“Federica Dato”
“lintraprendente.it 30.05.2013”
Se uno vuole fare l’amministratore della cosa pubblica è bene prima studi, se tanto è meglio. Amministrare un comune non è come gestire il salotto di casa propria e per incentivare lo sviluppo di alcune aree, degradate o dalla crescita frenata, la cosa peggiore (idiota, idiota in modo letterale) è quella di disincentivare la vitalità di quelle che già vivono di commercio, cultura, turismo. Il proibizionismo poi è roba da regime. E a noi le chiusure, l’imposizione ai gestori di abbassare le serrande entro le 23, sanno di faccenda illiberale oltre ogni buon senso. Eccoci dunque al regolamento siglato da Palazzo Marino: la licenza a punti per i bar delle zone della movida. No. E bisogna solo dire no con forza, decisi, all’ennesima dimostrazione d’incapacità politica, strategica, gestionale. No perché non ha alcun senso, no perché non è così che la giunta meneghina riuscirà ad incentivare la nascita di servizi e locali nelle zone che ancora ne sono sprovviste. No perché, non lo avessero capito, c’è in corso una cosina chiamata crisi economica. Quella che fa ammazzare la gente e crea povertà e ha fatto schizzare la tensione sociale alle stelle. E non si capisce come si possa pensare che mettere i bastoni tra le ruote alle attività commerciali possa giovare a qualcuno. Chi li assume lui i dipendenti che per questo potrebbero rimanere a spasso? Chi le mette di tasca sua le tasse che il Comune non percepirà perché i guadagni sono inferiori o nulli? Chi risponde alla richiesta di servizi? Tutti a casa del Giuliano a farci sta birretta, occhio che non c’è la sala fumatori.
L’inconcepibile. Perché ora ve lo spieghiamo cosa prevede la licenza a punti, faccenda iniqua: il patentino, che dovrebbe premiare la qualità, ammicca a chi vuole aprire un’attività lontano dalle case, dove di bar e ristoranti non c’è traccia. Ora, i tecnici del Pisapia (che speriamo ne faccia una giusta, perché scrivere di lui inizia a farsi noioso ma ci fornisce troppo materiale per smettere) hanno diviso la metropoli in aree. Beveraggio e cibo sono così etichettati, in base alle coordinate, in ‘angoli’ “rossi” e “bianchi”. I primi sono quelli della movida. Allora qui se uno vuole aprire una nuova attività o allargare la propria deve raggiungere 70 punti. Sì, i punti. Non come quelli della patente, peggio: non opti per una landa desolata? Già parti male. La qualità-smercia-punteggio prevede tu ti munisca di sensori per il rilievo del disturbo, l’acquisto di serrande avvolgibili con motorino elettrico silenzioso, il rispetto del vicinato passa da lui, dal motorino elettrico silenzioso. Non devi farti mancare la chiusura entro le 23. A Milano, in quella che vorrebbe essere la città della moda, la metropoli internazionale. A New York i supermercati stanno aperti tutta la notte, qui se a mezzanotte vuoi mangiare è bene inizi a pregare (dato che i radical-chic han cacciato anche gli ambulanti del panino). Dar vita a una navetta che riaccompagni chi ha bevuto troppo e la sala fumatori conta assai, mentre se esageri volendo mettere un tavolino all’esterno sappi che ti saranno decurtati dei punti. Fatti due conti. Se poi sei tanto offensivo da voler inaugurare un locale sotto i cinquanta metri (sfacciato che non sei altro) la pagherai, sei avvertito. Meglio tu possa permetterti il locale, altrimenti. E visto che in questo 2013 son grondati denari, è possibile che chi non è a norma con le brillanti, inutili, nuove norme milanesi dovrà farlo. Giusto. Quando inizi ad affossare le aziende e la speranza di una rapida ripresa, per il poco che puoi fare, è importante andare fino in fondo. Mica puoi fermarti a metà. Ma a Palazzo Marino hanno idea di come funzioni il commercio, ai livelli più bassi? Hanno capito che qui si parla di Milano, che chiudere i locali alle 23 è una bestemmia, che perdi investitori, industriali, convegni e turismo, affari in generale? Che castri le piccole imprese e impicchi la tua immagine? Ma a Palazzo Marino sono incompetenti o solo arroccati su ideologie da Soviet? Ma perché, Palazzo Marino? Cercasi buon senso. Neanche tanto, giusto un po’.
L’inconcepibile. Perché ora ve lo spieghiamo cosa prevede la licenza a punti, faccenda iniqua: il patentino, che dovrebbe premiare la qualità, ammicca a chi vuole aprire un’attività lontano dalle case, dove di bar e ristoranti non c’è traccia. Ora, i tecnici del Pisapia (che speriamo ne faccia una giusta, perché scrivere di lui inizia a farsi noioso ma ci fornisce troppo materiale per smettere) hanno diviso la metropoli in aree. Beveraggio e cibo sono così etichettati, in base alle coordinate, in ‘angoli’ “rossi” e “bianchi”. I primi sono quelli della movida. Allora qui se uno vuole aprire una nuova attività o allargare la propria deve raggiungere 70 punti. Sì, i punti. Non come quelli della patente, peggio: non opti per una landa desolata? Già parti male. La qualità-smercia-punteggio prevede tu ti munisca di sensori per il rilievo del disturbo, l’acquisto di serrande avvolgibili con motorino elettrico silenzioso, il rispetto del vicinato passa da lui, dal motorino elettrico silenzioso. Non devi farti mancare la chiusura entro le 23. A Milano, in quella che vorrebbe essere la città della moda, la metropoli internazionale. A New York i supermercati stanno aperti tutta la notte, qui se a mezzanotte vuoi mangiare è bene inizi a pregare (dato che i radical-chic han cacciato anche gli ambulanti del panino). Dar vita a una navetta che riaccompagni chi ha bevuto troppo e la sala fumatori conta assai, mentre se esageri volendo mettere un tavolino all’esterno sappi che ti saranno decurtati dei punti. Fatti due conti. Se poi sei tanto offensivo da voler inaugurare un locale sotto i cinquanta metri (sfacciato che non sei altro) la pagherai, sei avvertito. Meglio tu possa permetterti il locale, altrimenti. E visto che in questo 2013 son grondati denari, è possibile che chi non è a norma con le brillanti, inutili, nuove norme milanesi dovrà farlo. Giusto. Quando inizi ad affossare le aziende e la speranza di una rapida ripresa, per il poco che puoi fare, è importante andare fino in fondo. Mica puoi fermarti a metà. Ma a Palazzo Marino hanno idea di come funzioni il commercio, ai livelli più bassi? Hanno capito che qui si parla di Milano, che chiudere i locali alle 23 è una bestemmia, che perdi investitori, industriali, convegni e turismo, affari in generale? Che castri le piccole imprese e impicchi la tua immagine? Ma a Palazzo Marino sono incompetenti o solo arroccati su ideologie da Soviet? Ma perché, Palazzo Marino? Cercasi buon senso. Neanche tanto, giusto un po’.

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