mercoledì 13 marzo 2013

Maroni al governo: 300 MILIONI per i DISOCCUPATI delle Pmi. La FORNERO categorica: NIET


“Andrea Ballarin”
“La Padania 13.03.2013”

Mettere sul piatto 300 milioni di euro per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga e garantire da subito un aiuto concreto a migliaia di lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, soprattutto nella piccola e media impresa. È quanto ha chiesto formalmente ieri a Roma il neogovernatore della Lombardia, Roberto Maroni, al ministro uscente del  Welfare, Elsa Fornero, nel corso di un faccia a faccia preceduto - in mattinata - da un vertice al palazzo della Regione tra lo  stesso Maroni e i leader sindacali Lombardi di Cgil, Cisl e Uil, Nino Baseotto, Gigi Petteni e Walter Galbusera. L' unica cosa  che il ministro uscente è stata in grado di dire, però, è stato un categorico no, scegliendo - come avvenuto del resto anche  nei confronti dei cosiddetti "esodati" - di abbandonare a loro stessi, ancora una volta, coloro i quali sono in difficoltà e non  ha più il lavoro, ossia migliaia di padri di famiglia, di donne, di giovani. Non ci sarebbero soldi - si è limitata ad argomentare la Fornero - senza indicare alcuna altra soluzione e limitandosi ad un elementare ragionamento contabile prendendo atto  che risorse economiche per aiutare chi ha perso il lavoro al Nord non ce ne sono. O meglio, lo Stato non ha alcuna  intenzione di stanziarne per la Lombardia, preferendo - come prassi consolidata nei decenni - assicurare assistenza all'esercito di disoccupati di altre regioni della Penisola.
Quelle del Sud in testa. Entrambi gli appuntamenti erano stati  annunciati di buon'ora dal segretario federale del Carroccio con un tweet mattutino: «Stamattina in Regione incontro i  sindacati sul lavoro che manca, poi a Roma a battere cassa al Governo per le nostre imprese in crisi». Detto, fatto. Apprezzamenti per la tempestività con la quale Maroni ha voluto affrontare il complesso nodo della disoccupazione è stata  manifestata proprio dalle sigle sindacali perché la cassa integrazione in deroga è ritenuta fondamentale per assicurare  sostegno concreto a migliaia di famiglie. «Ho voluto incentrarmi con i sindacati in previsione dell’incontro che avrò con  il ministro Fornero – spiegava ieri mattina ai giornalisti il leader del Carroccio – visto che i soldi per la cassa integrazione in  deroga sono finiti a febbraio». Maroni aveva pure sottolineato che da parte del ministero «ci sono altri 49 milioni già stanziati», ma che «in Lombardia il fabbisogno per il 2013 è di 300 milioni di euro». Perciò - aveva anticipato Maroni - «la  richiesta che farò al governo è di stanziare per la Lombardia questa cifra a favore dei lavoratori delle piccole imprese che  hanno perso il lavoro». Come detto, i sindacati avevano espresso apprezzamento per l'interesse di Maroni ai lavoratori e i  commenti rilasciati non lasciavano spazio a dubbi. Nino Baseotto, segretario lombardo della Cgil, aveva sostenuto che «il  governo deve porre rimedio ai circa 30mila disoccupati in Lombardia trovando le misure necessarie, nonostante la  situazione difficile che si è venuta a creare». Per Gigi Petteni, della Cisl, invece, l'augurio era che Maroni «possa tornare dall'incontro con il ministro Fornero, con un risultato che ci faccia ben sperare», mentre il segretario della Uil, Walter  Galbusera, aveva considerato che «anche se di fatto il governo è a termine, è ancora in carica e nessuno può pensare di  interrompere la cassa integrazione per i lavoratori». Nessuno, ovviamente, tranne il ministro Fornero che ha dato l'ennesimo schiaffo a una delle regioni più produttive d'Europa. «La prima risposta - ha fatto, quindi, sapere Maroni al  termine del tavolo di confronto con il ministro del Welfare - è stata negativa. Abbiamo rappresentato le esigenze di rifinanziare la cassa in deroga per il 2013 ma il ministro ha detto che non ci sono i soldi». «Ora – ha aggiunto Maroni -  bisognerà intervenire sul nuovo Parlamento perché i lavoratori non possono aspettare. Si deve fare una norma che metta a  disposizione delle regioni le risorse necessarie». «Non appena il Parlamento si sarà insediato - ha concluso - interverremo  perché faccia una norma in questo senso». 

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