“Iva Garibaldi”
“La Padania 17.03.2013”
Diventa presidente di Palazzo Madama con appena 137 preferenze l'ex magistrato
Pietro Grasso. Siamo al quarto tentativo, di fatto l'ultimo possibile,
quando s i arriva al ballottaggio con il candidato di centrodestra Renato
Schifani che non passa per un soffio
(117 preferenze). Grasso ce la fa ma solo grazie alla stampella dei grillini
che ieri si sono squagliati come neve al
sole. Hanno litigato, hanno discusso ma alla fine hanno ceduto. Altro che
indipendenza, gli uomini di Grillo si sono schierati eccome tradendo in pochi
minuti tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Al povero Luis
Alberto Creilana di voti ne sono
andati appena 5. Sarcastico il commento di Roberto Calderoli: «Benvenuti nella casta
ai grillini. E' bastato un giorno per
entrarci». Ma il "sacrificio" non è bastato perché con 137 voti non si
va da nessuna parte. Ne servono 159 al Senato
per poter dire che c'è una maggioranza. La Lega ha tenuto il punto votando in
maniera compatta per Schifani.
Al termine di una estenuante maratona che ha messo a dura prova i neo senatori, il risultato non accontenta nessuno. Il Pd ha battuto i pugni sul tavolo e ha voluto imporre in entrambe le Camere un suo candidato dando così uno schiaffo al risultato uscito dalle urne. In mattinata l'annuncio di Bersani: «i nostri candidati sono Laura Boldrin per la Camera e Grasso per il Senato». Accantonata dunque la candidatura di Anna Finocchiaro che resta gelida al trionfo a metà del collega di partito, ora la strada per la formazione di un Governo diventa tutta in salita. Ma tra un capannello e l'altro di grillini, che per la prima volta hanno disobbedito all'ordine di scuderia di Grillo e Casaleggio di votare solo per il loro candidato, Stefano Orellana. A nulla sono serviti gli appelli del capogruppo Crimi a non rispondere alle sirene. Senza troppo curarsi di chi gli stava attorno, più di un senatore grillino si è fatto beccare a dichiarare la sua preferenza per Grasso. Ma come, è più o meno il ragionamento davanti a un tramessivo alla buvette, mica possiamo far passare Schifani? E così circa 18 voti del M5S sono andati dritti al candidato di Bersani. «Facciamo gli auguri a Grasso, ci mancherebbe altro - chiarisce il capogruppo leghista Massimo Bitonci che ha apprezzato pure più di un passaggio del discorso di insediamento sulla sicurezza e la lotta alla mafia - ma resta il fatto che il Pd ha perso una grande occasione perché avrebbe potuto con questo voto porre le basi politiche per una legislatura di riforme e dare risposte urgenti alle esigenze delle imprese e delle famiglie colpite dalla crisi causata dal disastro del governo Monti. Ha invece scelto di arroccarsi sulle sue posizioni e imposto candidati alla presidenza delle camere espressione di una minoranza rispetto ai risultati delle urne». «Si è pure consumata - prosegue il presidente leghista - la rottura del Movimento 5 stelle. Disobbedendo all’ordine di scuderia, alcuni di loro hanno deciso di appoggiare Grasso tradendo così le promesse fatte ai loro elettori di restare fuori dai giochi della politica». Ma certo la pagina più squallida in commedia l'ha recitata il premier uscente: «Monti, da parte sua ha dimostrato di essere interessato solo alle poltrone. Dopo aver fallito l'obiettivo di diventare la seconda carica dello Stato e non aver ottenuto la promessa di un appoggio del centrodestra per il Colle ha congelato i suoi voti. Una pagina vergognosa degna della peggiore politica da prima Repubblica». E non sono mancate le difficoltà procedurali evidenziate da Calderoli in punta di regolamento: «Perché il ballottaggio produca un esito - ha evidenziato in Aula - è necessario che il vincitore abbia la maggioranza, anche relativa, contando anche le schede bianche». Se dovesse esserci un certo numero di schede bianche - ragiona Calderoli - nessuno dei due contendenti sarebbe in grado di arrivare a quella maggioranza relativa e dunque la votazione andrebbe annullata». Alla fine si contano ben 52 bianche e 7 nulle. Ma per il presidente provvisorio Emilio Colombo è tutto a posto. Sarà. «Per la prima volta è stato eletto un presidente di minoranza. Se uno legge il regolamento ho ragione io».
Al termine di una estenuante maratona che ha messo a dura prova i neo senatori, il risultato non accontenta nessuno. Il Pd ha battuto i pugni sul tavolo e ha voluto imporre in entrambe le Camere un suo candidato dando così uno schiaffo al risultato uscito dalle urne. In mattinata l'annuncio di Bersani: «i nostri candidati sono Laura Boldrin per la Camera e Grasso per il Senato». Accantonata dunque la candidatura di Anna Finocchiaro che resta gelida al trionfo a metà del collega di partito, ora la strada per la formazione di un Governo diventa tutta in salita. Ma tra un capannello e l'altro di grillini, che per la prima volta hanno disobbedito all'ordine di scuderia di Grillo e Casaleggio di votare solo per il loro candidato, Stefano Orellana. A nulla sono serviti gli appelli del capogruppo Crimi a non rispondere alle sirene. Senza troppo curarsi di chi gli stava attorno, più di un senatore grillino si è fatto beccare a dichiarare la sua preferenza per Grasso. Ma come, è più o meno il ragionamento davanti a un tramessivo alla buvette, mica possiamo far passare Schifani? E così circa 18 voti del M5S sono andati dritti al candidato di Bersani. «Facciamo gli auguri a Grasso, ci mancherebbe altro - chiarisce il capogruppo leghista Massimo Bitonci che ha apprezzato pure più di un passaggio del discorso di insediamento sulla sicurezza e la lotta alla mafia - ma resta il fatto che il Pd ha perso una grande occasione perché avrebbe potuto con questo voto porre le basi politiche per una legislatura di riforme e dare risposte urgenti alle esigenze delle imprese e delle famiglie colpite dalla crisi causata dal disastro del governo Monti. Ha invece scelto di arroccarsi sulle sue posizioni e imposto candidati alla presidenza delle camere espressione di una minoranza rispetto ai risultati delle urne». «Si è pure consumata - prosegue il presidente leghista - la rottura del Movimento 5 stelle. Disobbedendo all’ordine di scuderia, alcuni di loro hanno deciso di appoggiare Grasso tradendo così le promesse fatte ai loro elettori di restare fuori dai giochi della politica». Ma certo la pagina più squallida in commedia l'ha recitata il premier uscente: «Monti, da parte sua ha dimostrato di essere interessato solo alle poltrone. Dopo aver fallito l'obiettivo di diventare la seconda carica dello Stato e non aver ottenuto la promessa di un appoggio del centrodestra per il Colle ha congelato i suoi voti. Una pagina vergognosa degna della peggiore politica da prima Repubblica». E non sono mancate le difficoltà procedurali evidenziate da Calderoli in punta di regolamento: «Perché il ballottaggio produca un esito - ha evidenziato in Aula - è necessario che il vincitore abbia la maggioranza, anche relativa, contando anche le schede bianche». Se dovesse esserci un certo numero di schede bianche - ragiona Calderoli - nessuno dei due contendenti sarebbe in grado di arrivare a quella maggioranza relativa e dunque la votazione andrebbe annullata». Alla fine si contano ben 52 bianche e 7 nulle. Ma per il presidente provvisorio Emilio Colombo è tutto a posto. Sarà. «Per la prima volta è stato eletto un presidente di minoranza. Se uno legge il regolamento ho ragione io».

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