“Andrea Ballarin”
“La Padania 14.03.2013”
Eccola la
corazzata Nord che avanza, ecco il primo esempio di quanto possa essere
dirompente l'unione delle forze delle regioni più produttive d'Europa, al di là
di ogni governo possibile a Roma che, nel nuovo contesto macroregionale,
diventa periferia e non più capitale del centralismo. Piemonte, Lombardia,
Veneto, Friuli Venezia Giulia, sono pronte a lanciare la sfida: rompere le
regole, quelle sciocche, ottuse, sganciate dalla realtà, che annientano
l'operatività già molto limitata degli enti locali e annichiliscono il sistema
produttivo peninsulare. Il Patto di stabilità va sforato, se è questo l'unico
modo per far capire che – quantomeno - è necessario un immediato allentamento dei
coefficienti di applicazione del Patto stesso. A sostenerlo Luca Zaia e Roberto
Maroni, neopresidente di Regione Lombardia, ospite ieri nelle terre
Serenissime del governatore del Veneto.
Il tema è noto: da una parte i Comuni sono impossibilitati a preventivare
interventi infrastruttura li sul
territorio, garantire servizi sociali efficienti, ideare investimenti, dall'altra
le imprese fornitrici sono alla canna del gas per i ritardi nei pagamenti degli enti locali,
costretti a congelare le risorse per non sforare il Patto di stabilità ed
essere pesantemente penalizzati nei
trasferimenti dello Stato.
«La strategia - ha, dunque, confermato il presidente del Veneto, Luca Zaia – è quella di richiedere l'allentamento del Patto, disposti a sostenere uno sfondamento che, se fatto come Macroregione del Nord, creerebbe una vera e propria detonazione». La questione, hanno spiegato Maroni e Zaia ai giornalisti, «Si risolve convincendo il governo a modificarlo o costringendolo». «Se 1000 sindaci della Lombardia e 581 del Veneto lo violano, con le Regioni davanti, il Patto di stabilità -è l'esempio concreto rappresentato da Maroni e Zaia - si cambia». Unico margine di trattativa rimane il primo confronto con il nuovo Parlamento: «Da venerdì - evidenziano i due leghisti - ci sarà il nuovo Parlamento e noi porremo loro questa questione». «E un tema – ha spiegato il leader del Carroccio - che grida vendetta. C'è già un'iniziativa dell'Anci e anche noi come Regioni dobbiamo sostenere l'urgenza della modifica del Patto, chiedendo che i Comuni virtuosi siano premiati e siano messi in condizione di fare quel che devono». Tema del quale, purtroppo, dal primo gennaio di quest'anno, hanno iniziato ad occuparsene anche i Comuni sotto i cinquemila abitanti, ai quali il rispetto del Patto è stato esteso: «Noi siamo disposti ad andare fino in fondo – ha avvertito Maroni - per garantire il buon governo delle nostre Regioni, pronti a mobilitare i Comuni, contro quella che è un'invenzione tutta italiana, che deriva da un artificio contabile, anche nel senso di sostenere la loro violazione di un Patto ingiusto, per costringere Roma a modificarlo. È una grande battaglia di civiltà che vogliamo fare, perché crediamo nelle battaglie giuste». «Dobbiamo dare una sveglia a Roma - ha concluso Zaia - e sbloccare i troppi miliardi (soltanto la regione Veneto ne ha bloccati 1,3) che potrebbero dare una boccata di ossigeno alle nostre ormai asfittiche economie. È ormai una questione di civiltà».
«La strategia - ha, dunque, confermato il presidente del Veneto, Luca Zaia – è quella di richiedere l'allentamento del Patto, disposti a sostenere uno sfondamento che, se fatto come Macroregione del Nord, creerebbe una vera e propria detonazione». La questione, hanno spiegato Maroni e Zaia ai giornalisti, «Si risolve convincendo il governo a modificarlo o costringendolo». «Se 1000 sindaci della Lombardia e 581 del Veneto lo violano, con le Regioni davanti, il Patto di stabilità -è l'esempio concreto rappresentato da Maroni e Zaia - si cambia». Unico margine di trattativa rimane il primo confronto con il nuovo Parlamento: «Da venerdì - evidenziano i due leghisti - ci sarà il nuovo Parlamento e noi porremo loro questa questione». «E un tema – ha spiegato il leader del Carroccio - che grida vendetta. C'è già un'iniziativa dell'Anci e anche noi come Regioni dobbiamo sostenere l'urgenza della modifica del Patto, chiedendo che i Comuni virtuosi siano premiati e siano messi in condizione di fare quel che devono». Tema del quale, purtroppo, dal primo gennaio di quest'anno, hanno iniziato ad occuparsene anche i Comuni sotto i cinquemila abitanti, ai quali il rispetto del Patto è stato esteso: «Noi siamo disposti ad andare fino in fondo – ha avvertito Maroni - per garantire il buon governo delle nostre Regioni, pronti a mobilitare i Comuni, contro quella che è un'invenzione tutta italiana, che deriva da un artificio contabile, anche nel senso di sostenere la loro violazione di un Patto ingiusto, per costringere Roma a modificarlo. È una grande battaglia di civiltà che vogliamo fare, perché crediamo nelle battaglie giuste». «Dobbiamo dare una sveglia a Roma - ha concluso Zaia - e sbloccare i troppi miliardi (soltanto la regione Veneto ne ha bloccati 1,3) che potrebbero dare una boccata di ossigeno alle nostre ormai asfittiche economie. È ormai una questione di civiltà».

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