“Andrea Ballarin”
“La Padania 21.02.2013”
Quando si laurea? A luglio? Le do il mio numero, la mia mail , se divento governatore ci sentiamo e concordiamo le modalità di start-up dell'impresa». La giornata politica di Roberto Maroni inizia ben prima dell'incontro con gli studenti universitari della Bicocca di Milano, ma lo scambio di battute tra un laureando aspirante imprenditore e il segretario del Carroccio è significativo. Maroni mentre parla alla Bicocca anticipa le strategie anticrisi per le nuove generazioni, sostiene che la Regione da lui guidata impegnerà il 3% del Pii lombardo per ricerca e innovazione e che 50 milioni di euro saranno subito assegnati ai giovani talenti in grado di proporre progetti concreti, «soldi veri – dice Maroni - per idee che abbiano un contenuto economico». E allo studente che, non ancora del tutto con vinto, chiede conto della concretezza della proposta, il leader leghista propone lo scambio di contatti. Detto, fatto, si risentiranno dopo la tesi. Notizia di giornata, i titoli accademici patacca di Oscar Giannino: Maroni di fronte agli studenti si lascia andare a una battuta, «ho una vera laurea in giurisprudenza», dice sorridendo e, a margine dell'incontro, non può evitare di commentare la vicenda: «Io mi vergognerei da morire, è stato una grossa delusione».
E ai potenziali elettori che in vista dell'appuntamento con le urne si sarebbero fidati del giornalista- economista, Maroni ha fatto un appello: «Mi rivolgo a quelli che volevano votare Oscar Giannino per i contenuti delle sue proposte - ha detto il segretario del Carroccio - dico che noi abbiamo contenuti su liberalizzazioni, più mercato e meno Stato, sovrapponibili ai suoi. Quindi votate Roberto Maroni». Il leader leghi sta ha, inoltre, chiarito che l'appello è estendibile non solo agli elettori di Giannino, ma anche a quelli di Grillo: «Penso - ha sottolineato Maroni - che tutti i lombardi dovrebbero votare chi può governare questa regione e la può riportare in testa alla classifica; cioè chi ha un'esperienza di governo come il sottoscritto». In mattinata, dagli studi televisivi di Omnibus, il leader della Lega Nord aveva indicato la linea strategica certa del Movimento per il dopo-elezioni, linea che, sinteticamente, si riassume in: niente ammucchiate. «Se vinceremo- ha detto Maroni - andremo al governo, se non vinceremo, la Lega non parteciperà alla grande ammucchiata... pardon, la grande coalizione di tutti». Grande coalizione, al contrario, rincorsa nelle ultime ore soprattutto a sinistra, dove un asse composto da Bersani, Monti, Vendola, Ingroia e per alcuni anche il M5S di Grillo non desterebbe più grande scandalo. L'inserimento di diritto nella coalizione-inciucio del movimento di cui è ancora leader il comico genovese è spiegata dallo stesso Maroni che vede nell'immediato futuro del M5S o «lo spostamento a sinistra, o la dispersione dei voti». Secondo il segretario della Lega, infatti, Grillo «prende voti da tutti i partiti, da destra a sinistra, ma le sue liste sono formate tutte da persone di estrema sinistra, centri sociali e No Tav». Ragione, questa, per presumere che chi del M5S finirà in Parlamento «sarà in parte comprato dalla sinistra», mentre «una parte si disperderà e sarà stato un voto che non serve a nulla, né alla governabilità, né alla costruzione di un nuovo sistema». «L'antipolitica – ha in seguito avuto modo di argomentare al Tg1 il leader del Carroccio - era una componente della Lega, ma avevamo un grande progetto: la riforma federale dello Stato. La politica aveva uno sbocco, mentre nel caso di Grillo c'è l'antipolitica, punto. Nessun progetto». Rimanendo sul palcoscenico della politica nazionale, è inevitabile che in una campagna elettorale nel corso della quale gli argomenti che catalizzano maggiormente l'attenzione dei media sono, sostanzialmente, le medaglie di tolla di Giannino e il cane di Monti (e non gli esodati come faceva notare ieri giustamente il parlamentare leghista Massimo Bitonci), ci sia pure qualcuno –come il presidente della Camera (uscente) Gianfranco Fini, che si abbandona al delirio: «Se parteciperei a un governo con Bersani? - gli è stato chiesto da un cronista - È una domanda che mi hanno fatto centomila volte: lo farei con Bersani, ma anche con Maroni, bisogna vedere per far cosa». Fini si metta l'anima in pace, sia per la gufata della vedova Almirante che ha giurato di ubriacarsi se il leader di Fii rimarrà fuori dal Parlamento, sia per la risposta che Maroni gli ha dato a stretto giro di agenzie: «Governo con Fini? No, grazie». Stilettata anche a Bersani che aveva anticipato ai media un 'operazione di "scouting" per raccattare i voti dei grillini a Parlamento fatto: «Fare scouting - ha tradotto Maroni - significa compravendita di voti, compravendita di parlamentari: mi pare una cosa moralmente illecita da condannare». Sereno, al contrario, il giudizio sull'iniziativa di Silvio Berlusconi di inviare una lettera agli italiani per comunicare l'abolizione dell'Imu nella prima seduta del Consiglio dei ministri in caso di vittoria dell'asse Lega-Pdl: «La lettera sull'Imu - ha tenuto a precisare il leader del Carroccio - mi sembra una buona idea, la formalizzazione di un impegno, che dimostra che è un impegno vero, non solo una promessa da campagna elettorale. C'è una lettera mandata a tutti e questo è la dimostrazione di cosa si farà». Riconfermando la propria indicazione per il Quirinale di Anna Finocchiaro del Pd, il segretario federale ha comunicato, infine, che la chiusura della campagna elettorale del Carroccio per la corsa al Pirellone si terrà alla Fiera di Bergamo, dove si tenne la serata dell'orgoglio leghista: «Sarà un evento straordinario», ha assicurato Maroni.
