“Fabrizio Carcano”
“La Padania 01.03.2013”
Nemmeno
ventiquattr'ore di riposo, per ricaricare le batterie dopo una campagna
elettorale estenuante, e Roberto Maroni è subito tornato in pista, per
iniziare a definire le prossime tappe politiche e istituzionali. Oggi il neo
Governatore lombardo e Segretario Federale della Lega Nord sarà in Bellerio per
una prima riunione con gli eletti del Carroccio in Parlamento e in Regione Lombardia, nei prossimi giorni poi si
incontrerà con i dirigenti del Pdl e con i rappresentanti delle altre forze
della coalizione per definire la giunta,
quindi la settimana prossima riunirà il Consiglio Federale della Lega Nord per
tracciare una va lutazione delle elezioni e degli scenari politici che si
prospettano dopo il voto. Il tutto con un quadro molto particolare davanti: da una parte con la macroregione
del Nord orma i concretizzatasi, con Piemonte, Lombardia e Veneto tutte a guida leghista, e dall'altra con una
situazione politica a Roma, a livello nazionale, confusa e indecifrabile come
mai accaduto in passa to nella storia repubblicana,
con un Governo che non s i riesce a immaginare come si possa formare, uno stallo già annunciato al Senato e un
presidente della Repubblica negli ultimi due mesi di mandato.
Un groviglio istituzionale, quello romano, che stona con la chiarezza e la linearità di un Nord che ha scelto di fare blocco, compattandosi in un progetto chiaro, quello sintetizzato da Prima il Nord. Per questo il nuovo Governatore lombardo, nella sua prima uscita pubblica, mercoledì sera a Varese, in una festa organizzata dalla segreteria leghista varesina, ha tracciato un bilancio assolutamente positivo della consultazione elettorale appena conclusa: «Noi siamo gli unici che abbiamo vinto le elezioni: la Lega è l'unico partito che ha vinto. Il resto dei partiti sono arrivati primi, ma non hanno vinto: lo ha detto lo "smacchia giaguari" . A Roma - ha spiegato ai militanti che lo attendevano in piazza Podestà, sotto la prima storica sede cittadina aperta dal Carroccio a Varese - ci sono gli spettri che si aggirano, volano solo gli insulti gli uni contro gli altri: noi invece abbiamo la possibilità di garantire un Governo stabile al nord che possa essere interlocutorie sia di Roma, sia di Bruxelles. Il dialogo tra Bersani e Grillo? Ma quale dialogo, quello non è un dialogo: si insultano. Grillo è un bluff e presto questo bluff si svelerà. Per questo lui deve continuare ad alzare i toni». Nella serata di festa varesina Maroni ha voluto ripercorrere alcuni momenti di una campagna elettorale intensa, a volte difficile e spigolosa, ma vissuta con un'assoluta determinazione e convinzione nella vittoria finale. «È stata una battaglia straordinaria con tutti contro. Ho avuto contro i grandi giornali di Milano che hanno fatto campagna per il mio avversario. Sono arrivate le insinuazioni, il fango, hanno cercato di toccare la Lega: una vergogna. Non ho mai protestato, sono andato avanti a testa bassa. E la vittoria ha risanato le ferite e ora sono sereno e rilassato, caricatissimo». Quindi una chiosa per replicare ad alcuni organi di informazione che già il giorno successivo al voto lombardo ipotizzavano fantomatiche tensioni all'interno della coalizione per l'assegnazione dei posti in giunta. «Ho letto che ci sarebbero già contrasti. Boh... Non ho parlato con nessuno e qualcuno ha scritto che ci sono già i primi contrasti: non so che film hanno visto, francamente».
Un groviglio istituzionale, quello romano, che stona con la chiarezza e la linearità di un Nord che ha scelto di fare blocco, compattandosi in un progetto chiaro, quello sintetizzato da Prima il Nord. Per questo il nuovo Governatore lombardo, nella sua prima uscita pubblica, mercoledì sera a Varese, in una festa organizzata dalla segreteria leghista varesina, ha tracciato un bilancio assolutamente positivo della consultazione elettorale appena conclusa: «Noi siamo gli unici che abbiamo vinto le elezioni: la Lega è l'unico partito che ha vinto. Il resto dei partiti sono arrivati primi, ma non hanno vinto: lo ha detto lo "smacchia giaguari" . A Roma - ha spiegato ai militanti che lo attendevano in piazza Podestà, sotto la prima storica sede cittadina aperta dal Carroccio a Varese - ci sono gli spettri che si aggirano, volano solo gli insulti gli uni contro gli altri: noi invece abbiamo la possibilità di garantire un Governo stabile al nord che possa essere interlocutorie sia di Roma, sia di Bruxelles. Il dialogo tra Bersani e Grillo? Ma quale dialogo, quello non è un dialogo: si insultano. Grillo è un bluff e presto questo bluff si svelerà. Per questo lui deve continuare ad alzare i toni». Nella serata di festa varesina Maroni ha voluto ripercorrere alcuni momenti di una campagna elettorale intensa, a volte difficile e spigolosa, ma vissuta con un'assoluta determinazione e convinzione nella vittoria finale. «È stata una battaglia straordinaria con tutti contro. Ho avuto contro i grandi giornali di Milano che hanno fatto campagna per il mio avversario. Sono arrivate le insinuazioni, il fango, hanno cercato di toccare la Lega: una vergogna. Non ho mai protestato, sono andato avanti a testa bassa. E la vittoria ha risanato le ferite e ora sono sereno e rilassato, caricatissimo». Quindi una chiosa per replicare ad alcuni organi di informazione che già il giorno successivo al voto lombardo ipotizzavano fantomatiche tensioni all'interno della coalizione per l'assegnazione dei posti in giunta. «Ho letto che ci sarebbero già contrasti. Boh... Non ho parlato con nessuno e qualcuno ha scritto che ci sono già i primi contrasti: non so che film hanno visto, francamente».

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