“Simone Girardin”
“La Padania 21.02.2013”
Senza vergogna direbbe qualcuno. Di sicuro
farà discutere in questi ultimi giorni di campagna elettorale le aperture di Bersani
e Monti a Grillo. Lui, il comico genovese prestato alla politica, non li ha
mai risparmiati nei suoi comizi in giro per il Paese. Il leader del Pd e il professore
sono i suoi due bersagli preferiti insieme a Berlusconi («il nano»). Eppure il
lavoro di mandibola di Grillo si può anche mandare giù
davanti ai numeri, dentro le urne, che rischia di avere. E allora ecco che il premier e numero uno di Scelta Civica, sogna un
comico genovese a ministro tecnico: «Quello delle piazze è un importantissimo serbatoio che Grillo riempie
anche con funzione utile di segnalazione di rabbia e insoddisfazione per la politica tradizionale; ma è una protesta da cui
è difficile vedere emergere una proposta. Grillo - annota però Monti - potrebbe essere un ministro tecnico, i suoi
candidati non so va Iuta re che tipo di approccio di governo possano avere, ma
la forza di Grillo sono gli elettori che lo voterebbero e quelle energie è
fondamenta le non snobbarle ma convogliarle». Se non fosse vero, potrebbe suonare come una barzelletta.
Ma è tutto nero su bianco. Tutto vidimato. Sono le parole di un premier che vuole a tutti i costi tornare a
fare il presidente del Consiglio. Probabilmente ci riuscirà, grazie
all'inciucio con Bersani, qualche caramella ai seguaci di Grillo e a un 10 per cento (queste le ultime proiezioni)
della Lista che porta il suo nome. Sì, è
vero, poi nelle sue giravolte quotidiane Monti tenta la marcia indietro («Non è
stato provato finora ma credo sia difficile governare con lui, Grillo ndr). Ma
è ormai chiaro come sia Monti che Bersani lo stiano tirando per la giacchetta. Soprattutto
il leader del Pd.
Leggere per credere. «A Grillo dico che non si vince sulle macerie, sulle macerie sta bene solo chi ha i soldi. Se in Parla mento ci saranno i grillini ci sarà da fare uno scouting per capire se intendono essere eterodiretti o partecipare senza vincoli di mandato. Non è campagna acquisti ma li testeremo su i fatti». In una videochat al Corriere.it il leader del Pd non nasconde una certa preoccupazione per i suoi atteggiamenti antidemocratici ma nello stesso tempo mette le mani avanti nella speranza di soffiare a Grillo qualche voto utile a governare. Incredibile: Pd e Monti iniziano a farsela sotto. Tanto che Bersani si inventa un nuovo nome: scouting. Insomma, se Berlusconi convince un qualsiasi Scilipoti a passare con lui si chiama mercato delle vacche, se lo fa Bersani con un grillino qualsiasi, nel Pd si dice "scouting" (A volte basta chiamare le cose nel modo giusto per non vergognarsi). Un vecchio trucco della sinistra, ma Bersani pensa che possa ancora funzionare. Di fatto il segretario del Pd ha capito che non avrà una maggioranza decente per governare, né basterà allearsi con Monti, ammesso che entri in parlamento, e allora bisogna andare a guadagnarsi la fiducia parlamentare per parlamentare. Siccome è probabile che alla Camera e al Senato ci saranno un centinaio di questi dilettanti a 5 stelle, non dovrebbe essere difficile convertire qualcuno. Giusto quelli che bastano per andare avanti con le poltrone sotto il sedere. «Oh sia chiaro: non è campagna acquisti, ma li testeremo sui fatti», spiega a suo modo Bersani. Una logica da vero giaguaro con la infantile speranza che così facendo si possano risolvere i problemi. Di governo, non delle famiglie. Ma se per Bersani andare a letto con la moglie del vicino di casa è scouting (non da stronzi) rimane su l tavolo il problema Grillo. O meglio: cosa succederà una volta entrati in Parlamento. Come si comporteranno? Il rischio, reale, è che alla fine si squaglino come neve al sole andando di qua e di là. Non seguendo più il loro guru e appoggiando magari un Esecutivo Monti-Bersani: lo stesso che Grillo ha disintegrato più volte nei propri comizi. Allora il vero nodo è qui: i grillini saranno in grado di fare una vera opposizione come hanno annunciato, senza inciuci o ammucchiate? Oppure faranno una finta opposizione, ammiccando a destra e sinistra a secondo delle proprie esigenze? Un caso su tutti. quello siciliano. Dove alcuni giornalisti, compresa repubblica, avevano deciso di fare le pulci ai 15 neo eletti in consiglio regionale. Dovevano ridursi lo stipendio a 2.500 euro al mese. Ci hanno messo a quanto pare un pachino di più. I maligni dicono che volessero far finta di nulla. Loro, i diretti interessati, spiegarono che era solo una questione tecnica. Alla fine hanno dovuto organizzare un "restituzione day" in cui i deputati siciliani di Grillo hanno messo una parte del loro stipendio, circa il 50 per cento, in un fondo per il microcredito. Incomprensioni a parte, l'onda lunga di Grillo sta agitando i palazzi romani. Si parla di oltre il 20 per cento per il "partito" del comico. Tradotto: oltre cento parlamentari. Che significherebbe anche presidenze di commissioni. Ma come si comporteranno una volta entrati nelle Aule di Montecitorio e di Palazzo Madama? Cercheranno di non "contaminarsi"? Il mandato degli elettori pare chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia. E allora il primo errore che potrebbero commettere i grillini neo eletti sarebbe quello della scilipolitizzazione. Uno dei primi banchi di prova concreti sarà l'elezione del presidente della Repubblica. Anton io Di Pietro o Dario Fo o Romano Prodi? Di sicuro Grillo e soci dovranno cimentarsi con il pragmatismo. Ma il rischio di vedere tanti Scilipoti resta molto alto.
