mercoledì 5 giugno 2013

Bossi sfida Maroni.

“Alessandro Montanari”
“La Padania 05.06.2013”

«Roberto Maroni non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta poi tradisce sempre. Devo per forza rimettermi alla guida del partito•. Dopo l' intervista a  Il Fatto quotidiano, Umberto Bossi torna a lanciare il guanto di sfida al Segretario del Carroccio con una lunga intervista a La Repubblica rilasciata nell'abitazione di Gemonio al giornalista Gad Lerner. Molti e durissimi i passaggi riservati dal Senatur al nuovo corso leghista. Maroni – osserva Bossi - «sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente» e «si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord ma il Pdl non rinuncerà mai a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera». Ma c'è dell'altro. «Mi fa rabbia - dice infatti Bossi - che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con "Prima il Nord" proprio quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale. Nell'Europa in crisi torna attuale l'indipendenza dei popoli».
Sollecitato dal giornalista di La7, il Senatur torna inoltre sulla "notte delle scope" di Bergamo, quando chiese scusa per i danni provocati - affermò in quella dolorosa occasione - «da chi porta il mio cognome». «Non lo rifarei mai - dice ora Bossi -, non ripeterei quelle parole. A Bergamo mi ci avevano trascinato in manette. E ora mi hanno tolto le guardie del corpo e gli autisti per cercare di  impedirmi di andare in giro a parlare con i militanti a dire la verità. Espulsioni, espulsioni, mandano a rotoli la mia Lega. A furia di buttare fuori gente e tradire gli ideali della Lega la pressione su di me si è fatta irresistibile. Devo per forza  rimettermi alla guida del partito. A me non mi ammazza nessuno e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io». Il fondatore del Carroccio a questo punto annuncia l'imminente uscita di un nuovo giornale, "La lingua padana": «Ricominciamo dalla nostra identità - spiega -, ce n'è un bisogno enorme e allora le assicuro che il traditore dovrà fare i conti con noi...». L'intervista del Senatur scuote ovviamente il Carroccio che però reagisce con un misto di  rammarico e stupore. Il primo a commentare è Matteo Salvini: «Umberto Bossi, a cui va il mio rispetto e la mia eterna riconoscenza per quello che ha creato, sbaglia a fare interviste come quella comparsa oggi su Repubblica. Facendo così fa il male del Movimento. Non capisco proprio quale sia il motivo di una cosa come questa, proprio mentre il segretario Maroni sta facendo bene il suo lavoro anche in Regione Lombardia». Altri invece sottolineano l'inopportunità di aprire una polemica di tale portata a urne aperte. «Un'intervista come quella rilasciata da Bossi - ribatte secco Flavio Tosi - non può che fare ulteriore male al nostro Movimento ed è ancora più deleterio che l'abbia fatta a cinque giorni dai ballottaggi per le  amministrative. Mentre molti stanno lavorando sul territorio per creare consenso, c'è invece qualcuno che fa sparate e pretende di dare patenti di pseudo-leghismo senza aver nessuna capacità di creare consenso, ma semmai di farlo ancora diminuire». «Pur riconoscendo a Bossi i meriti di aver fondato la Lega e di averla portata a grandi risultati - conclude il Segretario della Liga - bisogna ricordarsi che alcuni purtroppo, da un anno a questa parte, hanno danneggiato il Movimento in maniera gravissima con comportamenti e atteggiamenti ben noti, sia all'interno che all'esterno». «Questa intervista - osserva anche Davide Caparini - è un regalo agli avversari della Lega e rilasciata la settimana prima dei ballottaggi ci danneggia in quanto distrae i media dall'enorme lavoro che i nostri governatori stanno facendo». «I panni sporchi - commenta Luca Zaia, da Governatore impegnato nella battaglia di Gentilini a Treviso - si lavano in famiglia. Queste dichiarazioni fanno solo male alla Lega, soprattutto alla vigilia dei ballottaggi per le amministrative. Un male che rischia di trasformarsi in un dissenso generale e soprattutto nello scoramento dei tanti militanti che ci hanno sempre sostenuto». Diverso, per il Governatore, il discorso sulle ambizioni di Bossi a ricandidarsi alla segreteria federale. «Da un  punto di vista tecnico - nota infatti Zaia - qualsiasi militante con la tessera in tasca può ambire a candidarsi». Dispiaciuto per i duri giudizi del Senatur su Maroni è anche Gianni Fava. «Credo che Bossi abbia dato un giudizio ingeneroso. Nella vita, poi, quando serve è importante anche saper fare autocritica ma io francamente non credo che la situazione attuale sia figlia solo del corso maroniano del Carroccio. Trovo di dubbio gusto anche la tempistica: farsi intervistare a pochi giorni dai ballottaggi è puro autolesionismo. Da Bossi mi sarei aspettato qualcosa di diverso. La situazione meritava un approccio differente». Invita tutti alla ragionevolezza, invece, Sergio Divina. «Tra Bossi e Maroni - dice - si sta procedendo su un terreno di reciproche incomprensioni: è arrivato il tempo che trovino il modo di guardarsi negli occhi e di parlarsi. Tutti e due lavorano da anni per un progetto politico, dimostrando di essere legati al futuro del partito. Non è possibile che ora emerga il contrario. Bossi per noi tutti è il padre spirituale, il padre fondatore della Lega e se, sul piano delle esigenze specifiche, Bossi ha bisogno di maggiore attenzione e riguardo, nessuno di noi avrebbe la spudoratezza di negarglielo. La Lega deve tornare a parlare all' unisono, che è la precondizione per tornare al successo». 


2 commenti:

  1. state abbandonando Bossi dopo tutto quello che ha fatto per la lega

    io non sono d'accordo

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  2. nessuno sta abbandonando Bossi....... massimo rispetto per ciò che ha fatto e per ciò che rappresenta, ma ora il segretario e Maroni !!!

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