“Fabrizio
Carcano”
“La Padania 28.03.2013”
«Questa
sarà la legislatura delle sfide. E la prima sfida è quella per il lavoro, che ormai
rappresenta una vera emergenza anche qui
in Lombardia». Poche parole per un breve intervento nell'emiciclo di Palazzo
Pirelli. Poche parole ma significative e chiare. Roberto Maroni ha di
fatto aperto così i lavori della decima legislatura del consiglio regionale
della Lombardia, insediatosi ieri mattina per la prima seduta, quella tradizionale
di votazione del nuovo ufficio di presidenza, votazione conclusasi con l'elezione
di Raffaele Cattaneo (Pdl) alla presidenza, del leghista Fabrizio
Cecchetti e di Daniela Valmaggi (Pd)
alla vie presidenza, e di Eugenio Casalino (M5S) e Daniela Maroni (lista
Maroni presidente) nei ruoli di segretari
della presidenza. Al termine delle votazione a prendere la parola, è stato il governatore
lombardo, per annunciare per questa
mattina un incontro sul tema dell'occupazione con le part i sociali. Un
incontro, quello che si terrà nella sala appena intitolata alla memoria del
giuslavorista Marco Biagi, aperto a tutte le forze politiche di
maggioranza e opposizione, per
condividere fin da subito questo problema e cercare soluzioni altrettanto
condivise.
Un percorso, quello del confronto e dei coinvolgimento, che Maroni ha già sperimentato con successo durante le sue precedenti esperienze ministeriali al Welfare prime e all'Interno poi. «Questa sarà una legislatura carica di sfide e di aspettative. Le priorità saranno il lavoro e la crisi economica e proprio per questo ho voluto convocare tutte le parti sociali e i rappresentanti di tutte le forze politiche per un incontro informale domani mattina (oggi per chi legge, ndr). Voglio ascoltare i problemi e raccogliere le istanze di chi, ogni giorno, si trova a fronteggiare la crisi occupazione che ha colpito anche la nostra Regione. Voglio ascoltare e recepire ogni proposta o problematica che ci verrà sottoposta, farne tesoro e utilizzare poi quanto racconto per impostare l'azione della Regione», ha spiegato Maroni, ricordando che giovedì 4 aprile, in occasione della seconda seduta del consiglio regionale, presenterà ufficialmente il suo programma di legislatura. Un programma snello caratterizzato da pochi punti concreti. E uno di questi, ovviamente, è legato all'occupazione. Un problema che Maroni intende affrontare partendo da un momento di confronto e ascolto aperto non soltanto alle part i sociali, alle categorie produttive e ai sindacati, ma esteso anche a tutte le forze politiche. «Per questo - ha sottolineato il Governatore - ho voluto estendere l'invito a tutti i capigruppo, a chi decideranno di inviare in loro rappresentanza, di ogni gruppo presente in consiglio regionale, per fare in modo che si avere fin da subito un confronto aperto a tutti e si possano individuare insieme delle soluzioni adeguate». Del resto anche da ministro degli Interni Maroni adottò un simile metodo di lavoro con tutte le forze politiche riuscendo così ad avere poi un voto unanime sulle misure anti-mafia varate. Il lavoro come priorità, per rispondere ad una sentita emergenza dei cittadini. Questo uno dei primi impegni di Maroni - che la settimana scorsa ha fatto sbloccare 134 milioni per i comuni lombardi per i pagamenti alle imprese – che intanto, come tutti i governatori o sindaci, auspica di avere nel più breve tempo possibile un Governo nazionale con cui interloquire, un Governo vero, in grado di ascoltare i problemi della Lombardia e della Macroregione del Nord. «Il mio interesse da governatore è che ci sia un governo a Roma, perché come governatore lombardo, ho bisogno di un interlocutore. lo preferisco un governo politico perché una guida politica sa di cosa parlo quando ci si confronta sui temi concreti», ha precisato Maroni riferendosi evidentemente all'oggettivo fallimento rimediato dall'Esecutivo dei tecnici guidati da Mario Monti. Incalzato dai cronisti fuori dall'aula lo stesso Maroni ha poi fatto il punto della situazione sulle possibilità che un Governo possa formarsi, alla luce dell' incontro avuto martedì insieme alla delegazione del Pdl con il presidente incaricato Pier luigi Bersani: «Noi martedì abbiamo rappresentato a Bersani le condizioni di Lega e Pdl, condizioni che mi paiono molto ragionevoli; ovvero che nasca un Governo per il quale non poniamo condizioni né sulla guida Bersani né sulla composizione, purché ci sia un programma condivisibile e poi una rappresentanza nelle istituzioni che non sia monocolore. Bersani non ha detto di no. Ora stiamo a vedere. Le 48 ore stanno passando. Se Bersani decide di accettare le nostre condizioni, noi faremo la nostra parte; altrimenti andrà al Quirinale dicendo che non ha la maggioranza e succederà quel che deve succedere». Quindi un monito per tutti: «Se chi ha vinto le elezioni non riesce a fare il governo, bisogna ridare la parola al popolo sovrano». Come dire che non c'è spazio per pastrocchi da palazzi romani come Governissimi del Presidente, di tecnici o di scopo nel caso di fallimento del tentativo esperito dal segretario democratico. Infine una chiosa sulla proposta lanciata dallo stesso Bersani di una convenzione, aperta non solo ai politici ma ad esperti in materia, che rediga un progetto di riforma costituzionale. «Mi interessa questa idea di far partire parallelamente alla formazione di un governo una Convenzione che non è una bicamerale ma un'assemblea sul modello europeo fatta di membri del Parlamento e di esterni. Questa convenzione deve predisporre una proposta articolata di riforma della seconda parte della Costituzione senza poi essere emendata dal Parlamento, che approva o respinge. E' un lavoro serio e complesso da terminare in 6/8 mesi, entro la fine dell'anno al massimo, così ci ha detto Bersani. Certo - ha concluso Maroni - naturalmente questo avverrà se nasce il governo, altrimenti si azzera tutto».