Leggere per credere. «A Grillo dico che non si vince sulle macerie, sulle macerie sta bene solo chi ha i soldi. Se in Parla mento ci saranno i grillini ci sarà da fare uno scouting per capire se intendono essere eterodiretti o partecipare senza vincoli di mandato. Non è campagna acquisti ma li testeremo su i fatti». In una videochat al Corriere.it il leader del Pd non nasconde una certa preoccupazione per i suoi atteggiamenti antidemocratici ma nello stesso tempo mette le mani avanti nella speranza di soffiare a Grillo qualche voto utile a governare. Incredibile: Pd e Monti iniziano a farsela sotto. Tanto che Bersani si inventa un nuovo nome: scouting. Insomma, se Berlusconi convince un qualsiasi Scilipoti a passare con lui si chiama mercato delle vacche, se lo fa Bersani con un grillino qualsiasi, nel Pd si dice "scouting" (A volte basta chiamare le cose nel modo giusto per non vergognarsi). Un vecchio trucco della sinistra, ma Bersani pensa che possa ancora funzionare. Di fatto il segretario del Pd ha capito che non avrà una maggioranza decente per governare, né basterà allearsi con Monti, ammesso che entri in parlamento, e allora bisogna andare a guadagnarsi la fiducia parlamentare per parlamentare. Siccome è probabile che alla Camera e al Senato ci saranno un centinaio di questi dilettanti a 5 stelle, non dovrebbe essere difficile convertire qualcuno. Giusto quelli che bastano per andare avanti con le poltrone sotto il sedere. «Oh sia chiaro: non è campagna acquisti, ma li testeremo sui fatti», spiega a suo modo Bersani. Una logica da vero giaguaro con la infantile speranza che così facendo si possano risolvere i problemi. Di governo, non delle famiglie. Ma se per Bersani andare a letto con la moglie del vicino di casa è scouting (non da stronzi) rimane su l tavolo il problema Grillo. O meglio: cosa succederà una volta entrati in Parlamento. Come si comporteranno? Il rischio, reale, è che alla fine si squaglino come neve al sole andando di qua e di là. Non seguendo più il loro guru e appoggiando magari un Esecutivo Monti-Bersani: lo stesso che Grillo ha disintegrato più volte nei propri comizi. Allora il vero nodo è qui: i grillini saranno in grado di fare una vera opposizione come hanno annunciato, senza inciuci o ammucchiate? Oppure faranno una finta opposizione, ammiccando a destra e sinistra a secondo delle proprie esigenze? Un caso su tutti. quello siciliano. Dove alcuni giornalisti, compresa repubblica, avevano deciso di fare le pulci ai 15 neo eletti in consiglio regionale. Dovevano ridursi lo stipendio a 2.500 euro al mese. Ci hanno messo a quanto pare un pachino di più. I maligni dicono che volessero far finta di nulla. Loro, i diretti interessati, spiegarono che era solo una questione tecnica. Alla fine hanno dovuto organizzare un "restituzione day" in cui i deputati siciliani di Grillo hanno messo una parte del loro stipendio, circa il 50 per cento, in un fondo per il microcredito. Incomprensioni a parte, l'onda lunga di Grillo sta agitando i palazzi romani. Si parla di oltre il 20 per cento per il "partito" del comico. Tradotto: oltre cento parlamentari. Che significherebbe anche presidenze di commissioni. Ma come si comporteranno una volta entrati nelle Aule di Montecitorio e di Palazzo Madama? Cercheranno di non "contaminarsi"? Il mandato degli elettori pare chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia. E allora il primo errore che potrebbero commettere i grillini neo eletti sarebbe quello della scilipolitizzazione. Uno dei primi banchi di prova concreti sarà l'elezione del presidente della Repubblica. Anton io Di Pietro o Dario Fo o Romano Prodi? Di sicuro Grillo e soci dovranno cimentarsi con il pragmatismo. Ma il rischio di vedere tanti Scilipoti resta molto alto.

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