E ai potenziali elettori che in vista dell'appuntamento con le urne si sarebbero fidati del giornalista- economista, Maroni ha fatto un appello: «Mi rivolgo a quelli che volevano votare Oscar Giannino per i contenuti delle sue proposte - ha detto il segretario del Carroccio - dico che noi abbiamo contenuti su liberalizzazioni, più mercato e meno Stato, sovrapponibili ai suoi. Quindi votate Roberto Maroni». Il leader leghi sta ha, inoltre, chiarito che l'appello è estendibile non solo agli elettori di Giannino, ma anche a quelli di Grillo: «Penso - ha sottolineato Maroni - che tutti i lombardi dovrebbero votare chi può governare questa regione e la può riportare in testa alla classifica; cioè chi ha un'esperienza di governo come il sottoscritto». In mattinata, dagli studi televisivi di Omnibus, il leader della Lega Nord aveva indicato la linea strategica certa del Movimento per il dopo-elezioni, linea che, sinteticamente, si riassume in: niente ammucchiate. «Se vinceremo- ha detto Maroni - andremo al governo, se non vinceremo, la Lega non parteciperà alla grande ammucchiata... pardon, la grande coalizione di tutti». Grande coalizione, al contrario, rincorsa nelle ultime ore soprattutto a sinistra, dove un asse composto da Bersani, Monti, Vendola, Ingroia e per alcuni anche il M5S di Grillo non desterebbe più grande scandalo. L'inserimento di diritto nella coalizione-inciucio del movimento di cui è ancora leader il comico genovese è spiegata dallo stesso Maroni che vede nell'immediato futuro del M5S o «lo spostamento a sinistra, o la dispersione dei voti». Secondo il segretario della Lega, infatti, Grillo «prende voti da tutti i partiti, da destra a sinistra, ma le sue liste sono formate tutte da persone di estrema sinistra, centri sociali e No Tav». Ragione, questa, per presumere che chi del M5S finirà in Parlamento «sarà in parte comprato dalla sinistra», mentre «una parte si disperderà e sarà stato un voto che non serve a nulla, né alla governabilità, né alla costruzione di un nuovo sistema». «L'antipolitica – ha in seguito avuto modo di argomentare al Tg1 il leader del Carroccio - era una componente della Lega, ma avevamo un grande progetto: la riforma federale dello Stato. La politica aveva uno sbocco, mentre nel caso di Grillo c'è l'antipolitica, punto. Nessun progetto». Rimanendo sul palcoscenico della politica nazionale, è inevitabile che in una campagna elettorale nel corso della quale gli argomenti che catalizzano maggiormente l'attenzione dei media sono, sostanzialmente, le medaglie di tolla di Giannino e il cane di Monti (e non gli esodati come faceva notare ieri giustamente il parlamentare leghista Massimo Bitonci), ci sia pure qualcuno –come il presidente della Camera (uscente) Gianfranco Fini, che si abbandona al delirio: «Se parteciperei a un governo con Bersani? - gli è stato chiesto da un cronista - È una domanda che mi hanno fatto centomila volte: lo farei con Bersani, ma anche con Maroni, bisogna vedere per far cosa». Fini si metta l'anima in pace, sia per la gufata della vedova Almirante che ha giurato di ubriacarsi se il leader di Fii rimarrà fuori dal Parlamento, sia per la risposta che Maroni gli ha dato a stretto giro di agenzie: «Governo con Fini? No, grazie». Stilettata anche a Bersani che aveva anticipato ai media un 'operazione di "scouting" per raccattare i voti dei grillini a Parlamento fatto: «Fare scouting - ha tradotto Maroni - significa compravendita di voti, compravendita di parlamentari: mi pare una cosa moralmente illecita da condannare». Sereno, al contrario, il giudizio sull'iniziativa di Silvio Berlusconi di inviare una lettera agli italiani per comunicare l'abolizione dell'Imu nella prima seduta del Consiglio dei ministri in caso di vittoria dell'asse Lega-Pdl: «La lettera sull'Imu - ha tenuto a precisare il leader del Carroccio - mi sembra una buona idea, la formalizzazione di un impegno, che dimostra che è un impegno vero, non solo una promessa da campagna elettorale. C'è una lettera mandata a tutti e questo è la dimostrazione di cosa si farà». Riconfermando la propria indicazione per il Quirinale di Anna Finocchiaro del Pd, il segretario federale ha comunicato, infine, che la chiusura della campagna elettorale del Carroccio per la corsa al Pirellone si terrà alla Fiera di Bergamo, dove si tenne la serata dell'orgoglio leghista: «Sarà un evento straordinario», ha assicurato Maroni.

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