“Simone Girardin”
“La Padania 07.02.2013”
A Monti vengono i
brividi a pensare a una vittoria di Berlusconi? A me viene freddo solo a
vedere l'inciucio che sta facendo con Bersani prima del voto...». Dal
Mantovano, per un tour delle aziende che provano a resistere alla crisi,
strette nella morsa tra una pressione fiscale insostenibile e la concorrenza
sleale della Cina, Roberto Maroni replica al premier, colpevole di aver peggiorato tutti i dati
economici del Paese. E la lista è lunga, implacabile: disoccupazione record, debito
pubblico alle stelle e un fisco che ha raggiunto livelli asfissianti. Poi la
bordata: «Quello a cui stiamo assistendo, tra il leader del Pd e Monti, è il peggio
del peggio della prima repubblica. Con loro torniamo indietro di 20 anni ». Il
missile è lanciato. Nel mirino anche Umberto Ambrosoli che destino vuole
fosse anche lui nei dintorni di Mantova per la campagna elettorale. Nelle ultime ore il candidato del centrosinistra
è tornato a chiedere il voto disgiunto in Lombardia. Tradotto: cari montiani
votatemi alle regionali. «Intanto - chiarisce l'ex ministro leghista – qualcuno
mi dovrà spiegare perché i sostenitori di Albertini devono votare per Ambrosoli. Mi sa
che alla fine voteranno il sottoscritto visto quello che stanno combinando».
«Ci ha fatto una testa così sulle liste pulite. Predicavano un giorno sì e uno
no. Ora Ambrosoli si ritrova con la lista più sporca di tutti. Ma va a ciapà i ratt…",
gli suggerisce in dialetto. Per Maroni si stanno facendo male da soli. E «I Lombardi
- fa capire l'assessore regionale del Carroccio Andrea Gibelli, apripista
in queste visite al mondo delle imprese Lombarde - non sono stupidi come crede
il Pd e Monti».
Ma al leader leghista non piace parlare di «certe robe da vecchia politica». Preferisce gli incontri «On the road» con gli imprenditori. «Ci sono migliaia di aziende che fanno letteralmente i salti mortali per resistere alle difficoltà. Che danno lavoro a tante famiglie. Che credono in quello che fanno. Noi dobbiamo stare dalla loro parte, non delle banche». È la Lombardia che piace al candidato governatore del centrodestra, quella che si rimbocca le maniche, che «lavora e produce». «L'opposto - annota ancora Maroni - di quella che ha in mente Monti». Sono gli stessi imprenditori mantovani che Maroni incontra a confermare che «con questo andazzo qui in Lombardia non rimarrà più nulla. Se ne andranno tutti». E Dio solo sa quante mattine ci ha pensato il signor Mareni, da oltre 40 anni proprietario della tintoria Barbara di Castelnuovo di Asola. Un fiore all'occhiello a livello europeo. Con dentro un numero magico per Maroni: 75. Il numero dei dipendenti dell'azienda che la famiglia Moreni difende come fossero figli. «Siamo nati e cresciuti qui, in questa terra. E qui vorremmo rimanere, ma ragazzi è dura ». Colpa di una tassazione su l lavoro esasperata, di costi energetici fuori mercato, di una contraffazione in crescita. se poi ci metti che «da noi devi rispettare la 626, le norme antinquinamento mentre gli altri se ne fregano, allora diventa tutto più complicato ». La crisi fa male anche in un'azienda da 20 mila kg di calze al giorno. «Abbiamo dovuto rivedere perfino le sponsorizzazioni alla nostra squadra ciclistica fatta di tanti giovanissimi...». Ma è tutto il distretto della calzetteria che fatica a tirare avanti. Maroni visita e ascolta. E come un buon medico prova a dare la sua ricetta