“Alessandra
Montanari”
“La Padania 27.03.2013”
Auspichiamo
un governo a guida politica. Basta con i tecnici, serve un esecutivo di
legislatura». Usa poche parole Roberto Maroni per riassumere ai cronisti
il contenuto della proposta politica fatta dal centrodestra al premier
incaricato Pierluigi Bersani. Per Lega e Pdl, infatti, uscire dall'impasse
del dopo voto sì può, ma solo se il Partito Democratico sì dimostrerà capace di
superare gli steccati ideologici e di condividere il peso e le responsabilità di
governo. Al momento però, ammette Angelino
Alfano, capo della delegazione berlusconiana entrata nello studio di Bersani
insieme a quella leghista, «le posizioni
restano molto distanti e se resteranno distanti nelle prossime 48 ore,
ribadiremo che l'unica strada è quella del voto». Ora, dunque, il cerino è nelle mani del
leader del Pd. Che tuttavia dovrà sta re molto attento a non bruciarsi le dita dal momento che Giorgio Napolitano, stando
a quanto è trapelato in questi giorni dai rumors di Palazzo, non sarebbe affatto entusiasta delle surreali consultazioni
avviate da Bersani prima dì incontrare le forze politiche e che sarebbe ancor
meno persuaso dell'opportunità di avallare soluzioni politiche di corto respiro.
Anche perché sul tappeto ora c'è una novità rilevante: il centrodestra, infatti, accetta un Governo guidato da Bersani e per farlo pone condizioni politiche del tutto ragionevoli. «Confidiamo in un atto di responsabilità e di saggezza da parte del presidente incaricato – spiega Alfano all'uscita dal vertice con Bersani -. La soluzione più sperimentata in Europa è quel la della corresponsabilità tra le forze principali. Il presidente Berlusconi ha manifestato pubblicamente che l'unica cosa alla quale noi teniamo è che ci sia un governo solido e forte che possa affrontare la crisi del paese. Dobbiamo trovare una via d'uscita al dramma di migliaia di famiglie italiane». «Questa collaborazione - aggiunge subito dopo il segretario del Pdl - non può però non tenere conto che il turno elettorale coincide con l'elezione del presidente della Repubblica. Le forze politiche che hanno avuto massima rappresentanza vanno coinvolte in un momento così delicato». «La disponibilità espressa da Alfano interviene a questo punto Maroni, al secondo "faccia a faccia" di giornata con Bersani (il primo era stato in mattinata con la conferenza delle Regioni)- è la stessa della Lega. Come abbiamo fatto dal presidente della Repubblica e come abbiamo fatto oggi, agiremo come coalizione nel gesti re e nell'affrontare dal nostro punto di vista questa crisi». E la soluzione, come detto, passa tutta dalla politica. «Auspichiamo un governo a guida politica e di legislatura perché solo un governo di questo tipo - sottolinea il leader leghista, accompagnato nell'occasione dai due capi gruppo Giancarlo Giorgetti e Massimo Bitonci - può affrontare e risolvere i problemi e la crisi economica. Lo dico anche da presidente della Lombardia: chi governa una regione ha bisogno di un valido interlocutore. Un governo tecnico non lo è e un governo dimezzato come quello attuale lo è ancor meno». Il riferimento è alle dimissioni del ministro Terzi in seguito alla gestione del caso Marò, ennesimo disastro di quel governo dei tecnici che nelle premesse dei suoi entusiasti cantori avrebbe dovuto impartire una severa lezione di efficacia e pragmatismo ai precedenti governi politici. E invece, provano a spiegare Maroni e Alfano al cocciuto collega del Pd, è proprio la palese inadeguatezza dei tecnici, ora, a dimostrare che la politica ha l'imperdibile occasione di compiere uno scatto d'orgoglio per riaffermare il proprio primato sull'invadenza deleteria delle tecnoburocrazie europee e della finanza. E' questo, in fondo, che dovrebbe decidere Bersani, se solo lo capisse. Dare un governo di legislatura al Paese, trovando una soluzione condivisa per il Quirinale, sarebbe una grande prova di efficienza della politica che probabilmente consentirebbe di rimettere la museruola ai mercati e di tagliare le unghie a quei rapaci che a Bruxelles già premono per riservare anche all' Italia l'incredibile manovra inflitta a Cipro. La scelta di Bersani, ad ogni modo, non sarà nota prima di giovedì mattina quando il premier incaricato risalirà al Colle dopo aver esaurito il giro di consultazioni più inedito e curioso di tutta la storia repubblicana. Prima di arrivare ad incontrare le formazioni politiche rappresentate in Parlamento (ieri pomeriggio Pdl-Lega, Lista Monti e il gruppo Gal, oggi Sel e Movimento5Stelle), Bersani, infatti, ha ricevuto nell'ordine i due presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso, Cgil-Cisi-Uil e Ugl, Confindustria, Rete imprese Italia, don Luigi Ciotti e Roberto Saviano, il Forum delle associazioni giovanili e del consiglio nazionale degli studenti, il Consiglio italiano del movimento europeo, il Movimento federalista europeo, la Gioventù federalista europea, Confagricoltura , Cia, Copagri, Confcooperative, Coldiretti, il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Cardina le Angelo Bagnasco, Alleanza cooperative italiane, Confapi, Confprofessioni, Abi, Ania, Anci e Forum del terzo settore. Un mastodontico giro di pareri che sarà servito solo a perdere tempo prezioso se Bersani non comprenderà che l'unica cosa da fare, in questo momento drammatico, è tendere la mano agli avversari di sempre. Nel supremo interesse di un Paese e di un sistema economico che, come gli ha detto con brutale e candida sincerità il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, «è arrivato alla fine».
