mercoledì 13 febbraio 2013

Maroni SOTTO ATTACCO per la portata storica del progetto Macroregione.

“Stefano Bruno Galli” 
“La Padania 13.02.2013” 

Più che contro la Lega, l'aggressione è contro Roberto Maroni, lanciato verso la carica di governatore della Lombardia e sostenuto da un'ampia coalizione, che vede nella sua figura il candidato più credibile e più autorevole alla guida della Regione. Un candidato sostenibile e votabile da tutti i Lombardi. Anzi, il candidato di tutti i lombardi che abbiano a cuore le sorti della propria regione, una regione forte e complessa, virtuosa come ce ne sono poche in Europa. Una regione che, per essere ben governata, ha bisogno – necessariamente bisogno di un uomo di alto profilo politico e istituzionale qual è Roberto Maroni. Che, secondo giudizi unanimi e condivisi, ha sempre fatto bene - al Welfare come agli Interni - quando è stato chiamato a rivestire alte, prestigiose e ambite cariche istituzionali. Regione Lombardia non è un giocattolo da affidare nelle mani di un ex avvocato o di un ex sindaco. Ci vuole di più, molto di più. Ci vuole Roberto Maroni. Punto. Roberto Maroni è sotto attacco perché incarna un progetto politico e dei valori ideali forti. L'idea della Macroregione e l'applicazione del principio - inderogabile in base al quale è giusto che le risorse rimangano sui territori in cui sono state generate hanno solide radici teoriche. Dall'Eridania di Durando al Cantone cisalpino, la legittimità storica del disegno di accorpamento delle tre regioni del Nord - Lombardia, Veneto e Piemonte - ha una sua forza e una sua fondatezza difficilmente negabili.
Il progetto della Macroregione si configura come lo strumento privilegiato per consentire al Grande Nord di trattenere almeno il 75% della fiscalità. È da respingere con fermezza lo stucchevole balletto di cifre orchestrato ad arte per opporsi a questo disegno. Non più di tre anni or sono infatti, ai tempi dell'elaborazione della 42/2009, la legge sul Federalismo fi scale, tutto l'arco costituzionale fu concorde nel condividere due dati. Il primo: la quota di fiscalità gestita dalle Regioni è circa il 35% e fino a che non verrà portata al 55% le Regioni produrranno debito, visto che il peso delle Amministrazioni regionali sulla spesa pubblica ammonta proprio al 55%. Secondo: se guardiamo il problema dalla prospettiva del residuo fiscale, le tre Regioni del Nord ricevono indietro il 65% delle risorse che annualmente trasferiscono allo Stato. E con questo 65% devono onorare gli impegni economici delle spese statali (scuole, strade, caserme) e locali. Sia assumendo il 35%, sia assumendo il 65% come parametro di riferimento, il 75% che caratterizza la proposta di Maroni rappresenta comunque un vantaggio. Basta con le menzogne. Al centro dello schieramento politico, l'ultima invenzione che circola è quella del voto "utile" o del voto "disgiunto", ovviamente a favore di Ambrosoli e contro Maroni. Si tratta davvero di un'inaccettabile boutade degna della peggior cultura politica della Prima repubblica. Un'autentica vergogna. Perché si auspica un voto "contro" Roberto Maroni, non già un voto "per" un progetto politico articolato e un'idea di Lombardia. È molto sleale e scorretto sostenere che un candidato sia sostanzialmente "pericoloso" per il progetto che incarna, perché di questo si tratta. E su questo si cerca di coagulare un vasto fronte oppositorio, contro la candidatura di Maroni. È sleale e scorretto delegittimare l'avversario politico in questo modo perché in una democrazia matura – o che, in modo autoreferenziale, si consideri tale – esiste l'opinione e il giudizio degli elettori. Esiste il verdetto delle urne. Visto che qui ci troviamo di fronte ad un progetto politico ambizioso, articolato e praticabile, che raccoglie il consenso e la condivisione di tutto il popolo lombardo, allora si a Izano le barricate per opporsi frontalmente. Ma senza una prospettiva progettuale che possa essere contrapposta alla Macroregione e al principio che le risorse rimangano sui territori, disegno incarnato da Roberto Maroni. E in spregio alla dignità degli elettori - che sono persone con la loro testa - si auspica il voto "contro". Tutto ciò è davvero vergognoso, sleale e scorretto. Spiace rilevare che alla polifonia di voci contro si sia aggiunta quella di Piero Bassetti, padre nobile di Regione Lombardia di cui nel lontano 1970 - fu il primo presidente. Spiace perché Bassetti ha sempre sostenuto - sin da quegli anni - la necessità di risolvere la Questione settentrionale in chiave macroregionale e ha dato vita a una fondazione, "Giocus et Locus", che pone al centro della propria attività di studio e di ricerca il "glocalismo", inteso quale ragionevole prospettiva per il futuro. Di fronte ai processi di globalizzazione, la tutela delle diversità territoriali - questa la tesi di fondo - è necessaria per garantire alle comunità volontarie un'azione autonoma nel contesto internazionale. Non bisogna insomma difendersi dalla globalizzazione e chiudersi a riccio per sopravvivere. Bisogna piuttosto aggredirla con determinazione, liberandosi dai vincoli oppressivi dello Stato burocratico e accentratore, !asciarselo alle spalle e guardare a un domani diverso, caratterizzato - sotto il profilo istituzionale - dalle aggregazioni macroregionali. Piero Bassetti è arrivato addirittura a smentire il proprio passato e il proprio presente, a gettare alle ortiche e negare questo severo e costante -ma anche, osservato dal di fuori, interessante - impegno intellettuale per censurare il progetto politico "condominiale" di Maroni e auspicarne la sconfitta. La furia ideologica ha reso il presidente Bassetti cieco di fronte alla sua stessa esperienza di vita. Questa è la verità. Bassetti parla della Lombardia come di una regione fra le più ricche d'Europa, che è sempre stata agganciata ai processi di crescita e di sviluppo della civiltà europea. Dovrebbe allora ammettere che la soluzione macroregionale proietta la Lombardia in una nuova dimensione europea, che non ha nulla a che vedere con l'Europa di oggi, quella delle banche, della burocrazia e della finanza. La proietta verso un'Europa che deve essere elvetizzata: il modello svizzero - su base cantonale - rappresenta infatti la soluzione più credibile per l'Europa di domani, quella federale dei popoli. Questo è il progetto, di altri non ce ne sono per la conquista della Lombardia.

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