vincente. «Trattenere il 75 per cento delle tasse su l territorio non è più un sogno. È qualcosa che dobbiamo realizza re. Lo dobbiamo a tutti questi imprenditori che fanno grande la Lombardia, ai nostri ragazzi perché non siano costretti a scappare via per mancanza di prospettive». Più tardi, al calzificio Lemar di Castel Goffredo, Maroni ritornerà sui progetti che ha in testa: «Cose concrete, vere. Gli altri pensano agli inciuci, gente senza idee». cdi frutto del nostro lavoro rimanga qui». E con queste risorse – spiega Maroni - «possiamo abbassare le tasse. Perché i nostri imprenditori non chiedono sussidi ma non morire di fisco». E il governo Monti ha il record «delle tasse, della disoccupazione, degli esodati, una bomba sociale». «Regione Lombardia si farà carico per i lavoratori lombardi », anticipa il leader leghista che si dice fiducioso sulla vittoria finale. Così ribadirà poco dopo, verso le 18.30, nella tappa alle Messaggerie del Garda di Castiglione delle Stiviere, azienda leader nel settore della logistica e dei trasporti. Maron i è un treno in corsa. Conosce bene il bina rio dove andare. E, a sentirlo, non c'è storia: «Idee o progetti alternativi ai nostri? Non ne ho sentiti. l miei avversari non sanno fare altro che attaccarmi». «Ho capito che non condividono la scelta di trattenere il 75 per cento delle tasse dove si producono. Va bene - scherza Maroni - ci dicano che cosa vogliono fare della Lombardia. Quali idee propongono». E stuzzica ancora Albertini: «Ho scoperto da Monti che è n solo per farmi perdere! Tutti sanno che è anche candidato al senato romano, si è già preparato il paracadute». Poi, intorno alle 20, la presentazione dei candidati della civica che prende il suo nome all'Hotel Dunant di Castiglione delle Stiviere. A fare gli onori di casa, in una sala stracolma di gente, il parlamentare leghista Gianni Fava (insieme al collega piacentino Massimo Polledri). «La Lombardia è uno Stato – ha esordito Fava - Non solo perché abbiamo 10 milioni di abitanti ma perché qui si produce quanto in un Paese europeo». Maroni lo rimprovera simpaticamente: «Siamo più di uno Stato. Nessuno ha delle eccellenze come le nostre». «Continuiamo a crescere - annuncia Maroni - Tutti i sondaggi ci danno in costante crescita. Certo, la strada è ancora lunga, faticosa ma mi piace. Ci sono tante aspettative su di me e sulla Lega. Noi ci siamo». Maroni snocciola numeri, promette aiuti concreti ai giovani e alle imprese («Con Monti ne chiude una al minuto») e saluta i tre candidati nella lista civica: Carla Salvadori, Massimiliano Gazzoni, Davide Ceresale. «Io credo in voi. Questa lista civica in Lombardia rappresenta una nuova idea di fare politica, allargandola alla società civile». Anche a loro il compito di intercettare i delusi della politica. Ma anche quello di ascoltare i bisogni della gente, del proprio territorio. Da dove la Lega vuole riparti re per riconquistare il Nord e diventarne il primo partito. C'è solo il tempo per ricordare che «nella Lega come in Regione c'è spazio solo per merito e onestà. Basta con la storiella sono figlio di ... ». E per chi tradisce - avverte - «Si chiuderanno per sempre le nostre porte». Poi i saluti: «La Lombardia - chiosa il leader del Carroccio - è una splendida macchina da corsa. Serve un pilota esperto e onesto. Quello sono io. Non possiamo farla guidare a chi non ha nemmeno la patente della moto...». Più chiaro di così.