Un percorso, quello del confronto e dei coinvolgimento, che Maroni ha già sperimentato con successo durante le sue precedenti esperienze ministeriali al Welfare prime e all'Interno poi. «Questa sarà una legislatura carica di sfide e di aspettative. Le priorità saranno il lavoro e la crisi economica e proprio per questo ho voluto convocare tutte le parti sociali e i rappresentanti di tutte le forze politiche per un incontro informale domani mattina (oggi per chi legge, ndr). Voglio ascoltare i problemi e raccogliere le istanze di chi, ogni giorno, si trova a fronteggiare la crisi occupazione che ha colpito anche la nostra Regione. Voglio ascoltare e recepire ogni proposta o problematica che ci verrà sottoposta, farne tesoro e utilizzare poi quanto racconto per impostare l'azione della Regione», ha spiegato Maroni, ricordando che giovedì 4 aprile, in occasione della seconda seduta del consiglio regionale, presenterà ufficialmente il suo programma di legislatura. Un programma snello caratterizzato da pochi punti concreti. E uno di questi, ovviamente, è legato all'occupazione. Un problema che Maroni intende affrontare partendo da un momento di confronto e ascolto aperto non soltanto alle part i sociali, alle categorie produttive e ai sindacati, ma esteso anche a tutte le forze politiche. «Per questo - ha sottolineato il Governatore - ho voluto estendere l'invito a tutti i capigruppo, a chi decideranno di inviare in loro rappresentanza, di ogni gruppo presente in consiglio regionale, per fare in modo che si avere fin da subito un confronto aperto a tutti e si possano individuare insieme delle soluzioni adeguate». Del resto anche da ministro degli Interni Maroni adottò un simile metodo di lavoro con tutte le forze politiche riuscendo così ad avere poi un voto unanime sulle misure anti-mafia varate. Il lavoro come priorità, per rispondere ad una sentita emergenza dei cittadini. Questo uno dei primi impegni di Maroni - che la settimana scorsa ha fatto sbloccare 134 milioni per i comuni lombardi per i pagamenti alle imprese – che intanto, come tutti i governatori o sindaci, auspica di avere nel più breve tempo possibile un Governo nazionale con cui interloquire, un Governo vero, in grado di ascoltare i problemi della Lombardia e della Macroregione del Nord. «Il mio interesse da governatore è che ci sia un governo a Roma, perché come governatore lombardo, ho bisogno di un interlocutore. lo preferisco un governo politico perché una guida politica sa di cosa parlo quando ci si confronta sui temi concreti», ha precisato Maroni riferendosi evidentemente all'oggettivo fallimento rimediato dall'Esecutivo dei tecnici guidati da Mario Monti. Incalzato dai cronisti fuori dall'aula lo stesso Maroni ha poi fatto il punto della situazione sulle possibilità che un Governo possa formarsi, alla luce dell' incontro avuto martedì insieme alla delegazione del Pdl con il presidente incaricato Pier luigi Bersani: «Noi martedì abbiamo rappresentato a Bersani le condizioni di Lega e Pdl, condizioni che mi paiono molto ragionevoli; ovvero che nasca un Governo per il quale non poniamo condizioni né sulla guida Bersani né sulla composizione, purché ci sia un programma condivisibile e poi una rappresentanza nelle istituzioni che non sia monocolore. Bersani non ha detto di no. Ora stiamo a vedere. Le 48 ore stanno passando. Se Bersani decide di accettare le nostre condizioni, noi faremo la nostra parte; altrimenti andrà al Quirinale dicendo che non ha la maggioranza e succederà quel che deve succedere». Quindi un monito per tutti: «Se chi ha vinto le elezioni non riesce a fare il governo, bisogna ridare la parola al popolo sovrano». Come dire che non c'è spazio per pastrocchi da palazzi romani come Governissimi del Presidente, di tecnici o di scopo nel caso di fallimento del tentativo esperito dal segretario democratico. Infine una chiosa sulla proposta lanciata dallo stesso Bersani di una convenzione, aperta non solo ai politici ma ad esperti in materia, che rediga un progetto di riforma costituzionale. «Mi interessa questa idea di far partire parallelamente alla formazione di un governo una Convenzione che non è una bicamerale ma un'assemblea sul modello europeo fatta di membri del Parlamento e di esterni. Questa convenzione deve predisporre una proposta articolata di riforma della seconda parte della Costituzione senza poi essere emendata dal Parlamento, che approva o respinge. E' un lavoro serio e complesso da terminare in 6/8 mesi, entro la fine dell'anno al massimo, così ci ha detto Bersani. Certo - ha concluso Maroni - naturalmente questo avverrà se nasce il governo, altrimenti si azzera tutto».

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