martedì 12 febbraio 2013

LA SINISTRA HA LA MARONITE


“Alessandro Montanari”
 “La Padania 12.02.2013”

La sinistra ha capito che sta per perdere tutto, ecco perché, oltre alla recrudescenza dell'antica fobia berlusconiana, sta manifestando ora anche i sintomi di una nuova, preoccupante, isteria: la maronite. E' quanto denuncia, tra il serio e il faceto, lo stesso Roberto Maroni in una densa intervista all'agenzia Adnkronos. «Ogni giorno mi attaccano - lamenta il segretario del Carroccio ma questo dimostra solo il loro nervosismo. Bersani pensava di aver già vinto ma ora si sta apprestando ad una seconda gioiosa macchina  da guerra di occhettiana memoria...». La Lombardia, infatti, non è solo il campo di battaglia delle amministrative: è anche il posto dove si vincono o si perdono le elezioni politiche. E i brutti pensieri di Bersani discendono dal fatto, del tutto imprevisto, che Silvio Berlusconi sta riportando a galla il Pdl... «Berlusconi - gli riconosce l'alleato Maroni - ha una forza intrinseca in campagna elettorale che nessun altro ha. L'ha dimostrato in alcune trasmissioni televisive: lui ha la capacità di dettare i temi della campagna elettorale. Ecco perché sono ritornati i toni antiberlusconiani mentre in Lombardia c'è una retorica anti-maroniana...». A dettare l'agenda della sinistra, in effetti, non è più la politica, ma la paura . E la paura produce caos. Come leggere diversamente gli appelli al voto disgiunto lanciati in ordine sparso da i monti ani e subito ben accolti dal candidato Ambrosoli? Maroni, comunque, non s i impensierisce: questo caos, al contrario, ritiene che finirà per aiutarlo. cc E' vero – spiega il Segretario – alcuni esponenti della lista Monti hanno fatto appelli per votare Ambrosoli, ma è altrettanto vero che da altri esponenti della stessa lista  sono partiti appelli per non votare Ambrosoli. lo dico questo: i candidati in lizza sono due, io e Ambrosoli, e Ambrosoli è  sostenuto dalla sinistra radicale.
Come fa un moderato a vota re un candidato sostenuto dalla sinistra radicale? Non può.  Ecco perché ritengo che questo appello al voto disgiunto finirà in realtà per favorire me». Con Maroni presidente della Lombardia e Veneto e Piemonte a guida leghista si aprirebbero le porte per la macroregione. cc Riunire le forze delle regioni del Nord - sintetizza il leader leghista -  per contare di più in Italia e in Europa. Dieci-quindici anni fa questo progetto sembrava un'utopia, oggi invece no, al punto che questa cosa è auspicata dalla stessa Ue la quale intende favorire l'aggregazione di aree omogenee che chiama euroregioni. Fare la macroregione non vuol dire staccarsi dal Sud, ma  l'esatto contrario perché se si ferma la locomotiva del Nord, si ferma tutto il Paese». Qualcuno, però, fa terrorismo psicologico in torno al progetto. Nel mirino, ad esempio, è finita anche la proposta di ri correre ad una moneta complementare per aiutare il sistema delle imprese loca li a risollevarsi. Maroni si stupisce dello stupore. cc E' una cosa che succede già in Francia e in Germania, funziona. Il mondo delle imprese mette in circolo una moneta complementare e questo facilita l'accesso al credito. Non s i tratta di un'alternativa all'euro». Intanto però la campagna elettorale inghiotte le  proposte per il futuro e si incaglia sulle vecchie questioni del passato. «Con il Pdl - rispiega per l'ennesima volta Maroni -  c'è stato un matrimonio d'interesse reciproco. E comunque io rivendico al governo Berlusconi di avere fatto tante cose buone. Ne cito solo tre: la legge Biagi che ha reso più facile l'accesso dei giovani al lavoro, la messa in sicurezza del  sistema pensionistico e, soprattutto, la grande lotta alla criminalità organizzata ». Il record dei latitanti arrestati e de i ben i  patrimoniali sequestrati, in effetti, sono in capo alla gestione Maroni del Vi minale. E su questo terreno è fa ci le vi n cere  la partita con la sinistra ideologica di Giuliano Pisapia, scandalizzatasi per l'avviso del Consolato americano ai propri concittadini sull'aumento della criminalità a Milano. «Il Consolato – afferma l'ex ministro dei record - ha fatto bene a fare quella circolare ma è una cosa che non ha precedenti e che costituisce una gravissima denuncia del degrado della sicurezza a Milano. l reati predatori sono aumentati del 45%. E una responsabilità della sinistra c'è perché questi reati si combattono presidiando il territorio». E