“Barbara Freddi”
“La Padania 15.02.2013”
«Avevo 17
anni quando ho fatto la mia prima tessera, mai e poi mai avrei immaginato di
diventare parlamentare europeo e segretario della Lega Lombarda. La nostra
parola d'ordine è difendere il territorio e possiamo fare tanto. Essere leghista
oggi significa essere attaccati alla nostra terra, alla storia e al futuro
perché non c'è futuro senza passato. Non è uno slogan ma qualcosa che viene da dentro•. Matteo Salvini,
segretario del Carroccio in Lombardia, risponde come un "barbaro sognante"
alle domande via videochat dei lettori del Corriere della Sera. Classe '73
(compirà 40 anni il 9 marzo prossimo, e chissà che le elezioni non portino la
vittoria come regalo...), anche se ha una ormai corposa carriera politica alle spalle
non dimentica, nel pomeriggio di San Valentino, il lato "romantico"
della politica, quello che si rivolge al cuore e alla pancia. Quello che spinge a farsi domande
essenziali. La cui risposta per la Lega,
da sempre e in modo quasi mistico, è nelle radici e nelle tradizioni.
Presenze vive, sempre attuali. Qualcosa che non tramonta. «Lo diceva - risponde
a Francesco, che chiede cosa vuoi dire
essere leghista nel 2013 - anche Brera prima della Lega che siamo ciò che
beviamo e mangiamo. Noi amiamo le diversità, combattiamo chi vorrebbe farci
mangiare gli stessi cibi, ascoltare la stessa musica, vestirei e pensare allo
stesso modo. Essere leghista oggi significa resistere. Vuoi dire essere il
granello di sabbia che fa saltare il meccanismo orwelliano che ci vuole tutti
uguali. Finché ci saremo, lotteremo per questo•.
La Lega - incalza il giornalista del Corriere - esplode con Mani Pulite di pari passo con la spinta a moralizzare la politica travolta dagli scandali e dalle inchieste sulle tangenti. E adesso? «Su questo Maroni ha già dimostrato di che pasta è fatto quando è stato ministro dell'Interno. Con i superlatitanti finiti in galera, con i maxisequestri alla mafia. Solo a Milano, ben 100 negozi tolti alle mafie sono stati dati alle associazioni. Con Maroni coordinatore di magistrati e forze dell'ordine in Italia abbiamo visto risultati mai raggiunti nella storia repubblicana. Questa è moralizzazione. E ne siamo fieri». Egli episodi di cronaca non proprio adamantini che hanno visto protagonista anche il Carroccio? «Purtroppo – scuote la testa Salvini – quando c'è di mezzo il denaro succede anche questo. In vent'anni ho incontrato gente che è cambiata. Un conto è l'idea, un conto è l'uomo. Che sottoposto a tentazione, può anche cascarci». Questione tasse. «Nessun dubbio: se taglio l'Irap dò una boccata di ossigeno all'impresa. Ci teniamo il 75% per cento delle imposte e rilanciamo il lavoro. L'unico modo per non morire». A chi rimprovera alla Lega di aver governato per vent'anni e di non aver ottenuto niente risponde: «Un conto è fare autocritica sugli errori, un conto negare le evidenze. Ha fatto più Zaia in tre anni da ministro dell'Agricoltura che non i trenta precedenti. Le infrastrutture, al Nord, sono ripartite grazie alla Lega. Il tunnel a Monza, le statali in Valcamonica, il raddoppio della Paullese, la Pedemontana... Tutto grazie all' impegno dei nostri giù a Roma». Tra le tante domande, una riguarda la candidatura di Tre monti. Perché lui e non Tosi o Salvini stesso? «Per le battaglie sull'Europa. Tremanti pensa a un'altra Europa, in cui la priorità sia la difesa del "Made in" e del consumo europeo. Per noi l'Europa non deve essere un supermercato dove si consuma quello che viene da fuori senza produrre nulla. Bisogna rilanciare il prodotto europeo e difenderlo coi dazi. Obama lo ha fatto e ha fatto bene, perché non possiamo farlo anche noi?•. Tasto dolente, la relazione tra il mangement di Finmeccanica e la Lega: c'è stata, quindi dire che il Carroccio non ha nulla a che fare con Orsi è quantomeno incauto. O no? «Orsi è di Varese ma non tutti quelli che stanno a Varese sono leghisti. Ricordo che è stato nominato dal consiglio dei Ministri per le sue competenze. Si può essere competenti ma anche furbetti, una cosa non esclude l'altra. Se ha sbagliato pagherà». Antonio da Sirmione chiede qual è la posizione della Lega sulla vicenda Monte dei Paschi. «Non do giudizi ma non faccio campagna elettorale sulle disgrazie mie o altrui. Non dico votate Lega perché il Pd è legato a Mps. Dico votate Lega per le nostre idee». La videochat scotta, le domande incalzano ma il tempo stringe. Si chiude leggeri. Cosa farebbe, Salvini, se smettesse di fare il politico? Il giornalista». Epilogo buttato sul calcio: «E' più probabile che il Milan vinca contro il Barcellona o che la Lega prenda la Lombardia?». Matteo, milanista di ferro, è scaramantico e dice buona la prima: «A parte gli scherzi, sarà una battaglia all'ultimo voto, mi auguro il più onesta e leale possibile. Senza Balotelli però è dura...».
