“Simone
Girardin”
“La Padania 20.01.2013”
Nemmeno la
forte nevicata che si abbatte nel primo pomeriggio su molte province lombarde
ferma la corsa di Roberto Maroni che arriva puntualissimo a Lodi nell'aula
magna di via san Francesco per una doppia presentazione: il suo libro "
Prima il Nord" e quella dei due candidati della società civile che lo
appoggeranno nella battaglia per la conquista della Regione. Fuori il
termometro è impietoso e segna meno un grado. A scaldare la sala ci pensano 500
persone arrivate per ascoltare il verbo di "Bobo". E il leader
leghista ci mette poco a tirare la prima bordata: «i siciliani possono trattenersi
il 100 per cento delle tasse e sarebbe uno scandalo se i lombardi chiedono il 75%?
Questo non va bene solo al Pd di Bersani e Ambrosoli che preferiscano usare
i nostri soldi per darli alle regioni del Sud... ». Un Pd, Ambrosoli in
particolare, accusato, come Albertini, solo di attaccare il rivale politico e
molto meno bravo a parlare di programmi, di cose concrete. «Forse - sorride
sornione Maroni - i sondaggi che li
danno indietro li stanno innervosendo... ». E poi «siamo agli opposti: lui (l'avvocato
penalista milanese, ndr) ha scritto un libro sul passato, io sul futuro» . Perché
se c'è una cosa che non sentirete mai uscire dalla bocca del leader leghista è
un attacco violento e frontale al proprio avversario. «Io preferisco parlare di
programmi, idee, progetti. Il resto sono chiacchiere».
Di sicuro però a Maroni non va giù quell'idea di essere "figli di un dio minore". Tradotto: alla Sicilia si concede tutto e ai lombardi no? Di quel sogno che, numeri alla mano, va le qualcosa come 16 miliardi di euro all'anno in più. O se preferite: «addio Irap, addio bollo auto, e libri gratis ai nostri ragazzi». Maroni sa bene che parla di un progetto ambizioso dove però il primo a crederci è proprio lui. Come l'altro grande sogno: fare della Lega «il partito egemone del Nord e da qui costruire il progetto de Il a macro-regione». «Oggi - scandisce l'ex ministro dell'Interno - ci sono le condizioni per raggiungere questi sogni». Maroni è un treno in corsa. Sa bene il bina rio su cui viaggia re. La questione settentrionale resta in cima alla agenda (da ieri magicamente priorità anche di Monti). E snocciola ottimismo: cdi 75% delle tasse sul territorio va le per i lombardi come per tutte le altre Regioni. L'accordo col Pdl ha qui il suo cuore vita le. Ecco perché sarà importante vincere anche a Roma. Solo così ogni territori o sarà finalmente responsabile di quanto e come spende i soldi della propria gente». Il leader leghista tocca molti punti: dal dramma delle aziende che delocalizzano lasciando a casa migliaia di lavora tori all'agghiacciante scia di imprenditori suicidatisi negli ultimi mesi. Maroni si ferma e sospira ricordando quell'esponente del governo Monti «che disse: non siamo preoccupati. In Grecia gli imprenditori morti sono molti di più ». «Ma come si fa a dire certe cose... », scuote la testa Maroni. Capitolo esodati, messi in mezzo a una strada da un ministro che «ha spostato l'età pensionabile più avanti. Se l'avessi fatto io - sbotta Maroni – i sindacati giustamente mi avrebbero scannato». Eppure, nonostante l'errore «nessuno l'ha corretto. E parliamo di 200 mila famiglie. Nel nostro programma - ci tiene a precisare il leader leghista - c'è anche di rimediare a questo danno gravissimo». In prima fila si vedono i volti di Guido Guidesi, segretario provinciale del Carroccio lodigiano; Pietro Foroni, presidente della Provincia e Andrea Gibelli, altro lodigiano doc e numero due al Pirellone. Proprio con Gibelli, Maroni sta lavorando al grande progetto dell'Europa delle Regioni. Contro una Bruxelles che «fino ad oggi non ha fatto nulla se non dirci la curvatura dei cetrioli ... ». Poi spazio alle cose buone fatte in Lombardia (sanità e imprese su tutti ); una frecciata alle banche («tornino a fare il loro mestiere: prestare i soldi a imprese e famiglie ») e al tema, mai così caro a Maroni, della meritocrazia. «Chi ha lavorato bene e onestamente deve essere premiato ». Una puntatina piccata su Berlusconi («Non è mai andato via, è solo tornato in tv») e una invece, tutta " romantica " , per l'amico Umberto. «E' grazie a lui, a Bossi, se oggi siamo qui. Ha avuto un ruolo fondamentale in questa fase di ricostruzione: ha avuto la forza e il coraggio di tenere unito il partito nonostante qualcuno lo tirasse per la giacchetta con l'idea di costruire un movimento parallelo. Se avesse detto sì forse la Lega sarebbe finita. Ecco perché sarà ricandidato alla Camera nel collegio della Lombardia2». Maroni ribadisce un concetto importante: «Se divento presidente della Lombardia lascio la carica di Segretario federale. Un culo, una sedia, questo è quello che ho sempre detto». A proposito di liste, M aro n i anticipa «molte facce nuove », a partire dalla scelta di due segretari provinciali, quello di Varese e di Bergamo, Matteo Bianchi e Cristian Invernizzi. Matteo Salvini sarà invece capolista nella circoscrizione Lombardia1. Entro stasera la Lega depositerà le liste con i nomi. Venerdì invece quelle per le regionali. E Tremanti? Sarà capolista al Senato al centro-sud ma avrà anche il secondo posto al Senato in Lombardia. C'è ancora tempo per scherzare: «Albertini lo tengo d'occhio. Ha detto che non vincerò mai. Ma ha anche detto che se dovessi alla fine vincere mi regalerà una Ferrari. Bene, a fine febbraio ci sarà della buona beneficenza da fare ... ». In chiusura la presentazione dei due candidati "civici " : Claudio Panciroli, medico cardiologo e Fulvia Celisa, casalinga. A loro il compito di intercettare i delusi della politica. Ma anche quello di ascoltare i bisogni della gente, del proprio territorio. Da dove la Lega vuole ripartire per riconquistare il Nord e diventarne il primo partito.
