così: al pari dello Stato, e in conseguenza di ciò, il Veneto viene declassato da Fitch. E’ un trattamento – aggiunge – che la nostra economia non merita, così come non lo merita la virtuosità dei conti della nostra pubblica amministrazione che, se applicati in tutta Italia, produrrebbero un risparmio di 30 miliardi di euro. E’ la stessa Agenzia, per la prima volta nella storia recente – sottolinea ancora il governatore – a spiegare con chiarezza nella nota che accompagna la decisione assunta, che ben altra sorte avrebbe il Veneto se non pagasse i costi indiretti del debito sovrano dello Stato italiano considerando che, come recenti report testimoniano, l’economia dei nostri territori è in crisi ma è ancora vitale e i conti pubblici sono in ordine, a cominciare da quelli della sanità. Siamo insomma legati a filo doppio ai debiti degli spreconi ma ben altra sorte avremmo se ci fosse riconosciuta autonomia fiscale e finanziaria. Nell’analisi di Fitch c’è una significativa convergenza con quanto sostiene il presidente di Confindustria Giorgio Squinziil Nord è affossato e senza riforme urgenti e radicali le aree più produttive e vitali del Paese rischiano il collasso. Qualunque Agenzia di rating non può peraltro far passare inosservato – dice ancora Zaia – l’assurdo effetto del Patto di Stabilità, a causa del quale abbiamo 1 miliardo 380 milioni di euro in cassa senza poterli spendere e, se vogliamo finanziarci, dobbiamo rivolgersi ad uno Stato-Banca che, bontà sua, i nostri soldi, quelli di tutti i veneti, ce li presta facendosi pagare gli interessi”. Da Venezia, “l’unica città dove i piccioni camminano e i leoni volano” commenta ironicamente, Zaia dà battaglia al romanocentrismo. «Non faccio parte di coloro – ribadisce – che fanno attacchi a prescindere, il governo Letta lo vedremo all’opera ma abbiamo bisogno di risultati, di interventi sull’occupazione, sulla cassa integrazione, l’economia è alla paralisi per le mancate scelte di Roma”. E nella capitale dove provvedimenti decisivi per l’economia stentano ad arrivare si dibatte di finanziamento pubblico dei partiti. “Sono storicamente contrario al finanziamento dei partiti – precisa Zaia – penso che i fondi per il finanziamento dei partiti sarebbero dovuti andare ad esaurimento subito. Si chiarisca subito il sistema di finanziamento privato. Fondamentale è, comunque, che sia prevista la certificazione obbligatoria dei bilanci”. Ed è di oggi lo scoppio della querelle nel Carroccio con le parole del Senatur Umberto Bossi che senza mezzi termini accusa il leader della Lega Roberto Maroni di tradimento. “I panni sporchi si lavano in casa” commenta Zaia. “Le dichiarazioni di Bossi fanno male alla Lega. Un male che rischia di trasformarsi in un dissenso generale. Sono cose che fanno male al movimento e che erano da evitare soprattutto alla vigilia dei ballottaggi per le amministrative”. E una Lega in fermento quella di questi giorni in cui si discute sulla successione a Maroni. A chi gli chiede se Bossi possa candidarsi alla segreteria del Carroccio Zaia commenta “da un punto di vista tecnico, qualsiasi militante con la tessera in tasca può ambire a candidarsi”. Un dibattito ampio quello interno alla Lega che investe, e non può essere altrimenti, il principio cardine del partito. “Prima al Nord” si legge e si scrive oggi con un rigoroso inchiostro verde ma il sogno dei leghisti, di tutti coloro che si sono riconosciuti nei riti padani della prima ora il sogno resta quello della indipendenza della Padania. Spunta anche l’ipotesi di un referendum consultivo e Zaia oggi risponde “Se venisse presentato una progetto di legge per indire un referendum consultivo rivolto ai veneti sulla questione dell’indipendenza della regione io lo voto. Se  ci fosse lo votiamo e lo sosteniamo”. Temi quello dell’indipendenza e della ripresa dell’azienda Veneto nel Zaia pensiero sono legati a doppio filo.

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