lunedì 21 gennaio 2013

Gli stranieri vivono bene con la nostra pensione

"Italiaoggi 21.01.2013"

Spending review? Ai supertecnici del governo è forse sfuggito un fiume in piena, quello dell'assegno sociale agli over 65 stranieri. Nessun intento discriminatorio, per carità. Ma incrociando i dati raccolti dal Pdl in alcune città con le frodi scoperte dalle forze dell'ordine emerge una situazione inquietante, soprattutto in tempi di crisi: per alcuni stranieri l'Italia è una sorta di paese di Bengodi poiché essi maturano al compimento dei 65 anni l'assegno sociale e lo riscuotono anche tornati in patria, cioè risiedendo all'estero. Non potrebbero. Ma è difficoltoso appurare la frode e poi il rischio per chi la commette è nullo poiché si trovano in paesi lontani e risultano praticamente irraggiungibili. Il ministero non sembra avere ancora realizzato il monitoraggio del fenomeno, a giudicare dalla risposta fornita in parlamento all'interrogazione degli onorevoli Marco Zacchera (Pdl, ha poi lasciato il seggio e scelto di rimanere sindaco di Verbania) eStefano Stefani (Lega) dal sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra. Così i pidiellini si stanno attivando nel monitoraggio, in un ruolo di supplenza, in attesa che il ministro Andrea Ricciardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, decida di affrontare la questione. A muoversi tra i primi sono anche due Pdl dell'Emilia-Romagna, il consigliere regionale Alberto Vecchi e il deputato Francesco Biava:
«Abbiamo appurato», dicono, «che l'Inps regionale ha speso poco meno di 13 milioni di euro a questo scopo nel 2010, ma probabilmente buona parte dei beneficiari hanno vissuto sul nostro territorio solo per avere l'assegno e ora con quei soldi, 550 euro al mese (13 mensilità) nel loro paese di origine possono condurre una vita agiata». Per ottenere l'assegno non è necessario aver versato contributi. In Italia si stima che siano 1944 gli stranieri over 65 a cui viene corrisposto l'assegno sociale (rispetto a 30.506 italiani), per un costo, nel 2012, di 108 milioni di euro. Che ne pensa il presidente del consiglio? «È inaccettabile», dicono Vecchi e Biava, «che vi sia chi vive a casa loro a spese nostre. Perciò abbiamo redatto due proposte di legge che speriamo il ministro Ricciardi tenga in attenta considerazione: il diritto matura solo dopo venti anni di residenza e l'assegno va ritirato in posta, firmando un apposito registro. Non c'è pregiudizio verso gli stranieri, è solo questione di equità e giustizia». In verità qualcosa è cambiato. Il governo tecnico presieduto da Giuliano Amatoaveva largheggiato, riconoscendo di fatto l'assegno a tutti gli over 65. Nel 2009 il governo Berlusconi ha introdotto tra i requisiti quello di abitare in Italia da almeno 10 anni in forma regolare. Ma l'argine s'è rivelato labile anche perché i neocomunitari che lavorano in Italia possono chiedere il ricongiungimento di parenti, dichiarando di averli in carico. E spesso questi parenti sono vicini, se non già oltre i 65 anni. «Sì, quello che è stato fatto dal governo Berlusconi è meritevole ma non basta, per esempio in Emilia-Romagna le richieste sono scese dal 37 % del totale degli over 65 stranieri al 21%», aggiungono Vecchi e Biava, «ma non c'è alcun motivo che vi sia chi si goda l'assegno sociale italiano nel proprio Paese d'origine mentre non si riescono ad alzare le pensioni minime. Bisogna aggiungere che spesso sono stati i sindacati e i patronati ad incentivare quella che a conti fatti si è rivelata essere una truffa. In poche parole, consigliavano agli stranieri presenti in territorio italiano, per la maggior parte giovani o comunque under 65, di chiedere i ricongiungimenti familiari con i loro genitori o parenti anziani, dichiarandoli a loro carico, in modo che questi potessero arrivare qui e chiedere l'assegno sociale». In varie regioni sono stati scoperti casi di assegni percepiti da parenti residenti in Italia mentre il beneficiario abitava nel proprio paese. Qualche esempio: a Terni la questura ha individuato una donna di 76 anni a cui veniva versato l'assegno ma che risiedeva, in realtà, in India, a Cuneo sono ben 37 gli extracomunitari scoperti dalla guardia di finanza non presenti ma regolarmente pagati dall' Inps, 5 i casi ad Avellino segnalati all'autorità giudiziaria, nel modenese 23 persone straniere fingevano di avere la residenza in provincia in modo da percepire l'assegno. Solamente la Guardia di Finanza, nel 2011, ha individuato 270 fattispecie di questo tipo. Per obiettività vi è da aggiungere che il fenomeno dei «vitalizi sociali facili» non investe solo gli stranieri ma anche quegli italiani che, pur avendo vissuto 10 anni in Italia, magari nei primi anni di vita, si sono poi trasferiti all'estero per oltre 50 anni e attraverso residenze fittizie in Italia riescono a percepire l'assegno sociale. Un'altra falla nei conti pubblici, capitolo spesa sociale, potrebbe aprirsi attraverso una sentenza della corte costituzionale, a cui si era rivolta la corte d'appello di Torino, richiedendo il giudizio di legittimità sulla norma di legge che non riconosce il diritto all'assegno di validità a chi è in Italia in forma irregolare, cioè clandestino. Il tribunale aveva interpellato la corte denunciando come la norma impugnata presentasse «una discriminazione nei confronti dello straniero rispetto al cittadino, in violazione dell'art. 14 della Convenzione per la salvaguarda dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali». La Corte costituzionale ha accolto il ricorso, rilevando come «la disposizione oggetto di impugnativa abbia senz'altro perseguito una finalità restrittiva in tema di prestazioni sociali da riconoscere in favore dei cittadini extracomunitari». Il giudizio conclusivo è quindi di incostituzionalità dell'articolo 80, «nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno l'assegno mensile di invalidità». Buona fortuna, spending review.

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