martedì 23 aprile 2013

«Governo subito oppure tutti a casa»


“Alessandro Montanari”
“La Padania 23.04.2013”

La Lega Nord benedice l'inizio del secondo mandato di Giorgio Napolitano, apprezza anche i suoi giudizi più severi sulla mancata applicazione delle riforme istituzionali e spera che la sua volontà di porsi come «un fattore di coagulazione» per soluzioni condivise tra i partiti porti il più rapidamente possibile alla costituzione di un governo di larghe intese. La spinta decisiva per convincerlo ad accettare il bis, confida lo stesso Napolitano in Aula, è venuta dagli appelli dei presidenti delle Regioni e così ecco che proprio i governatori del Carroccio sono tra i più solleciti a commentare il denso discorso di insediamento. «Bene Napolitano - twitta il leader leghista e presidente lombardo Roberto Maroni -: Governo subito o tutti a casa. Il Presidente esprime l'orgoglio della Politica e il coraggio di decisioni difficili». «Napolitano - rileva anche Luca Zaia - è stato chiaro: bisogna dare un governo al Paese, al pari di altri paesi europei come la Germana e l'Olanda dove, per il bene primario dei cittadini e dello Stato, forze di diversa ispirazione politica e culturale collaborano in grandi coalizioni il cui collante è il programma delle cose da fare.
Ora la palla passa al Parlamento: dimostri di aver compreso che è ora di chiudere velocemente la partita delle riforme. Vorrei ringraziare infine il Presidente per aver riconosciuto pubblicamente che è stato l'appello dei governatori ad averlo convinto. Restano comunque ferme le istanze del Nord che vuole  riconosciuta la sua autonomia». «Il Presidente - commenta Roberto Cota - ha fatto un discorso molto chiaro, serio e deciso. In un momento come questo non ci si può perdere in chiacchiere, bizantinismi e giochini di potere: adesso serve un  Governo in tempi brevissimi». «Sono particolarmente contento - sottolinea anche il presidente del Piemonte - del ruolo che le Regioni hanno svolto sabato scorso andando al Quirinale per risolvere l'impasse che si era creata». Applaude il Capo dello Stato anche Roberto Calderoli che giudica il discorso di Napolitano di «altissimo spessore, con richiami precisi alla  politica, alle sue responsabilità e a quello che deve essere fatto». «Domani (oggi, ndr) - continua Calderoli, confermando così il crono-programma della vigilia - inizieranno le consultazioni e capiremo che cosa ha intenzione di fare il presidente. «Sulla base di questo si deciderà». Quanto alla composizione del governissimo, Calderoli però si mantiene prudente: «Dipende da chi e per fare che cosa». Massimo Bitonci, capogruppo al Senato, annuncia che la Lega salirà al Colle da sola, ovvero senza il Pdl, e conferma un vecchio veto del Carroccio: «Diremo assolutamente no ad un governo Amato, ma siamo disposti a dire sì a un governo politico che parta dal lavoro dei saggi». Dunque, dopo il giuramento, il Capo dello Stato comincerà già oggi il giro delle consultazioni con l'obbiettivo - vedremo quanto a portata di mano visti i mal di pancia dentro la sinistra - di assegnare l' incarico al premier prescelto nella giornata di mercoledì. Seguirà il parto, per forza di cose  più complesso dovendosi trovare i giusti equilibri di rappresentanza tra forze politiche fino a ieri "nemiche", della lista dei ministri. Una volta completato il puzzle del nuovo esecutivo di larghe intese, comunque, il percorso dovrebbe essere in discesa. L'articolo 94 della Costituzione, che fissa i tempi per l'insediamento del nuovo Esecutivo, dice infatti che «entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per attenerne la fiducia» ma nulla ovviamente impedisce di decidere tempi più solleciti. Davanti alle Camere, però, il premier incaricato dovrà enunciare obbiettivi e programma del proprio Esecutivo, esponendosi così a possibili malumori che certo non potranno mancare in un campo e nell'altro. Ecco perché si vocifera di un programma "light" e politicamente "neutro", all'insegna di pochi provvedimenti economici condivisi e di qualche riforma istituzionale essenziale, come la diminuzione del numero dei parlamentari e la fine del Bicameralismo perfetto. Senza dimenticare, naturalmente, il definitivo superamento del Porcellum, mancata riforma che ieri, davanti ai grandi elettori, Giorgio Napolitano ha definito, senza tanti giri di parole, «imperdonabile». Molto probabilmente, anche perché il Capo dello Stato è stato abbastanza esplicito a riguardo, la road map del nuovo  Governo non si discosterà troppo dal lavoro dei dieci saggi, definito «serio» e «concreto» da Napolitano che ha anche invitato i partiti a «passare, in sede politica, dalle parole ai fatti». Facendo capire che, in caso contrario, il suo mandato potrebbe chiudersi anzitempo.  



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