“corriere.it
25.03.2013”
MILANO - La situazione è, come minimo, stravagante. La
Lega quasi inneggia a Bersani, lo invita al senso di responsabilità, ricorda
che il Paese ha bisogno di una guida. Però, ufficialmente, non voterà la
fiducia all'esecutivo guidato dal segretario pd. Di concerto con il Pdl, al
Senato farà ricorso a tecniche d'aula - una per tutte, lasciare l'assemblea per
abbassare il quorum - per garantire comunque al leader democratico di trovare
«l'abbrivio» per far partire il governo. Da un certo punto di vista, particolarmente
significativa è la posizione di Flavio Tosi, segretario veneto oltre che
sindaco di Verona. Il quale ritiene che «ci siano dei punti programmatici che
sono prioritari». E cioè, «le riforme che servono al Paese come la legge
elettorale, il taglio delle spese della politica, la sburocratizzazione, la
riforma federale con le macroregioni e il Senato federale. Ecco: su punti così,
che se costruiti bene possono essere largamente condivisi, può esserci un
lavoro comune di tutti». Il tutto per dire che serve un concorso ampio su quel
programma: «Non abbiamo bisogno di fare brutte figure a livello internazionale
con governi che non durano». E dunque no a «pateracchi che rischiano di andare
giù con un colpo di vento». Se si passa dal segretario veneto a quello piemontese,
Roberto Cota, la musica cambia di pochissimo.
O meglio, di nulla: «Pier Luigi Bersani deve assumere le iniziative che gli competono: il dato è che al Paese serve un governo. Al Nord serve un interlocutore per la realizzazione del progetto della Macroregione. Il sistema produttivo non può restare in balia di una pressione fiscale alle stelle senza avere alcuna prospettiva». Giusto ieri, tra l'altro, il governatore piemontese ha ufficializzato le sue prossime dimissioni da deputato: «Mi dimetterò nei prossimi giorni. Certo è che, a sentire alcune polemiche becere che vengono fatte, mi verrebbe voglia di prendermi tutto il tempo previsto dalla legge». Se da Torino ci si sposta in Romagna, ecco il segretario Gianluca Pini, fedelissimo maroniano, esercitarsi sulla stessa melodia: «Se Bersani smette i panni del talebano e veste quelli della persona ragionevole allora si può fare un discorso». Perché «noi ci sentiamo chiamati in causa da una responsabilità che non può prescindere da questioni come quella settentrionale. Corteggiati o meno, noi non ne facciamo una questione di bilancini politici». La verità arriva dalla bocca del governatore veneto Luca Zaia: «La gente non accetterebbe di tornare alle elezioni. Occorre essere molto concreti, i cittadini vogliono un governo. Perché la questione dell'emergenza economica è prioritaria su tutto». Ovviamente, la piega che potrebbero prendere gli eventi non piace a tutti. Andrea Romano, di Scelta civica, trova «assurda» la possibilità di un accordo con la Lega: «Bersani sta facendo un accordo sotto banco con la Lega e conta su quello per avere la maggioranza».
O meglio, di nulla: «Pier Luigi Bersani deve assumere le iniziative che gli competono: il dato è che al Paese serve un governo. Al Nord serve un interlocutore per la realizzazione del progetto della Macroregione. Il sistema produttivo non può restare in balia di una pressione fiscale alle stelle senza avere alcuna prospettiva». Giusto ieri, tra l'altro, il governatore piemontese ha ufficializzato le sue prossime dimissioni da deputato: «Mi dimetterò nei prossimi giorni. Certo è che, a sentire alcune polemiche becere che vengono fatte, mi verrebbe voglia di prendermi tutto il tempo previsto dalla legge». Se da Torino ci si sposta in Romagna, ecco il segretario Gianluca Pini, fedelissimo maroniano, esercitarsi sulla stessa melodia: «Se Bersani smette i panni del talebano e veste quelli della persona ragionevole allora si può fare un discorso». Perché «noi ci sentiamo chiamati in causa da una responsabilità che non può prescindere da questioni come quella settentrionale. Corteggiati o meno, noi non ne facciamo una questione di bilancini politici». La verità arriva dalla bocca del governatore veneto Luca Zaia: «La gente non accetterebbe di tornare alle elezioni. Occorre essere molto concreti, i cittadini vogliono un governo. Perché la questione dell'emergenza economica è prioritaria su tutto». Ovviamente, la piega che potrebbero prendere gli eventi non piace a tutti. Andrea Romano, di Scelta civica, trova «assurda» la possibilità di un accordo con la Lega: «Bersani sta facendo un accordo sotto banco con la Lega e conta su quello per avere la maggioranza».

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