Ma al leader leghista non piace parlare di «certe robe da vecchia politica». Preferisce gli incontri «On the road» con gli imprenditori. «Ci sono migliaia di aziende che fanno letteralmente i salti mortali per resistere alle difficoltà. Che danno lavoro a tante famiglie. Che credono in quello che fanno. Noi dobbiamo stare dalla loro parte, non delle banche». È la Lombardia che piace al candidato governatore del centrodestra, quella che si rimbocca le maniche, che «lavora e produce». «L'opposto - annota ancora Maroni - di quella che ha in mente Monti». Sono gli stessi imprenditori mantovani che Maroni incontra a confermare che «con questo andazzo qui in Lombardia non rimarrà più nulla. Se ne andranno tutti». E Dio solo sa quante mattine ci ha pensato il signor Mareni, da oltre 40 anni proprietario della tintoria Barbara di Castelnuovo di Asola. Un fiore all'occhiello a livello europeo. Con dentro un numero magico per Maroni: 75. Il numero dei dipendenti dell'azienda che la famiglia Moreni difende come fossero figli. «Siamo nati e cresciuti qui, in questa terra. E qui vorremmo rimanere, ma ragazzi è dura ». Colpa di una tassazione su l lavoro esasperata, di costi energetici fuori mercato, di una contraffazione in crescita. se poi ci metti che «da noi devi rispettare la 626, le norme antinquinamento mentre gli altri se ne fregano, allora diventa tutto più complicato ». La crisi fa male anche in un'azienda da 20 mila kg di calze al giorno. «Abbiamo dovuto rivedere perfino le sponsorizzazioni alla nostra squadra ciclistica fatta di tanti giovanissimi...». Ma è tutto il distretto della calzetteria che fatica a tirare avanti. Maroni visita e ascolta. E come un buon medico prova a dare la sua ricetta vincente. «Trattenere il 75 per cento delle tasse su l territorio non è più un sogno. È qualcosa che dobbiamo realizza re. Lo dobbiamo a tutti questi imprenditori che fanno grande la Lombardia, ai nostri ragazzi perché non siano costretti a scappare via per mancanza di prospettive». Più tardi, al calzificio Lemar di Castel Goffredo, Maroni ritornerà sui progetti che ha in testa: «Cose concrete, vere. Gli altri pensano agli inciuci, gente senza idee». cdi frutto del nostro lavoro rimanga qui». E con queste risorse – spiega Maroni - «possiamo abbassare le tasse. Perché i nostri imprenditori non chiedono sussidi ma non morire di fisco». E il governo Monti ha il record «delle tasse, della disoccupazione, degli esodati, una bomba sociale». «Regione Lombardia si farà carico per i lavoratori lombardi », anticipa il leader leghista che si dice fiducioso sulla vittoria finale. Così ribadirà poco dopo, verso le 18.30, nella tappa alle Messaggerie del Garda di Castiglione delle Stiviere, azienda leader nel settore della logistica e dei trasporti. Maron i è un treno in corsa. Conosce bene il bina rio dove andare. E, a sentirlo, non c'è storia: «Idee o progetti alternativi ai nostri? Non ne ho sentiti. l miei avversari non sanno fare altro che attaccarmi». «Ho capito che non condividono la scelta di trattenere il 75 per cento delle tasse dove si producono. Va bene - scherza Maroni - ci dicano che cosa vogliono fare della Lombardia. Quali idee propongono». E stuzzica ancora Albertini: «Ho scoperto da Monti che è n solo per farmi perdere! Tutti sanno che è anche candidato al senato romano, si è già preparato il paracadute». Poi, intorno alle 20, la presentazione dei candidati della civica che prende il suo nome all'Hotel Dunant di Castiglione delle Stiviere. A fare gli onori di casa, in una sala stracolma di gente, il parlamentare leghista Gianni Fava (insieme al collega piacentino Massimo Polledri). «La Lombardia è uno Stato – ha esordito Fava - Non solo perché abbiamo 10 milioni di abitanti ma perché qui si produce quanto in un Paese europeo». Maroni lo rimprovera simpaticamente: «Siamo più di uno Stato. Nessuno ha delle eccellenze come le nostre». «Continuiamo a crescere - annuncia Maroni - Tutti i sondaggi ci danno in costante crescita. Certo, la strada è ancora lunga, faticosa ma mi piace. Ci sono tante aspettative su di me e sulla Lega. Noi ci siamo». Maroni snocciola numeri, promette aiuti concreti ai giovani e alle imprese («Con Monti ne chiude una al minuto») e saluta i tre candidati nella lista civica: Carla Salvadori, Massimiliano Gazzoni, Davide Ceresale. «Io credo in voi. Questa lista civica in Lombardia rappresenta una nuova idea di fare politica, allargandola alla società civile». Anche a loro il compito di intercettare i delusi della politica. Ma anche quello di ascoltare i bisogni della gente, del proprio territorio. Da dove la Lega vuole riparti re per riconquistare il Nord e diventarne il primo partito. C'è solo il tempo per ricordare che «nella Lega come in Regione c'è spazio solo per merito e onestà. Basta con la storiella sono figlio di ... ». E per chi tradisce - avverte - «Si chiuderanno per sempre le nostre porte». Poi i saluti: «La Lombardia - chiosa il leader del Carroccio - è una splendida macchina da corsa. Serve un pilota esperto e onesto. Quello sono io. Non possiamo farla guidare a chi non ha nemmeno la patente della moto...». Più chiaro di così.

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