“Luca Tavecchia”
“La Padania 19.02.2013”
Una Regione che faccia da regia per le
diverse realtà produttive e sociali, dove sia più facile fare impresa e dove conti
merito, competenza ed onestà. Sono questi, insieme al 75% delle tasse da
trattenere nella regione, gli elementi forti della Lombardia che ha in testa Roberto
Maroni e che ha cercato di spiegare negli incontri che ieri ha avuto con le
categorie produttive. Il candidato governatore
per il centrodestra ha iniziato dai liberi professionisti, ha proseguito con i manager
e i dirigenti industriali e ha chiuso con gli artigiani. Maroni ha illustrato innanzitutto
il progetto di "sburocratizzare" l'amministrazione regionale. «Siccome
- ha spiegato - la pubblica amministrazione è bravissima a rendersi
impermeabile alle riforme, serve è una cura
choc: una moratoria di tre anni sulle procedure di autorizzazione che le imprese
devono richiedere. È un approccio rivoluzionario rispetto a quello attuale: ora
le istituzioni prima controllano per mesi poi ti concedono le autorizzazioni, noi invece proponiamo
una sperimentazione di tre anni in cui le aziende abbiano la possibilità di
partire senza adempimenti burocratici ».
Secondo Maroni «Meno burocrazia e un fisco più leggero sono le chiavi per rilanciare l'economia» e tentare di fermare quella che ha definito «Una secessione nei fatti: quella cioè delle nostre aziende che vanno negli Stati vicini, come il Canton Ticino, o la Carinzia e la Slovenia per il Veneto, perché aiutate da regimi fiscali accettabili e adempimenti burocratici minimi». Per rendere più leggera ed efficiente la pubblica amministrazione il candidato governatore ha sottolineato che si affiderà, nella scelta delle persone, a società di head hunting, «perché servono persone capaci e preparate, indipendentemente dall'appartenenza politica. Io - ha raccontato ai manager di Federmanager - prima di entrare in politica ho fatto per dodici anni il manager in una multinazionale americana. Quello che ho fatto durante i miei incarichi istituzionali, da ministro del Welfare prima e dell'Interno poi, è stato cercare di riproporre anche nelle istituzioni il metodo manageriale che governa le aziende. Un metodo che si basa su obiettivi da raggiungere e il rispondere del loro raggiungimento o meno. Un metodo difficile da utilizzare nel pubblico ma che, sia al Welfare che all'Interno, ha dati ottimi risultati». E, incalzato dalle domande della platea, Maroni si è soffermato proprio su i risultati da responsabile del Viminale. «Durante i miei tre anni e mezzo all'Interno sono stati arrestati circa otto mafiosi al giorno. Cifra che dà l'idea di quanti mafiosi ci siano nel nostro Paese, ma anche di quanto è stato fatto per fermarli. Come la grande operazione su i patrimoni della criminalità organizzata. Quando sono arrivato al Viminale i sequestri e le confische erano ostacolate da una legge che non scindeva il bene dal criminale, cosicché lo Stato non aveva mai la disponibilità del bene ottenuto con il crimine, perché, per esempio, reclamato dagli eredi. Riprendendo il progetto di Giovanni Falcone, noi abbiamo invece scisso le due cose, e i risultati si sono visti: più 300% dei sequestri e circa 25 miliardi di euro incamera ti dallo Stato. Ma non solo, ho anche cercato di mantenere questi beni produttivi, istituendo l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Questi risultati e la mia capacità per raggiungerli voglio ora metterli a disposizione della Lombardia, dove ho già proposto di istituire una commissione d'indagine ad hoc sulle infiltrazioni mafiose». Il leader leghista si è infine soffermato sulla discussa proposta del 75% delle tasse da trattenere in regione. «Non è vero - ha spiegato - che non è possibile farlo o che servono complicate modifiche costituzionali. Basta una semplice legge. Ora in Lombardia resta il 66% delle tasse, noi proponiamo di innalzare questa quota di altri nove punti, che significano 16 miliardi in più a disposizione della Regione. Soldi che permetterebbero alla Lombardia di essere sempre più protagonista. In Italia ma anche in Europa».
Secondo Maroni «Meno burocrazia e un fisco più leggero sono le chiavi per rilanciare l'economia» e tentare di fermare quella che ha definito «Una secessione nei fatti: quella cioè delle nostre aziende che vanno negli Stati vicini, come il Canton Ticino, o la Carinzia e la Slovenia per il Veneto, perché aiutate da regimi fiscali accettabili e adempimenti burocratici minimi». Per rendere più leggera ed efficiente la pubblica amministrazione il candidato governatore ha sottolineato che si affiderà, nella scelta delle persone, a società di head hunting, «perché servono persone capaci e preparate, indipendentemente dall'appartenenza politica. Io - ha raccontato ai manager di Federmanager - prima di entrare in politica ho fatto per dodici anni il manager in una multinazionale americana. Quello che ho fatto durante i miei incarichi istituzionali, da ministro del Welfare prima e dell'Interno poi, è stato cercare di riproporre anche nelle istituzioni il metodo manageriale che governa le aziende. Un metodo che si basa su obiettivi da raggiungere e il rispondere del loro raggiungimento o meno. Un metodo difficile da utilizzare nel pubblico ma che, sia al Welfare che all'Interno, ha dati ottimi risultati». E, incalzato dalle domande della platea, Maroni si è soffermato proprio su i risultati da responsabile del Viminale. «Durante i miei tre anni e mezzo all'Interno sono stati arrestati circa otto mafiosi al giorno. Cifra che dà l'idea di quanti mafiosi ci siano nel nostro Paese, ma anche di quanto è stato fatto per fermarli. Come la grande operazione su i patrimoni della criminalità organizzata. Quando sono arrivato al Viminale i sequestri e le confische erano ostacolate da una legge che non scindeva il bene dal criminale, cosicché lo Stato non aveva mai la disponibilità del bene ottenuto con il crimine, perché, per esempio, reclamato dagli eredi. Riprendendo il progetto di Giovanni Falcone, noi abbiamo invece scisso le due cose, e i risultati si sono visti: più 300% dei sequestri e circa 25 miliardi di euro incamera ti dallo Stato. Ma non solo, ho anche cercato di mantenere questi beni produttivi, istituendo l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Questi risultati e la mia capacità per raggiungerli voglio ora metterli a disposizione della Lombardia, dove ho già proposto di istituire una commissione d'indagine ad hoc sulle infiltrazioni mafiose». Il leader leghista si è infine soffermato sulla discussa proposta del 75% delle tasse da trattenere in regione. «Non è vero - ha spiegato - che non è possibile farlo o che servono complicate modifiche costituzionali. Basta una semplice legge. Ora in Lombardia resta il 66% delle tasse, noi proponiamo di innalzare questa quota di altri nove punti, che significano 16 miliardi in più a disposizione della Regione. Soldi che permetterebbero alla Lombardia di essere sempre più protagonista. In Italia ma anche in Europa».

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