giovedì 23 maggio 2013

Kyenge discrimina il Carroccio: inaccettabile dire che clandestinità non sia reato


“Camilla Vanaria”
“La Padania 23.05.2013”

Per noi è prioritario ribadire il concetto per cui chi entra nel nostro Paese in maniera irregolare deve essere espulso e che bisogna rendere la normativa sulla clandestinità ancora più stringente affinché non si ripetano casi come quello di Milano». Sono le parole del vicepresidente dei deputati del Carroccio Matteo Bragantini rivolte al ministro dell' Interno durante il question time alla Camera. «Da Alfano ci saremmo aspettati una risposta più chiara. È inaccettabile ascoltare il ministro dell' Integrazione continuare a sostenere che la clandestinità non è reato. Deve essere chiaro che entrare clandestinamente significa non rispettare la legge. Invitiamo Alfano a ricordare ai suoi colleghi che per attuare una vera integrazione bisogna partire dal rispetto delle leggi e che la buona educazione vorrebbe che, anche se si hanno idee diverse, non ci si rifiuti di  dare la mano».
Insomma, anche Bragantini non fa nessuno sconto alla Kyenge sia per le sue posizioni politiche che per la mancata stratta di mano del ministro al consigliere leghista Alessandro Morelli. Il protagonista dello scivolone istituzionale della Kyenge è Morelli che si è visto negare un semplice gesto di rispetto umano. E' chiaro, sottolinea Morelli «che il  ministro non abbia alcuna intenzione di confrontarsi con esponenti della Lega Nord» e anzi «è evidente la discriminazione con la quale il ministro intende ottemperare al suo compito istituzionale». «Se veramente il problema fosse stato di mera  sicurezza, nelle ore successive e oggi il ministro avrebbe avuto tutte le possibilità di contattarmi per chiudere il caso e invece nulla», sostiene Morelli che annuncia: «Combatteremo sempre le idee della Kyenge, faremo battaglie durissime e democratiche contro le proposte sue e della sinistra a danno dei cittadini e la invitiamo ai gazebo di raccolta firme, questa domenica, per difendere il reato di clandestinità». Infine, il consigliere suggerisce al ministro di «piantarla di affermare che è la società che vuole lo ius soli e l'abolizione del reato di clandestinità perché la società a cui fa riferimento è quella delle associazioni a lei vicine e politicamente affini, visto che tutto il resto - conclude Morelli -, la maggioranza silenziosa a cui solo la Lega cerca di dar voce, lei non la ascolta neppure». La questione è entrata anche nell'Aula di Palazzo Madama dove Gian Marco Centinaio ha spiegato che «il segnale dato ieri a Milano dal ministro Kyenge è davvero un brutto, un vero e proprio atto discriminatorio». Per il senatore pavese, «è da registrare una completa controtendenza rispetto alle volontà del presidente Letta che chiede al suo governo di operare in base a scelte inclusive e cioè di avvicinamento dei cittadini alla politica. Quello organizzato ieri era un importante incontro istituzionale di stampo educativo. L'inclusione parte proprio dall'assimilazione dei buoni comportamenti civici che possono cominciare da una semplice stretta di mano. Il ministro Kyenge con la sua scelta ha dimostrato di avere un concetto di inclusione molto personale e cioè quella dell'appartenenza alla casta, lontana anni luce dalle gente comune». Se gli ultimi sondaggi danno la fiducia dei cittadini al governo Letta poco sopra Il 30% sarebbe interessante scoprire quale sia il grado di apprezzamento dei cittadini per il ministro congolese delle repubblica italiana. 

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