mercoledì 13 marzo 2013

«Sulla CASSA INTEGRAZIONE l'esecutivo ha sbagliato i CONTI Servono ALMENO 200 MILIONI»


“Luca Tavecchio”
“La Padania 13.03.2013”

Circa 140mila persone. Tanti sono i cassintegrati in Lombardia. Un quarto dei quali " in deroga" , che non rientra cioè nelle  categorie normali degli ammortizzatori sociali, o perché dipendenti di aziende sotto i 15 dipendenti, o perché hanno già  usufruito delle casse ordinarie o straordinarie. Un esercito che vive, nella migliore delle ipotesi, con circa settecento euro al  mese, e sul quale incombe ora anche l'incognita dell'esaurimento delle risorse stanziate dal governo. Già, perché  quando si tratta di fare i calcoli, il ministro Fornero ha dimostrato di avere più di qualche incertezza, basta vedere alla voce "esodati". Così, capita che i soldi stanziati per la cassa integrazione in deroga che dovevano coprire i primi sei mesi di  quest'anno, siano già finiti adesso, all'inizio di marzo. «Ci sono seimila richieste di ammortizzatori sociali da aziende lombarde ancora pendenti che rischiano di non poter accedere ad alcun fondo: l'allarme è stato lanciato nei giorni scorsi  dai sindacati lombardi ed è stato raccolto dal neogovernatore Roberto Maroni, che proprio con i sindacati ha voluto inaugurare, benché non ancora insediato, il suo quinquennio da presidente della Regione. «Siamo contenti che il n uovo  governatore abbia ascoltato il nostro allarme, - spiega il segretario genera le lombardo della Cisl, Gigi Petteni - è partito col piede giusto, ma ora tocca al Governo muoversi.
Abbiamo calcolato che, per dare copertura alle richieste che arrivano dalle nostre aziende, servono per quest'anno circa 300 milioni di euro». Finora da Roma sono arrivati solo 87 milioni, soldi  che la Fornero aveva ritenuto sufficienti per i primi sei mesi di quest'anno e che invece sono già terminati. «Mancano quindi - sottolinea Petteni -altri 200 milioni circa. E questo errore di calcolo non è l'unica critica che il sindacato rivolge alla Fornero: «A differenza degli altri anni, nel 2012 alla Lombardia è stato destinato solo il 17% delle risorse nazionali per la cassa integrazione. Fino all'avvento del governo tecnico la percentuale era del 22%. Abbiamo quindi chiesto a Maroni che almeno faccia ripristinare dall'esecutivo la percentuale normale». «A questo inoltre – racconta Pettini - si aggiungono anche i problemi con le banche. In molti casi infatti, grazie agli accordi stipulati in questi mesi dal sindacato, erano appunto gli istituti di credito ad anticipare i soldi della cassa integrazione, facendoseli poi restituire dallo Stato. Ora le banche, visto l'andamento dei fondi erogati, iniziano a mostrare preoccupazione. Se non dovessero più anticipare i pagamenti ai lavoratori sarebbe un gravissimo problema». «Il nostro timore - dice ancora il segretario  regionale della Cisl - è che si voglia colpire lo stesso istituto della cassa integrazione in deroga . La scarsità di fondi messia disposizione, le difficoltà burocratiche, la volontà di accentramento, sono indizi che ci fanno sospettare che, in realtà, il  Governo voglia mettere fine a questo importante ammortizzatore sociale». Secondo Petteni infatti, la cassa in deroga, va a colmare una mancanza grave degli ammortizzatori sociali tradizionali, «sostenendo innanzitutto tutti quei lavoratori delle piccole e piccolissime imprese, che sono il vero tessuto produttivo della regione e che senza la cassa in deroga verrebbero a trovarsi del tutto scoperti. È inoltre uno strumento indispensabile per quelli che hanno già usufruito della cassa ordinaria o straordinaria. La cassa in deroga insomma è fondamentale per permettere di assorbire gli effetti  devastanti della crisi economica che non accenna a diminuire». Per questo - conclude il segretario della Cisl lombarda - «dal governo devono arrivare subito i fondi. Ce ne sono, tra l'altro, già di disponibili che non necessitano neanche di un decreto. Serve solo la volontà di sbloccarli. L'importante però è fare presto: bisogna dare immediatamente risposte  concrete a migliaia di lavoratori e alle loro famiglie». 

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