“Nicola Leoni”
“La Padania 19.04.2013”
Con la
decisione di Pdl e Pd di votare scheda bianca al secondo e terzo scrutinio
delle elezioni presidenziali, quando il quorum
dei voti è ancora di due terzi dei delegati, si dovrà aspettare la fatidica quarta
tornata, quando basterà la metà e allora sarà un testa a testa. Alla prima
chiama, quella su cui si possono dare dati di un qualche significato, è stata fumata
nera per Franco Marini. L'ex presidente del Senato non ha raggiunto il
quorum al primo colpo per l'elezione alla presidenza della Repubblica. Dopo il
riconteggio delle schede, Laura Boldrini proclama il risultato
definitivo: Marini ha ottenuto 521 voti, 152 sotto il quorum richiesto per
l'elezione di 672 voti, pari ai due terzi dei grandi elettori che sono 1007. A Stefano
Rodotà sono andati 243 voti, 104 le schede bianche, 41 a Sergio Chiamparino,
14 a Romano Prodi. 13 a Emma Bonino. 12 a Massimo D'Alema.
Le schede risultate nulle sono 15. Dopo lo stop a Marini, Pd e Pdl si sono
radunati per decidere come andare avanti. Alla seconda votazione per l'elezione
del presidente della Repubblica il Pd ha subito deciso di votare scheda bianca
e la stessa decisione hanno preso poi il Pdl e anche Scelta Civica. Il
segretario del Pdl, Angelino Alfano, afferma: «Invitiamo tutti a
impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il
capo dello Stato alla quarta votazione». «Questa mattina - continua - Franco
Marini candidato del Pd a noi posto e da noi lealmente votato, pur non raggiungendo
il quorum dei due terzi previsto dalla Costituzione per i primi tre scrutini,
ha comunque superato la maggioranza degli aventi diritto al voto».
In mattinata il presidente della Camera Laura Boldrini, con a fianco il collega del Senato Pietro Grasso, aveva dato inizio al voto. Alle 10 alla Camera il Parlamento in seduta comune, più i delegati regionali, ha iniziato con il primo scrutinio. Primo scrutinio con quorum f issato, come nei due successivi, nella maggioranza di due terzi dell'assemblea, 672 su 1007 grandi elettori (630 deputati , 3 19 senatori, 58 delegati regionali ). Primo a depositare la scheda nell'urna il leghista Roberto Calderoli. A seguire, i senatori a vita Emilio Colombo e Mario Monti. Assenti, come previsto, gli altri due senatori a vita Giulio Andreotti e Carlo Azeglio Ciampi. L' intesa raggiunta da Pd-Pdl e Scelta Civica su Marini ha provocato una spaccatura nel Partito democratico e il no di Sel che all'unanimità ieri mattina ha deciso di convergere sul candidato indicato dai 5 Stelle, Stefano Rodotà. Sulla carta Marini doveva contare su 742 voti, visto che dagli 835 elettori di Pd, Pdl e Scelta civica bisognava sottrarre i renziani (51) e Sel (42). Mentre la Lega (36) aveva fatto sapere di aver deciso di votare Marini già alla prima votazione e non Emanuela Dal Lago, candidata di bandiera del Carroccio. Un appello all'unità al Pd era arrivato proprio da Marini. «Stamattina De Mita mi ha fatto una telefonata, mi ha fatto molto piacere. È una battaglia dura e spero si possa fare bene. L'augurio è che il mio partito possa ritrovare una forte unità oggi. Scissione? Ma quale scissione", aveva detto ieri mattina l'ex presidente del Senato ai microfoni di Tgcom24, uscendo dalla sua abitazione. Come vuole la tradizione, dall'"insalatiera", l'urna in vimini ricoperta di raso verde usata per le votazioni del presidente della Repubblica, anche questa volta sono spuntati nomi a sorpresa, mestamente finiti, al termine dello spoglio, nella categoria dei "dispersi". Come quelli andati allo scrittore Claudio Magris, all'astrofisica Margherita Hack, a Milena Gabanelli, che pure aveva avuto l'investitura del popolo-web del M5S, allo stesso Pier Luigi Bersani. E a proposito di Marini, un voto è andato alla più formosa Valeria. Gratificata di una preferenza anche Veronica Lario, ex consorte di Silvio Berlusconi. Un voto pure per il conte Mascetti, il personaggio di Amici miei inventore della "supercàzzola" interpretato da un grande Ugo Tognazzi. Un voto anche al presidente del Senato Pietro Grasso, oggi seduto al fianco di Laura Boldrini al banco della presidenza di Montecitorio. Un voto anche per il costituzionalista Augusto Barbera, così come un voto è andato al giornalista Claudio Sabelli Fioretti, allo storico e saggista Franco Cardini, consigliere di amministrazione Rai a metà degli anni Novanta, a Umberto Ranieri ex parlamentare del centrosinistra, a Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Consulta, a Santo Versace, all'ex presidente del Senato Marcello Pera, Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione familiari vittime della strage di Bologna.
