lunedì 15 aprile 2013

Cota: «E’ il ''sistema Paese'' che respinge il cambiamento»


“Gianni Petra”
“La Padania 14-15.04.2013”

«Si amo di fronte ad un sistema politico e ad un meccanismo istituzionale che non comprendono i dati fondamenta li della realtà odierna e quindi continuano a fare dei danni ad imprese e lavoratori». Il pensiero espresso dal Governatore del  Piemonte Roberto Cota ieri a Torino dal palco del convegno sulle Pmi organizzato da Confindustria non è molto distante dall'allarme lanciato dallo stesso leader degli industriali Giorgio Squinzi «sull'inerzia totale da oltre 50 giorni» della politica  nazionale. Se Squinzi parla di un danno quantificabile in un punto di Pii per quanto riguarda i tempi biblici della politica  romana, Cota sottolinea come sia il «Sistema Paese» a respingere il cambiamento. Governatore Cota, come si può  rispondere all'allarme rosso lanciato dagli industriali? «Penso che il più grande problema oggi forse non sia addirittura  neppure la crisi, ma il fatto che siamo di fronte ad un Paese che non vuoi cambiare: parole, parole, ma le riforme necessarie non si vedono mai, nessuno ha il coraggio di farle.
Io come Governatore, nonostante gli enormi problemi di bilancio ereditati e che stiamo risolvendo, le riforme le ho fatte e le sto facendo, collaborando con tutti, dai sindacati a Confindustria. Sono assolutamente convinto che in un momento storico difficile come questo occorra non avere paura di fare le riforme insieme, per il bene dei cittadini. Mi spiace che su questo fronte molti mezzi di informazione, invece di spiegare la necessità e l'urgenza delle riforme che stiamo facendo in Piemonte, non siano capaci di andare oltre le  polemiche inutili ed estemporanee che ogni vero cambiamento necessariamente porta con sé. Attaccare ogni giorno chi fa le riforme, significa aiutare questo Paese a non cambiare mai. Invece occorre proprio un vero cambio culturale in tutti  settori". Lei in Piemonte quali politiche ha portato avanti per combattere la crisi? «Abbiamo messo tutte le risorse  disponibili per attuare misure anticicliche da un lato e per dare protezione sociale dall'altra; abbiamo fatto l'opposto del  Governo Monti, che ha cercato di tirare fuori il Paese dalla crisi tassando imprese, lavoro e famiglie. Il Paese non ha materie prime, questo mi pare evidente: l'unico nostro tesoro è il lavoro. E proprio il lavoro viene tassato da Roma in modo insopportabile: è una politica profondamente sbagliata, che porta a risultati opposti a quelli voluti. Il manifesto di Confindustria è assolutamente condivisibile, perché non è espressione di interessi di bottega, ma fotografa una realtà sotto gli occhi di tutti. Noi come Regione, nel limite delle nostre poche competenze, abbiamo finora fatto l'impossibile per sostenere le imprese: soprattutto nei settori nei quali possiamo vincere le sfide globali come i prodotti di qualità, abbiamo varato molte misure. Per aiutare nel concreto le Pmi sui mercati esteri abbiamo ad esempio messo in campo il piano per l'internazionalizzazione, che sta dando ottimi riscontri». Uno dei grossi problemi dell'imprese oggi riguarda i mancati pagamenti da parte PA: cosa sta facendo il Piemonte si questo fronte? «Per poter onorare gli impegni coi privati, che sono sacrosanti, occorre che sistemare i bilanci pubblici. lo ho ereditato 11 miliardi di debiti, ma nonostante questo, grazie alle riforme sin qui realizzate, soprattutto sulla Sanità, posso dire che a breve potremo pagare le imprese in tempi ragionevoli. La settimana prossima presenteremo un cronoprogramma con il quale comunichiamo che dal 2014 potremo pagare le nostre Asl, e quindi i loro fornitori, entro i 60 giorni. È la riprova che lavorare duramente paga sempre».

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