L'occasione
è l'avvicendamento del comando interregionale della Guardia di Finanza.
Impossibile anche non incrociarsi. E tra i due c'è stata una lunga stretta di
mano. Protagonisti il segretario nazionale della Lega Nord, e s indaco di
Verona Flavio Tosi, e il Presidente del Veneto, Luca Zaia. Un
sorriso e un breve scambio di parole poi entrambi si sono seduti ai loro posti.
Segno che i problemi di Padova sono stati
definitivamente chiariti. L'ultima volta che i due si sono incrociati era stato
infatti sabato scorso a Padova durante la riunione che aveva certificato alcune
espulsioni con tanto di rissa fina le tra qualche (pochi) militanti. Tosi e Zaia ieri si
sono incontrati di nuovo, tra l'altro all'indomani dell'intervista del governatore
al Corriere della Sera in cui Zaia, per disinnescare i malumori di
alcuni militanti, ha ipotizzato la nascita di una sorta di conclave «in cu i alcuni saggi
universalmente rispettati incontrino le parti per definire il modo per
appianare le questioni aperte e ripartire più forti di prima». Ieri, a margine
dell'incontro con la Guardia di Finanza, ha precisato:
«Ho proposto un conclave perché penso che davanti a due posizioni che non collimano si deve pensare a dei mediatori, che debbano essere di indubbia moralità nonché etica e che possano far uscire un movimento più solido di prima». Per poi aggiungere: «Spero che non si voglia fare un partito diverso e credo di no». «Teorizzare un partito egemone ci sta, - ha quindi annotato Zaia - ma il partito egemone vuoi dire che deve raggiungere il 51 per cento. E' impensabile immaginare un partito col 51 per cento dell'elettorato che non abbia un dissenso interno da gestire. La democrazia - ha concluso il governatore leghista - va a pari passo con l'egemonia». Il governatore ha poi invitato tutti all'equilibrio. «L'applicazione dello statuto non è la soluzione di tutti i mali. Soprattutto, è difficile teorizzare un partito egemone al Nord se questo non è in grado di gestire politicamente il dissenso interno. Aggiungo che non è vero che i 35 espulsi rappresentino cadregari (appassionati di poltrone, ndr) o affini». Zaia è poi tornato sulla questione bossiani-maroniani. «Vedo che c'è anche chi utilizza questo tema per liquidare chiunque dica qualcosa in dissenso. Ogni critica viene liquidata con un "sono quelli dei diamanti"». E su i presunti litigi con il collega Tosi, Zaia è stato nettissimo: «Penso sia fisiologico che in ogni struttura organizzata ci possa anche essere un rapporto antagonistico tra i vertici. Quel che conta è il rispetto dei ruoli. Però, il presidente della Regione non è che possa restare con la paletta in mano a dirigere il traffico. Perché il partito è di Tosi ma anche delle migliaia di militanti veneti». A proposito invece di un eventuale congresso invocato da qualcuno, il governatore è anche qui chiaro: «E' già stato fatto a giugno per il nazionale e a luglio per il federale un anno fa . lo non faccio parte di chi chiede congressi, io penso che si debba trovare unità, coesione e determinazione e risolvere i veri problemi della gente e non le beghe all'interno della Lega». Chiuso.
«Ho proposto un conclave perché penso che davanti a due posizioni che non collimano si deve pensare a dei mediatori, che debbano essere di indubbia moralità nonché etica e che possano far uscire un movimento più solido di prima». Per poi aggiungere: «Spero che non si voglia fare un partito diverso e credo di no». «Teorizzare un partito egemone ci sta, - ha quindi annotato Zaia - ma il partito egemone vuoi dire che deve raggiungere il 51 per cento. E' impensabile immaginare un partito col 51 per cento dell'elettorato che non abbia un dissenso interno da gestire. La democrazia - ha concluso il governatore leghista - va a pari passo con l'egemonia». Il governatore ha poi invitato tutti all'equilibrio. «L'applicazione dello statuto non è la soluzione di tutti i mali. Soprattutto, è difficile teorizzare un partito egemone al Nord se questo non è in grado di gestire politicamente il dissenso interno. Aggiungo che non è vero che i 35 espulsi rappresentino cadregari (appassionati di poltrone, ndr) o affini». Zaia è poi tornato sulla questione bossiani-maroniani. «Vedo che c'è anche chi utilizza questo tema per liquidare chiunque dica qualcosa in dissenso. Ogni critica viene liquidata con un "sono quelli dei diamanti"». E su i presunti litigi con il collega Tosi, Zaia è stato nettissimo: «Penso sia fisiologico che in ogni struttura organizzata ci possa anche essere un rapporto antagonistico tra i vertici. Quel che conta è il rispetto dei ruoli. Però, il presidente della Regione non è che possa restare con la paletta in mano a dirigere il traffico. Perché il partito è di Tosi ma anche delle migliaia di militanti veneti». A proposito invece di un eventuale congresso invocato da qualcuno, il governatore è anche qui chiaro: «E' già stato fatto a giugno per il nazionale e a luglio per il federale un anno fa . lo non faccio parte di chi chiede congressi, io penso che si debba trovare unità, coesione e determinazione e risolvere i veri problemi della gente e non le beghe all'interno della Lega». Chiuso.

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