venerdì 29 marzo 2013

Il Governatore: «Vogliamo sostenere LE ECCELLENZE LOMBARDE»


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 29.03.2013”

«La Lombardia è una terra di eccellenze. E noi queste eccellenze vogliamo valorizzarle». Roberto Maroni ricorre ad una  metafora agricola per fotografare uno dei principali impegni che si è assunto in queste prime settimane da Governatore lombardo: sostenere la vocazione imprenditoriale tipica della Lombardia in tutte le sue forme, compresa quella agricola,  essendo la Lombardia, numeri alla mano, la regione a maggiore vocazione agricola, e conseguente produzione, di tutto il  Paese. Agricoltura da intendere come occasione di lavoro e di valorizzazione del territorio lombardo, per avere eccellenze quali i vin i lombardi, nell'ultimo anno protagonisti di un boom clamoroso nelle esportazioni, con una crescita dell'11,2%   per un valore complessivo di 237 milioni di euro. Etichette note da decenni alcune, altre che stanno imponendosi nel  mercato interno e in quello internazionale, tanto che la prossima settimana, nell'appuntamento di Vinitaly, la rassegna  vinicola che si tiene ogni anno alla Fiera di Verona, la Lombardia la farà da padrona, anche in termini numerici, con un  padiglione da 4.400 metri quadrati dove circa 220 espositori proporranno ai visitatori (lo scorso anno furono 50mila) circa  1.000 vini lombardi.
Numeri importanti, come ha voluto ricordare lo stesso Maroni ieri mattina nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Pirelli insieme all'assessore all'Agricoltura, Gianni Fava, e al patron della Fiera di Verona che ospiterà dal 7  aprile Vinitaly 2013, Ettore Riello. «la Lombardia ha delle produzioni di eccellenza in diversi settori, come appunto quella  del vino: produzioni di eccellenza che noi vogliamo sostenere. Nel nostro programma di governo - ha spiegato Maroni - c'è  il riconoscimento della Lombardia come principale regione a vocazione agricola d'Italia. Noi vogliamo sostenere la  produzione agricola, con misure a sostegno della qualità, anche di prodotti di nicchia o di piccola quantità ma di alta qualità». Sostegno all'agricoltura e alla vitivinicoltura che significano anche un sostegno all'occupazione, come ha chiarito  Maroni, che poco prima aveva incontrato le parti sociali per un tavolo di confronto sull'emergenza occupazionale in  Lombardia. «E a questo tavolo c'erano anche i rappresentanti del mondo agricolo, che hanno portato le loro istanze. Tra  l'altro quello dell'agricoltura è un settore dove sta crescendo l'imprenditoria giovanile. Sempre più giovani credono nell'investimento sulla propria terra. E noi vogliamo aiutare i nostri giovani che vogliono fare imprese, nella fase dello start up, concedendo un credito d'imposta ad hoc perché i costi d'inizio attività sono elevati, e poi nello specifico intendiamo utilizzare il nostro demanio agricolo: abbiamo avviato un censimento dei tanti terreni della Lombardia inutilizzati, terreni -  ha chiosato il Governatore lombardo – che vogliamo mettere a disposizione di chi vuole avviare un'attività agricola». Il neo  assessore all'Agricoltura, Gianni Fava - dopo aver orgogliosamente ricordato la sua provenienza da una famiglia di  agricoltori e dalla provincia più agricola della Lombardia, quella di Mantova («Sono il primo mantovano a dirigere  l'assessorato all'Agricoltura in 43 anni di storia regionale e posso dire di aver coronato un sogno») - ha invece sottolineato come intende muoversi con determinazione sui tavoli di Bruxelles per sbattere i pugni e far ottenere maggiori tutele ai nostri prodotti agroalimentari, inclusi i vini, dai pericoli derivanti dalle contraffazioni illecite. «Nelle prossime settimane -  ha precisato Fava - sarà approvata la Politica agricola comunitaria senza che l'Italia possa essere rappresentata in modo degno avendo un Governo a Roma debolissimo. Per cui dovranno essere le regioni a far sentire la loro voce: andrò a  Bruxelles e chiederò, insieme ai colleghi delle Regioni agricole del nord, di essere ricevuti con il medesimo status che viene accreditato ad altre importanti Regioni europee». Quindi una dichiarazioni di guerra alla contraffazione: «Vengo da una  lunga battaglia contro la contraffazione - ha concluso Fava, riferendosi alla sua precedente battaglia parlamentare - che  causa un danno enorme, se pensiamo che sui mercati mondiali l'elusione vale 60 miliardi di euro. Dobbiamo convincere i  consumatori che soltanto i prodotti realizzati qui sono italiani. Di certo, quelli fasulli non dovranno essere più sostenuti con  fondi pubblici. Serve una politica che vada verso la tracciatura e l'etichettatura certa e finora l'Europa ci ha bloccato in questo senso».

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