se l'alleanza con Berlusconi, ammette Maroni, è un «matrimonio di reciproco interesse», va anche detto che il Cavaliere ultimamente si è preso qualche libertà rispetto al programma sottoscritto col Carroccio. «Sono contrario a con doni, amnistie e in generale a tutti i colpi di spugna - chiarisce Maroni - perché penalizzano chi si è comportato bene». No dal Segretario anche alla riforma, ora sostenuta anche dal Pdl, dello ius soli. «Noi - ribadisce il leader leghista -siamo per mantenere il principio dello ius sanguinis. Lo ius soli sarebbe uno stravolgimento inaccettabile e comporterebbe l'afflusso di masse di cittadini extracomunitari. Detto questo, ripeto: chiunque può venire in Italia dove deve avere tutti i diritti tranne uno, il diritto di voto, che spetta solo ai cittadini italiani». Diversa, rispetto al leader alleato,  è anche la posizione sui matrimoni gay. «Nella costituzione afferma Maroni - la fa miglia è la società natura le fondata sul matrimonio e questo è un principio che condivido. Due persone che vogliono vivere insieme hanno diritto ad avere le agevolazioni del caso, ma la famiglia per noi merita un'attenzione maggiore, soprattutto sul fronte fiscale. Per questo in Lombardia abbiamo pensato ad un'articolazione del quoziente familiare che favorisce le famiglie che hanno più figli». Berlusconi ha anche proposto di rendere impignorabile la prima casa e di restituire l'Imu. Maroni sottoscrive. «La casa è un bene assoluto e non deve essere pignorata. Sono d'accordo anche a restituire l'Imu, ricordando però che noi avevamo  votato contro. Le risorse? Potrebbero arrivare dall'accordo con la Svizzera» . Da qui al tema della fuga oltre-confine delle  imprese il passo è breve. «Canton Ticino, Slovenia e Carinzia - ricorda Maroni - attraggono i nostri imprenditori per la  minore pressione fiscale e la minore burocrazia ed io voglio trattare con Roma una zona di fiscalità di vantaggio per evitare  che le nostre imprese decidano di delocalizzare. Meno tasse per le imprese per non perdere posti di lavoro: questo è utile alla Lombardia e a tutto il Paese». Alle imprese potrebbero pensarci anche le banche, se facessero le banche... Meglio: se qualcuno controllasse che facciano davvero le banche. Lo spunto di discussione è il caso Mps, ma il siluro è per Bankitalia. «E' giusto dare più poteri a Bankitalia ma prima bisogna cambiarne la struttura perché gli azionisti sono le stesse banche che Bankitalia dovrebbe controllare. Questo e' un conflitto d'interesse. Per noi invece Bankitalia deve diventare un'autorità  indipendente e le banche devono uscire dall'azionariato» . Contro gli intrecci politica- finanza, infatti, non si batte solo Beppe Grillo: c'è anche una politica buona. «Non è vero – protesta accoratamente Maroni - che Grillo è l'unico a riempire le piazze, anche io riempio le piazze e i teatri. Paura di Grillo? Nessuna . Democrazia vuoi dire votare e se Grillo prenderà  tanti voti allora vuoi dire che governerà, male, come sta facendo a Parma. I politici però non sono tutti uguali e non sono  tutti ladri. lo ad esempio non sono così. La nostra è la politica con la P maiuscola». Sulla gestione dei soldi, fanno notare gli  intervistatori, anche la Lega in passato ha avuto qualcosa da rimproverarsi . Al contrario di Giorgia Meloni, tuttavia, Maroni  giura di non essersi mai vergognato di essere nella Lega. «Mi sono incazzato, ma non mi sono mai vergognato. lo -  puntualizza il Segretario – ho fatto pulizia e ho cacciato chi si è approfittato della fiducia dei militanti. Chi ha sbagliato non è stato ricandidato. Quanto alla legge lombarda sui rimborsi, ribadisco che va cambiata e che lo farò appena eletto. Nell'indennità del consigliere dev'essere compreso tutto». Dopo la partita del Pirellone, infine, si riaprirà la corsa alla segreteria del Carroccio. Maroni torna a prometterlo: «Io sono per sani principi come "un culo, uno sedia". Chi fa il presidente della Regione Lombardia può fare solo quello. Ma chi sarà il nuovo segretario lo deciderà il congresso federale. Per me, visto che dobbiamo aprire una fase nuova, deve essere un giovane. Ma il congresso è sovrano». Un'ultima nota sul taccuino riguarda la corsa al Colle. «In mente – confida Maroni - ho più di un nome, ma non ne faccio nessuno. Posso solo  dire che mi piacerebbe che al Quirinale questa volta ci andasse una donna». 

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