La Lega - incalza il giornalista del Corriere - esplode con Mani Pulite di pari passo con la spinta a moralizzare la politica travolta dagli scandali e dalle inchieste sulle tangenti. E adesso? «Su questo Maroni ha già dimostrato di che pasta è fatto quando è stato ministro dell'Interno. Con i superlatitanti finiti in galera, con i maxisequestri alla mafia. Solo a Milano, ben 100 negozi tolti alle mafie sono stati dati alle associazioni. Con Maroni coordinatore di magistrati e forze dell'ordine in Italia abbiamo visto risultati mai raggiunti nella storia repubblicana. Questa è moralizzazione. E ne siamo fieri». Egli episodi di cronaca non proprio adamantini che hanno visto protagonista anche il Carroccio? «Purtroppo – scuote la testa Salvini – quando c'è di mezzo il denaro succede anche questo. In vent'anni ho incontrato gente che è cambiata. Un conto è l'idea, un conto è l'uomo. Che sottoposto a tentazione, può anche cascarci». Questione tasse. «Nessun dubbio: se taglio l'Irap dò una boccata di ossigeno all'impresa. Ci teniamo il 75% per cento delle imposte e rilanciamo il lavoro. L'unico modo per non morire». A chi rimprovera alla Lega di aver governato per vent'anni e di non aver ottenuto niente risponde: «Un conto è fare autocritica sugli errori, un conto negare le evidenze. Ha fatto più Zaia in tre anni da ministro dell'Agricoltura che non i trenta precedenti. Le infrastrutture, al Nord, sono ripartite grazie alla Lega. Il tunnel a Monza, le statali in Valcamonica, il raddoppio della Paullese, la Pedemontana... Tutto grazie all' impegno dei nostri giù a Roma». Tra le tante domande, una riguarda la candidatura di Tre monti. Perché lui e non Tosi o Salvini stesso? «Per le battaglie sull'Europa. Tremanti pensa a un'altra Europa, in cui la priorità sia la difesa del "Made in" e del consumo europeo. Per noi l'Europa non deve essere un supermercato dove si consuma quello che viene da fuori senza produrre nulla. Bisogna rilanciare il prodotto europeo e difenderlo coi dazi. Obama lo ha fatto e ha fatto bene, perché non possiamo farlo anche noi?•. Tasto dolente, la relazione tra il mangement di Finmeccanica e la Lega: c'è stata, quindi dire che il Carroccio non ha nulla a che fare con Orsi è quantomeno incauto. O no? «Orsi è di Varese ma non tutti quelli che stanno a Varese sono leghisti. Ricordo che è stato nominato dal consiglio dei Ministri per le sue competenze. Si può essere competenti ma anche furbetti, una cosa non esclude l'altra. Se ha sbagliato pagherà». Antonio da Sirmione chiede qual è la posizione della Lega sulla vicenda Monte dei Paschi. «Non do giudizi ma non faccio campagna elettorale sulle disgrazie mie o altrui. Non dico votate Lega perché il Pd è legato a Mps. Dico votate Lega per le nostre idee». La videochat scotta, le domande incalzano ma il tempo stringe. Si chiude leggeri. Cosa farebbe, Salvini, se smettesse di fare il politico? Il giornalista». Epilogo buttato sul calcio: «E' più probabile che il Milan vinca contro il Barcellona o che la Lega prenda la Lombardia?». Matteo, milanista di ferro, è scaramantico e dice buona la prima: «A parte gli scherzi, sarà una battaglia all'ultimo voto, mi auguro il più onesta e leale possibile. Senza Balotelli però è dura...».

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