“Alessandro Montanari”
“La Padania 17.03.2013”
Ha proprio uno strano modo di trattare il
Partito Democratico di Pierluigi Bersani: uno gli tende la mano, aprendo
al dialogo in nome del superiore
interesse del Paese, e quelli lo ricompensano cacciandogli un dito nell'occhio.
Era già accaduto a Silvio Berlusconi, che dopo aver offerto la
disponibilità del Pdl alla ricerca di un governo di larghe intese si è sentito rispondere che il Pd voterà per il suo arresto e forse anche per
la sua ineleggibilità; e ieri è
accaduto anche alla Lega Nord
la quale, dopo essersi detta pronta a prendere in considerazione la candidatura
di Anna Finocchiaro alla presidenza Senato e persino a va lutare un
pacchetto di riforme proposte dal Pd, ha incassato, come ricompensa, l'elevazione
a presidente della Camera di Laura Boldrini ovvero della più ostinata ed
implacabile fustigatrice di Roberto Maroni ai tempi dei suoi, ormai un inversamente
apprezzati, trascorsi al Viminale.
Tra il 2008 e il novembre 2011, infatti, la portavoce dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati si guadagnò titoli di giornale e notorietà criticando in modo estremo, e spesso quasi meccanico, ogni singolo atto di governo del ministro leghista che emergeva dai comunicati della neo- presidente della Camera come un campione di insensibilità ed indifferenza per il semplice fatto di adottare politiche restrittive del tutto legittime e che sovente, applicate tali e quali in altri paesi, non avevano ricevuto, chissà perché, analogo e severissimo trattamento. A dire il vero le bestie nere del ministro leghista - e proprio questa sua appartenenza, probabilmente, era il "peccato originale" che gli si doveva far scontare - erano due: l'altro braccio della morsa catto-comunista, infatti, era Famiglia Cristiana che guarda caso nel 2009 nominò personaggio dell'anno proprio Laura Boldrini. Emblematica la motivazione addotta dal settimanale dei Paolini, distintosi nello stesso anno per aver bollato come «leggi razziali» la possibilità di assegnare un' identità certa - e quindi restituire i relativi diritti, ndr - ai bimbi rom anche attraverso il rilevamento delle impronte digitali. Il riconoscimento, scriveva Famiglia Cristiana, va attribuito alla Boldrini per «Il suo costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo ma soprattutto per la dignità e la fermezza mostrate nel condannare i respingimenti degli immigrati nel Mediterraneo resistendo anche agli attacchi di chi voleva delegittimarla, definendola "estremista"». Già, perché i respingimenti dei clandestini, ai tempi, erano diventati il "male assoluto" e certo non potevano essere concepiti, come viceversa sosteneva Maroni insieme a tutto il Governo Berlusconi, come uno strumento per ripristinare la legalità, arginare i trafficanti di uomini, scoraggiare i viaggi del la morte e dunque, infine, tutelare vite umane. Ma quando mai!... Eppure i dati dicevano proprio quello e per giunta il crollo degli sbarchi seguito all'accordo con la Libia aveva una controprova evidente in quanto accaduto qualche anno prima al socia lista, e dunque buono e bravo, Zapatero. Dopo aver varato una politica di forte richiamo degli immigrati, infatti, il premier socialista spagnolo, vezzeggiatissimo da Onu, Ue e da tutte le "famiglie cristiane" del mondo per il suo solidarismo, si trovò nel 2007 a dover adottare furbi strumenti di incentivo al rimpatrio ma soprattutto a dover sigillare le frontiere per fermare gli arrivi di massa. Ne seguirono episodi assai spiacevoli: Ceuta e Melilla furono militarizzate e protette da recinti di filo spinato alti sei metri sui quali, in diverse maniere, persero la vita almeno sette clandestini. Naturalmente, però, il nemico pubblico degli Alti Commissariati dell'Onu e dei commissari europei per i diritti umani continuava ad essere lui, Roberto Maroni, colpevole a prescindere qualunque cosa facesse o intendesse fare: i respingimenti in mare così come il prelievo delle impronte digitali, l'adozione del reato di clandestinità (già applicato in altri paesi Ue) e perfino l'aumento, entro i limiti decisi dall'Europa, dei tempi di permanenza dei clandestini nei Cie. Su tutte queste iniziative arrivò, sempre puntualissimo, il grido della Boldrini, sentinella d'allarme di un meccanismo perfetto che a cascata innescava la cantilena degli apostoli globali del pensiero unico che, come noto, forniscono l'armamentario ideologico anche alla sinistra nostrana. E fu così, in definitiva proprio grazie a Maroni, che la portavoce si elevò lentamente da funzionaria a personalità politica, prima solo potenziale ed ora conclamata. Peccato però che la signora di Sei, appena insediata nello scranno più alto di Montecitorio, non sia stata votata personalmente da nessun elettore visto che si è votato col Porcellum e che la sua candidatura come capolista nelle circoscrizioni di Marche e