mercoledì 17 aprile 2013

MORTADELLA, MAI ! Il Nord: STOP A PRODI


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 16.04.2013”

Il Nord non vuole Romano Prodi al Quirinale. Semplicemente perché è stato un nemico del Nord. Con i fatti. Un nemico contro cui il popolo del Nord è sceso in piazza più volte, con manifestazioni epocali come quella a Milano il 17 dicembre 2006 o quella dell'anno successivo, sempre a Milano, il 16 dicembre 2007. Logico quindi che il nome del Professore (allora era lui il titolare di questo appellativo), quando echeggia sopra il Po, non susciti mai grandi consensi. Perché i Governi da lui guidati hanno sempre attuato una politica marcatamente anti nordista. Di fatto Prodi ha anticipato l'altro Professore,  Mario Monti, anche se in questo caso l'allievo ha poi superato il maestro. Per cui qui al Nord tutti ricorderanno il Governo Monti come il peggiore e più nefando della storia repubblicana, ma al secondo posto metteranno sempre il disastroso Governo prodiano targato Unione, quello che faticosamente si barcamenò tra il maggio del 2006 e il febbraio del 2008, prima di tracollare. Un Governo che insabbiò le riforme costituzionali chieste a gran voce dalle regioni settentrionali, cavalcando un referendum per distruggere la grande riforma votata dal Parlamento, una riforma che avrebbe eliminato il bicameralismo con l’introduzione di un Senato delle regioni e mandato a casa più di 300 parlamentari dalla successiva legislatura.
Una riforma che il Paese rimpiange da sette anni ma che Prodi, la sera della vittoria del no al referendum - un no solo dall'Emilia in giù visto che sopra il Po prevalsero i sì - commentando da Palazzo Chigi definì «Una legge sbagliata e pericolosa per la stabilità delle istituzioni repubblicane». Anche se il vero campo di battaglia con il Nord fu quello economico e fiscale, dove Prodi, con il suo Esecutivo, è stato l'artefice di strumenti che hanno letteralmente strangolato l'economia settentrionale, l'economia delle sue piccole e medie imprese, con misure come la revisione degli studi di settore, che tanto penalizzò gli artigiani e i piccoli imprenditori, soprattutto in distretti come la Brianza o nel Nord Est, dove addirittura gli stessi imprenditori organizzarono delle loro manifestazioni di protesta. In quel Governo, è bene ricordarlo, un ruolo da protagonista lo aveva il ministro Tommaso Padoa Schioppa, quello che sosteneva che le tasse erano una cosa bellissima, per cui sommerse il Nord di imposte e gabelle, e ancora di più il suo braccio destro Vincenzo Visco, uno che quando parlava di tasse aveva sempre il sorriso delle grandi occasioni e si fregava le mani. Ma quel Governo a guida prodiana era anche quello che voleva sacrificare l'hub di Malpensa per favorire Fiumicino, che chiese al Nord di farsi carico dei rifiuti della Campania, che con i soldi dei contribuenti del Nord ripianò la montagna di debiti creata nella sanità dalle Regioni del Mezzogiorno. Senza contare i danni sul fronte dell'immigrazione, con la legge Bossi-Fini smantellata e una sorta di libero ingresso per i barconi che dall'Africa approdavano sulle coste siciliane o con la sciagurata decisione di dare il via libero incondizionato all'ingresso nella Ue della Romania con la conseguente 'invasione' di rumeni soprattutto nelle regioni del Nord. Il vero capolavoro, quello per cui Romano Prodi verrà ricordato per sempre, risale però alla sua precedente esperienza a Palazzo Chigi, nel 1996, alla guida del Governo targato Ulivo, quando a tappe forzate, e senza consultare il popolo attraverso lo strumento del referendum, trascinò l'Italia nell'euro, tanto da aver dichiarato solennemente nell'ottobre 1996: «Ho legato il mio destino all'euro». Peccato che nel passaggio dalla lira all'euro i cittadini abbiano visto  dimezzarsi il loro stipendio e il loro tenore di vita... Aggiungiamoci poi che nel successivo periodo da presidente della Commissione Ue, dal 1999 al 2004, Prodi fu uno dei principali artefici dell'ingresso della Grecia nella zona euro, nonché uno dei più convinti sostenitori che anche la Turchia dovesse fare parte dell'Europa... Insomma quasi peggio di Monti e adesso qualcuno vorrebbe avere i due Prof contemporaneamente al Quirinale (Prodi) e a Palazzo Chigi (Monti). Il peggiore degli incubi possibile che si materializzerebbe! 

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