Di sicuro però a Maroni non va giù quell'idea di essere "figli di un dio minore". Tradotto: alla Sicilia si concede tutto e ai lombardi no? Di quel sogno che, numeri alla mano, va le qualcosa come 16 miliardi di euro all'anno in più. O se preferite: «addio Irap, addio bollo auto, e libri gratis ai nostri ragazzi». Maroni sa bene che parla di un progetto ambizioso dove però il primo a crederci è proprio lui. Come l'altro grande sogno: fare della Lega «il partito egemone del Nord e da qui costruire il progetto de Il a macro-regione». «Oggi - scandisce l'ex ministro dell'Interno - ci sono le condizioni per raggiungere questi sogni». Maroni è un treno in corsa. Sa bene il bina rio su cui viaggia re. La questione settentrionale resta in cima alla agenda (da ieri magicamente priorità anche di Monti). E snocciola ottimismo: cdi 75% delle tasse sul territorio va le per i lombardi come per tutte le altre Regioni. L'accordo col Pdl ha qui il suo cuore vita le. Ecco perché sarà importante vincere anche a Roma. Solo così ogni territori o sarà finalmente responsabile di quanto e come spende i soldi della propria gente». Il leader leghista tocca molti punti: dal dramma delle aziende che delocalizzano lasciando a casa migliaia di lavora tori all'agghiacciante scia di imprenditori suicidatisi negli ultimi mesi. Maroni si ferma e sospira ricordando quell'esponente del governo Monti «che disse: non siamo preoccupati. In Grecia gli imprenditori morti sono molti di più ». «Ma come si fa a dire certe cose... », scuote la testa Maroni. Capitolo esodati, messi in mezzo a una strada da un ministro che «ha spostato l'età pensionabile più avanti. Se l'avessi fatto io - sbotta Maroni – i sindacati giustamente mi avrebbero scannato». Eppure, nonostante l'errore «nessuno l'ha corretto. E parliamo di 200 mila famiglie. Nel nostro programma - ci tiene a precisare il leader leghista - c'è anche di rimediare a questo danno gravissimo». In prima fila si vedono i volti di Guido Guidesi, segretario provinciale del Carroccio lodigiano; Pietro Foroni, presidente della Provincia e Andrea Gibelli, altro lodigiano doc e numero due al Pirellone. Proprio con Gibelli, Maroni sta lavorando al grande progetto dell'Europa delle Regioni. Contro una Bruxelles che «fino ad oggi non ha fatto nulla se non dirci la curvatura dei cetrioli ... ». Poi spazio alle cose buone fatte in Lombardia (sanità e imprese su tutti ); una frecciata alle banche («tornino a fare il loro mestiere: prestare i soldi a imprese e famiglie ») e al tema, mai così caro a Maroni, della meritocrazia. «Chi ha lavorato bene e onestamente deve essere premiato ». Una puntatina piccata su Berlusconi («Non è mai andato via, è solo tornato in tv») e una invece, tutta " romantica " , per l'amico Umberto. «E' grazie a lui, a Bossi, se oggi siamo qui. Ha avuto un ruolo fondamentale in questa fase di ricostruzione: ha avuto la forza e il coraggio di tenere unito il partito nonostante qualcuno lo tirasse per la giacchetta con l'idea di costruire un movimento parallelo. Se avesse detto sì forse la Lega sarebbe finita. Ecco perché sarà ricandidato alla Camera nel collegio della Lombardia2». Maroni ribadisce un concetto importante: «Se divento presidente della Lombardia lascio la carica di Segretario federale. Un culo, una sedia, questo è quello che ho sempre detto». A proposito di liste, M aro n i anticipa «molte facce nuove », a partire dalla scelta di due segretari provinciali, quello di Varese e di Bergamo, Matteo Bianchi e Cristian Invernizzi. Matteo Salvini sarà invece capolista nella circoscrizione Lombardia1. Entro stasera la Lega depositerà le liste con i nomi. Venerdì invece quelle per le regionali. E Tremanti? Sarà capolista al Senato al centro-sud ma avrà anche il secondo posto al Senato in Lombardia. C'è ancora tempo per scherzare: «Albertini lo tengo d'occhio. Ha detto che non vincerò mai. Ma ha anche detto che se dovessi alla fine vincere mi regalerà una Ferrari. Bene, a fine febbraio ci sarà della buona beneficenza da fare ... ». In chiusura la presentazione dei due candidati "civici " : Claudio Panciroli, medico cardiologo e Fulvia Celisa, casalinga. A loro il compito di intercettare i delusi della politica. Ma anche quello di ascoltare i bisogni della gente, del proprio territorio. Da dove la Lega vuole ripartire per riconquistare il Nord e diventarne il primo partito.

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