Sicilia sia stata decisa dall'assemblea nazionale del partito senza passare dalle primarie. Calata dall'alto. Peccato, perché saremmo stati molto curiosi, dentro la generale debacle del partito guidato da Nichi Vendola, di verificare l' effettivo apprezzamento popolare di certe sue posizioni, conosciute durante il Governo Berlusconi e sbandierate anche in campagna elettorale. A cominciare dalle due colonne del suo manifesto politico: l'abolizione della Bossi-Fini e lo smantellamento del pacchetto sicurezza. «La Bossi-Fini - discettava la Boldrini in campagna elettorale - non ha in alcun modo facilitato il processo di integrazione ed oggi assistiamo al dilagare dello sfruttamento e degli abusi su migranti e rifugiati, oltre ad un aumento esponenziale dei casi di razzismo e xenofobia. La visione criminalizzante di questa legge, basata su l concetto ipocrita che si possa fare entrare a casa propria, assumendola, una persona mai vista prima, ha generato paure assurde ed irregolarità». E il pacchetto sicurezza? «E' una norma che va ribaltata il prima possibile perché è vergognoso che l'insieme di norme sull'immigrazione siano chiamate pacchetto sicurezza. Gli immigrati sono persone, sono la componente umana della globalizzazione». Quanto alla clandestinità, per la Boldrini non solo non può essere codificata in un reato, ma deve anche essere bandita dal linguaggio comune: «Le parole sono fondamentali per avvelenare il pozzo - teorizza - e la parola clandestino andrebbe cancellata dal vocabolario italiano perché carica di pregiudizio e negatività». Volendo sintetizzare la piattaforma programmatico della Boldrini, però, si fa senz'altro prima a prendere la matrice politica originale, il modello Maroni, è a rovesciarlo nel suo contrario filosofico. «Da quando nell'agosto 2011 l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni ha voluto estendere il trattenimento da 6 a 18 mesi nei Cie - scriveva, una settimana prima del voto, la neo-presidente Boldrini sul sito dell'Huffingoton Post - si sono susseguite rivolte, tentativi di fuga e tentativi di suicidi. Il livello di disperazione è tale che i migranti sono pronti a qualsiasi atto di autolesionismo: ingerire detergente, bulloni, cucirsi la bocca e darsi fuoco. Una tensione che aumenta a causa dell'inattività»... Eh già! E' proprio un peccato che la signora Boldrini sia stata sottratta alla spietata ordalia del voto popolare. Allora almeno avremmo capito quanti sono, anche nel magro elettorato di Sel, a condividere la rappresentazione boldriniana dell'Italia leghistizzata dalle norme maroniane come una sorta di Alabama dei tempi bui e quanti invece si sentano più in sintonia con le rilevazioni scientifiche del Cnel e dell ' lstat. Che continuano a indicare le leghistissime Verona e Treviso come le città italiane in cui gli immigrati sono più inseriti e integrati nel tessuto sociale. Curioso, no?
Tra il 2008 e il novembre 2011, infatti, la portavoce dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati si guadagnò titoli di giornale e notorietà criticando in modo estremo, e spesso quasi meccanico, ogni singolo atto di governo del ministro leghista che emergeva dai comunicati della neo- presidente della Camera come un campione di insensibilità ed indifferenza per il semplice fatto di adottare politiche restrittive del tutto legittime e che sovente, applicate tali e quali in altri paesi, non avevano ricevuto, chissà perché, analogo e severissimo trattamento. A dire il vero le bestie nere del ministro leghista - e proprio questa sua appartenenza, probabilmente, era il "peccato originale" che gli si doveva far scontare - erano due: l'altro braccio della morsa catto-comunista, infatti, era Famiglia Cristiana che guarda caso nel 2009 nominò personaggio dell'anno proprio Laura Boldrini. Emblematica la motivazione addotta dal settimanale dei Paolini, distintosi nello stesso anno per aver bollato come «leggi razziali» la possibilità di assegnare un' identità certa - e quindi restituire i relativi diritti, ndr - ai bimbi rom anche attraverso il rilevamento delle impronte digitali. Il riconoscimento, scriveva Famiglia Cristiana, va attribuito alla Boldrini per «Il suo costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo ma soprattutto per la dignità e la fermezza mostrate nel condannare i respingimenti degli immigrati nel Mediterraneo resistendo anche agli attacchi di chi voleva delegittimarla, definendola "estremista"». Già, perché i respingimenti dei clandestini, ai tempi, erano diventati il "male assoluto" e certo non potevano essere concepiti, come viceversa sosteneva Maroni insieme a tutto il Governo Berlusconi, come uno strumento per ripristinare la legalità, arginare i trafficanti di uomini, scoraggiare i viaggi del la morte e dunque, infine, tutelare vite umane. Ma quando mai!... Eppure i dati dicevano proprio quello e per giunta