Anche perché sul tappeto ora c'è una novità rilevante: il centrodestra, infatti, accetta un Governo guidato da Bersani e per farlo pone condizioni politiche del tutto ragionevoli. «Confidiamo in un atto di responsabilità e di saggezza da parte del presidente incaricato – spiega Alfano all'uscita dal vertice con Bersani -. La soluzione più sperimentata in Europa è quel la della corresponsabilità tra le forze principali. Il presidente Berlusconi ha manifestato pubblicamente che l'unica cosa alla quale noi teniamo è che ci sia un governo solido e forte che possa affrontare la crisi del paese. Dobbiamo trovare una via d'uscita al dramma di migliaia di famiglie italiane». «Questa collaborazione - aggiunge subito dopo il segretario del Pdl - non può però non tenere conto che il turno elettorale coincide con l'elezione del presidente della Repubblica. Le forze politiche che hanno avuto massima rappresentanza vanno coinvolte in un momento così delicato». «La disponibilità espressa da Alfano interviene a questo punto Maroni, al secondo "faccia a faccia" di giornata con Bersani (il primo era stato in mattinata con la conferenza delle Regioni)- è la stessa della Lega. Come abbiamo fatto dal presidente della Repubblica e come abbiamo fatto oggi, agiremo come coalizione nel gesti re e nell'affrontare dal nostro punto di vista questa crisi». E la soluzione, come detto, passa tutta dalla politica. «Auspichiamo un governo a guida politica e di legislatura perché solo un governo di questo tipo - sottolinea il leader leghista, accompagnato nell'occasione dai due capi gruppo Giancarlo Giorgetti e Massimo Bitonci - può affrontare e risolvere i problemi e la crisi economica. Lo dico anche da presidente della Lombardia: chi governa una regione ha bisogno di un valido interlocutore. Un governo tecnico non lo è e un governo dimezzato come quello attuale lo è ancor meno». Il riferimento è alle dimissioni del ministro Terzi in seguito alla gestione del caso Marò, ennesimo disastro di quel governo dei tecnici che nelle premesse dei suoi entusiasti cantori avrebbe dovuto impartire una severa lezione di efficacia e pragmatismo ai precedenti governi politici. E invece, provano a spiegare Maroni e Alfano al cocciuto collega del Pd, è proprio la palese inadeguatezza dei tecnici, ora, a dimostrare che la politica ha l'imperdibile occasione di compiere uno scatto d'orgoglio per riaffermare il proprio primato sull'invadenza deleteria delle tecnoburocrazie europee e della finanza. E' questo, in fondo, che dovrebbe decidere Bersani, se solo lo capisse. Dare un governo di legislatura al Paese, trovando una soluzione condivisa per il Quirinale, sarebbe una grande prova di efficienza della politica che probabilmente consentirebbe di rimettere la museruola ai mercati e di tagliare le unghie a quei rapaci che a Bruxelles già premono per riservare anche all' Italia l'incredibile manovra inflitta a Cipro. La scelta di Bersani, ad ogni modo, non sarà nota prima di giovedì mattina quando il premier incaricato risalirà al Colle dopo aver esaurito il giro di consultazioni più inedito e curioso di tutta la storia repubblicana. Prima di arrivare ad incontrare le formazioni politiche rappresentate in Parlamento (ieri pomeriggio Pdl-Lega, Lista Monti e il gruppo Gal, oggi Sel e Movimento5Stelle), Bersani, infatti, ha ricevuto nell'ordine i due presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso, Cgil-Cisi-Uil e Ugl, Confindustria, Rete imprese Italia, don Luigi Ciotti e Roberto Saviano, il Forum delle associazioni giovanili e del consiglio nazionale degli studenti, il Consiglio italiano del movimento europeo, il Movimento federalista europeo, la Gioventù federalista europea, Confagricoltura , Cia, Copagri, Confcooperative, Coldiretti, il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Cardina le Angelo Bagnasco, Alleanza cooperative italiane, Confapi, Confprofessioni, Abi, Ania, Anci e Forum del terzo settore. Un mastodontico giro di pareri che sarà servito solo a perdere tempo prezioso se Bersani non comprenderà che l'unica cosa da fare, in questo momento drammatico, è tendere la mano agli avversari di sempre. Nel supremo interesse di un Paese e di un sistema economico che, come gli ha detto con brutale e candida sincerità il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, «è arrivato alla fine».

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