“Fabrizio Carcano”
“La Padania 23.04.2013”
Un vero
show, da vero comico. Beppe Grillo ha solamente fatto il suo mestiere,
quello con cui è diventato ricco e famoso. Il comico, non il capo popolo o il
moderno Robespierre. Uno show durato 48 ore o giù di lì. Terminato senza
applausi. Anzi con un sonoro flop del Movimento
5 Stelle nelle elezioni regionali in Friuli, dove lo stesso Grillo aveva riportato
in scena il suo 'tsunami tour' a suon di
comizi nelle piazze friulane. Ma il vero show è arrivato nel week end, quando Grillo
ha sciorinato il meglio del suo repertorio. Prima ha urlato al golpe. Poi ha
corretto il tiro definendolo un «golpettino istituzionale furbo». Quindi ha
lanciato la 'marcia su Roma' con destinazione il Quirinale. Minacciando la calata
nell'Urbe di un popolo incontenibile per una esplosiva rivoluzione di piazza.
Salvo poi ritrovarsi con poche migliaia di manifestanti disorientati e definirsi non un incendiario bensì
un pompiere, pronto a calmare i furori dei suoi sostenitori, che non hanno
nemmeno capito perché si ritrovavano in strada e neppure dove stavano andando.
Tanto da essere finiti al Colosseo dove si sono dispersi senza neppure un vero
comizio conclusivo.
Doveva accompagnarli lui, in testa al corteo, invece è apparso un istante, ha imitato il tanto criticato Silvio Berlusconi montando sul predellino dell'auto e si è dileguato. Ufficialmente perché non c'erano le condizioni di sicurezza per colpa della ressa creata dai giornalisti! Eccolo il vero Grillo, che come ogni attore e comico che si rispetti, ha fatto il suo show. Per tutto il week end. Dichiarazioni roboanti, propositi bellicosi, annunci di rivoluzione, invocazioni alla piazza. Peccato che fossero solo parole, che alla fine si sono tradotte in una semplice e tranquilla passeggiata del suo ristrettissimo popolo fino ai Fori imperiali. In mezzo i soliti proclami, il solito «arrendetevi», rivolto al Palazzo, a quei due terzi del Parlamento che hanno votato la rielezione di Giorgio Napolitano al Colle. Un passaggio che ha ulteriormente isolato Grillo e il Movimento 5 Stelle, come plasticamente si è visto ieri nell'emiciclo della Camera durante il discorso di giuramento di Napolitano, con i parlamentari di tutti gli schieramenti in piedi ad applaudire e i grillini inchiodati come statue di sale, con le braccia conserte e la testa china. La fotografia di una forza politica prigioniera di un dominus che ha scelto di ingabbiarsi in un perimetro di sola protesta da cui non riesce a uscire. Un isolamento forzato e apparentemente senza sbocchi, tanto che lo stesso Grillo ha ripetuto che il Movimento 5 Stelle andrà comunque all'opposizione. Nulla di nuovo, pensando ai continui no dei grillini ad ogni proposta di collaborazione avanzata dal Pd. No intransigenti e nettissimi. Eppure proprio Grillo domenica mattina, nella sua prima vera chiacchierata con i giornalisti italiani (con quelli stranieri ha sempre dialogato), in realtà una specie di monologo-comizio, sorprendentemente ha rivelato una sorta di disponibilità postuma del Movimento 5 Stelle ad un Esecutivo con il Pd: «Bersani è venuto da noi solo per chiederci voti, per fare scouting ma ci avesse chiesto di governare insieme ci avremmo pensato, potevamo cambiare insieme la legge elettorale, in mezza giornata, o eliminare i rimborsi elettorali». Ma all'indomani del week end dei proclami e delle smentite e della figuraccia della strombazzata e poi ridimensionata 'marcia su Roma' il comico genovese ha deciso di riaccendere subito il fuoco delle polemiche, con i soliti strali dal suo blog, sparando nuovamente sulla scelta bipartisan di riconfermare Napolitano al Quirinale. «Così la Repubblica, quella che si dice democratica e fondata sul lavoro, è morta e ti viene lo sconforto», ha arringato Grillo, prima di sparare un altro dei suoi soliti siluri: «Il Movimento 5 Stelle è diventato l'unica opposizione, l'unico possibile cambiamento. Il Partito Unico si è mostrato nella sua vera luce. Noi o loro, ora la scelta è semplice. Coloro che oggi sono designati al comando della Nazione sono i responsabili della sua distruzione. Governano da vent'anni. Per dignità dovrebbero andarsene, come avviene negli altri Stati». Un altro show, questa volta del lunedì, mentre dal Friuli arrivavano brutte notizie elettorali, con il Movimento 5 Stelle in forte calo di consensi. Ma in fin dei conti è questo il mestiere del comico: sparare battute e spararle grosse...