il crollo degli sbarchi seguito all'accordo con la Libia aveva una controprova evidente in quanto accaduto qualche anno prima al socia lista, e dunque buono e bravo, Zapatero. Dopo aver varato una politica di forte richiamo degli immigrati, infatti, il premier socialista spagnolo, vezzeggiatissimo da Onu, Ue e da tutte le "famiglie cristiane" del mondo per il suo solidarismo, si trovò nel 2007 a dover adottare furbi strumenti di incentivo al rimpatrio ma soprattutto a dover sigillare le frontiere per fermare gli arrivi di massa. Ne seguirono episodi assai spiacevoli: Ceuta e Melilla furono militarizzate e protette da recinti di filo spinato alti sei metri sui quali, in diverse maniere, persero la vita almeno sette clandestini. Naturalmente, però, il nemico pubblico degli Alti Commissariati dell'Onu e dei commissari europei per i diritti umani continuava ad essere lui, Roberto Maroni, colpevole a prescindere qualunque cosa facesse o intendesse fare: i respingimenti in mare così come il prelievo delle impronte digitali, l'adozione del reato di clandestinità (già applicato in altri paesi Ue) e perfino l'aumento, entro i limiti decisi dall'Europa, dei tempi di permanenza dei clandestini nei Cie. Su tutte queste iniziative arrivò, sempre puntualissimo, il grido della Boldrini, sentinella d'allarme di un meccanismo perfetto che a cascata innescava la cantilena degli apostoli globali del pensiero unico che, come noto, forniscono l'armamentario ideologico anche alla sinistra nostrana. E fu così, in definitiva proprio grazie a Maroni, che la portavoce si elevò lentamente da funzionaria a personalità politica, prima solo potenziale ed ora conclamata. Peccato però che la signora di Sei, appena insediata nello scranno più alto di Montecitorio, non sia stata votata personalmente da nessun elettore visto che si è votato col Porcellum e che la sua candidatura come capolista nelle circoscrizioni di Marche e Sicilia sia stata decisa dall'assemblea nazionale del partito senza passare dalle primarie. Calata dall'alto. Peccato, perché saremmo stati molto curiosi, dentro la generale debacle del partito guidato da Nichi Vendola, di verificare l' effettivo apprezzamento popolare di certe sue posizioni, conosciute durante il Governo Berlusconi e sbandierate anche in campagna elettorale. A cominciare dalle due colonne del suo manifesto politico: l'abolizione della Bossi-Fini e lo smantellamento del pacchetto sicurezza. «La Bossi-Fini - discettava la Boldrini in campagna elettorale - non ha in alcun modo facilitato il processo di integrazione ed oggi assistiamo al dilagare dello sfruttamento e degli abusi su migranti e rifugiati, oltre ad un aumento esponenziale dei casi di razzismo e xenofobia. La visione criminalizzante di questa legge, basata su l concetto ipocrita che si possa fare entrare a casa propria, assumendola, una persona mai vista prima, ha generato paure assurde ed irregolarità». E il pacchetto sicurezza? «E' una norma che va ribaltata il prima possibile perché è vergognoso che l'insieme di norme sull'immigrazione siano chiamate pacchetto sicurezza. Gli immigrati sono persone, sono la componente umana della globalizzazione». Quanto alla clandestinità, per la Boldrini non solo non può essere codificata in un reato, ma deve anche essere bandita dal linguaggio comune: «Le parole sono fondamentali per avvelenare il pozzo - teorizza - e la parola clandestino andrebbe cancellata dal vocabolario italiano perché carica di pregiudizio e negatività». Volendo sintetizzare la piattaforma programmatico della Boldrini, però, si fa senz'altro prima a prendere la matrice politica originale, il modello Maroni, è a rovesciarlo nel suo contrario filosofico. «Da quando nell'agosto 2011 l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni ha voluto estendere il trattenimento da 6 a 18 mesi nei Cie - scriveva, una settimana prima del voto, la neo-presidente Boldrini sul sito dell'Huffingoton Post - si sono susseguite rivolte, tentativi di fuga e tentativi di suicidi. Il livello di disperazione è tale che i migranti sono pronti a qualsiasi atto di autolesionismo: ingerire detergente, bulloni, cucirsi la bocca e darsi fuoco. Una tensione che aumenta a causa dell'inattività»... Eh già! E' proprio un peccato che la signora Boldrini sia stata sottratta alla spietata ordalia del voto popolare. Allora almeno avremmo capito quanti sono, anche nel magro elettorato di Sel, a condividere la rappresentazione boldriniana dell'Italia leghistizzata dalle norme maroniane come una sorta di Alabama dei tempi bui e quanti invece si sentano più in sintonia con le rilevazioni scientifiche del Cnel e dell ' lstat. Che continuano a indicare le leghistissime Verona e Treviso come le città italiane in cui gli immigrati sono più inseriti e integrati nel tessuto sociale. Curioso, no?

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