In mattinata il presidente della Camera Laura Boldrini, con a fianco il collega del Senato Pietro Grasso, aveva dato inizio al voto. Alle 10 alla Camera il Parlamento in seduta comune, più i delegati regionali, ha iniziato con il primo scrutinio. Primo scrutinio con quorum f issato, come nei due successivi, nella maggioranza di due terzi dell'assemblea, 672 su 1007 grandi elettori (630 deputati , 3 19 senatori, 58 delegati regionali ). Primo a depositare la scheda nell'urna il leghista Roberto Calderoli. A seguire, i senatori a vita Emilio Colombo e Mario Monti. Assenti, come previsto, gli altri due senatori a vita Giulio Andreotti e Carlo Azeglio Ciampi. L' intesa raggiunta da Pd-Pdl e Scelta Civica su Marini ha provocato una spaccatura nel Partito democratico e il no di Sel che all'unanimità ieri mattina ha deciso di convergere sul candidato indicato dai 5 Stelle, Stefano Rodotà. Sulla carta Marini doveva contare su 742 voti, visto che dagli 835 elettori di Pd, Pdl e Scelta civica bisognava sottrarre i renziani (51) e Sel (42). Mentre la Lega (36) aveva fatto sapere di aver deciso di votare Marini già alla prima votazione e non Emanuela Dal Lago, candidata di bandiera del Carroccio. Un appello all'unità al Pd era arrivato proprio da Marini. «Stamattina De Mita mi ha fatto una telefonata, mi ha fatto molto piacere. È una battaglia dura e spero si possa fare bene. L'augurio è che il mio partito possa ritrovare una forte unità oggi. Scissione? Ma quale scissione", aveva detto ieri mattina l'ex presidente del Senato ai microfoni di Tgcom24, uscendo dalla sua abitazione. Come vuole la tradizione, dall'"insalatiera", l'urna in vimini ricoperta di raso verde usata per le votazioni del presidente della Repubblica, anche questa volta sono spuntati nomi a sorpresa, mestamente finiti, al termine dello spoglio, nella categoria dei "dispersi". Come quelli andati allo scrittore Claudio Magris, all'astrofisica Margherita Hack, a Milena Gabanelli, che pure aveva avuto l'investitura del popolo-web del M5S, allo stesso Pier Luigi Bersani. E a proposito di Marini, un voto è andato alla più formosa Valeria. Gratificata di una preferenza anche Veronica Lario, ex consorte di Silvio Berlusconi. Un voto pure per il conte Mascetti, il personaggio di Amici miei inventore della "supercàzzola" interpretato da un grande Ugo Tognazzi. Un voto anche al presidente del Senato Pietro Grasso, oggi seduto al fianco di Laura Boldrini al banco della presidenza di Montecitorio. Un voto anche per il costituzionalista Augusto Barbera, così come un voto è andato al giornalista Claudio Sabelli Fioretti, allo storico e saggista Franco Cardini, consigliere di amministrazione Rai a metà degli anni Novanta, a Umberto Ranieri ex parlamentare del centrosinistra, a Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Consulta, a Santo Versace, all'ex presidente del Senato Marcello Pera, Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione familiari vittime della strage di Bologna.

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