mercoledì 20 febbraio 2013

Mps, La Procura vuole chiarezza. La Gdf perquisisce le abitazioni di Mussari e Vigni


“Simone Boiocchi”
“La Padania 20.02.2013”

Mentre i grandi media fingono di non vedere quello che accade a Siena e che ha travolto Rocca Salimbeni, continua senza  sosta il lavoro della Procura decisa a fare velocemente luce sullo scandalo che ha colpito il Monte dei Paschi, la banca da  sempre vicina al Pd. Ieri gli uomini delle Fiamme Gialle che indagano sul caso Mps hanno perquisito le abitazioni di  Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, rispettivamente ex presidente ed ex direttore genera le del l'istituto senese. Perquisiti anche l'abitazione e l'ufficio in Mps di David Rossi, responsabile dell'area comunicazione, non indagato nel l'inchiesta ma  ritenuto persona informata sui fatti. Nell'indagine, intanto, è la Procura di Milano a mettere un argine netto tra la  precedente gestione della banca al centro dell'inchiesta del la Procura di Siena e l'attuale guida dell'istituto rappresentata  da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e ad di Mps.
«Fino alla primavera scorsa - si legge  nell'ordinanza di convalida del fermo e della misura cautelare in carcere firmata dal gip di Milano Alfonsa Maria Ferraro nei confronti di Gian Luca Baldassarri, ex capo dell'area finanza di Mps - la gestione realizzata dal management e dai soggetti  che hanno ricoperto ruoli apicali ha posto l' istituto in una condizione di precario equilibrio economico-finanziario ben percepito dall'autorità di vigilanza che ha seguito frequenti e specifiche ispezioni ». Da quanto riportato nel  provvedimento sono «almeno due» le ispezioni eseguite (dall'11 maggio al 6 agosto 2006; dal 27 settembre al 9 marzo  2012), all'esito delle quali «sono stati formulati rilievi ispettivi di spessore tale da avviare la procedura per la irrogazione di  sanzioni», e nel corso della seconda ispezione «le due operazioni concluse con Nomura nel settembre 2009 sono state oggetto di verifica specifica e di rilievi». Gli effetti "negativi" sul patrimonio di Mps derivanti dal mandate agreement sono «all'attenzione dell'organismo di gestione della società dovendosi rimarcare che la cosiddetta operazione Alexandria è solo una delle scelte gestionali produttive di perdite». Per il gip «i manager della banca e i soggetti posti a capo delle articolazioni interne hanno elaborato e condiviso scelte gestionali dagli esiti, quantomeno, incerti ed i cui profili negativi erano loro ben presenti con la conseguenza che alcune di dette operazioni risultavano non estensibili non solo all'organo di vigilanza, ma alla stessa società di revisione» .

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