Doveva accompagnarli lui, in testa al corteo, invece è apparso un istante, ha imitato il tanto criticato Silvio Berlusconi montando sul predellino dell'auto e si è dileguato. Ufficialmente perché non c'erano le condizioni di sicurezza per colpa della ressa creata dai giornalisti! Eccolo il vero Grillo, che come ogni attore e comico che si rispetti, ha fatto il suo show. Per tutto il week end. Dichiarazioni roboanti, propositi bellicosi, annunci di rivoluzione, invocazioni alla piazza. Peccato che fossero solo parole, che alla fine si sono tradotte in una semplice e tranquilla passeggiata del suo ristrettissimo popolo fino ai Fori imperiali. In mezzo i soliti proclami, il solito «arrendetevi», rivolto al Palazzo, a quei due terzi del Parlamento che hanno votato la rielezione di Giorgio Napolitano al Colle. Un passaggio che ha ulteriormente isolato Grillo e il Movimento 5 Stelle, come plasticamente si è visto ieri nell'emiciclo della Camera durante il discorso di giuramento di Napolitano, con i parlamentari di tutti gli schieramenti in piedi ad applaudire e i grillini inchiodati come statue di sale, con le braccia conserte e la testa china. La fotografia di una forza politica prigioniera di un dominus che ha scelto di ingabbiarsi in un perimetro di sola protesta da cui non riesce a uscire. Un isolamento forzato e apparentemente senza sbocchi, tanto che lo stesso Grillo ha ripetuto che il Movimento 5 Stelle andrà comunque all'opposizione. Nulla di nuovo, pensando ai continui no dei grillini ad ogni proposta di collaborazione avanzata dal Pd. No intransigenti e nettissimi. Eppure proprio Grillo domenica mattina, nella sua prima vera chiacchierata con i giornalisti italiani (con quelli stranieri ha sempre dialogato), in realtà una specie di monologo-comizio, sorprendentemente ha rivelato una sorta di disponibilità postuma del Movimento 5 Stelle ad un Esecutivo con il Pd: «Bersani è venuto da noi solo per chiederci voti, per fare scouting ma ci avesse chiesto di governare insieme ci avremmo pensato, potevamo cambiare insieme la legge elettorale, in mezza giornata, o eliminare i rimborsi elettorali». Ma all'indomani del week end dei proclami e delle smentite e della figuraccia della strombazzata e poi ridimensionata 'marcia su Roma' il comico genovese ha deciso di riaccendere subito il fuoco delle polemiche, con i soliti strali dal suo blog, sparando nuovamente sulla scelta bipartisan di riconfermare Napolitano al Quirinale. «Così la Repubblica, quella che si dice democratica e fondata sul lavoro, è morta e ti viene lo sconforto», ha arringato Grillo, prima di sparare un altro dei suoi soliti siluri: «Il Movimento 5 Stelle è diventato l'unica opposizione, l'unico possibile cambiamento. Il Partito Unico si è mostrato nella sua vera luce. Noi o loro, ora la scelta è semplice. Coloro che oggi sono designati al comando della Nazione sono i responsabili della sua distruzione. Governano da vent'anni. Per dignità dovrebbero andarsene, come avviene negli altri Stati». Un altro show, questa volta del lunedì, mentre dal Friuli arrivavano brutte notizie elettorali, con il Movimento 5 Stelle in forte calo di consensi. Ma in fin dei conti è questo il mestiere del comico: sparare battute e spararle grosse...

Nessun commento:
Posta un commento