martedì 15 gennaio 2013

“Distruggere le intercettazioni” La Consulta: il capo dello Stato deve avere riservatezza totale


“Francesco Grignetti”
“La Stampa 15.01.2013”

Sono le “attività informali”, quali le telefonate, il cuore del potere del Quirinale. E sono appunto, le telefonate del Capo dello Stato, intangibili. Ne è vietata l’intercettazione. Quando capita, e può capitare, come è successo alla procura di Palermo, nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia, quelle telefonate vanno distrutte e assolutamente senza contraddittorio, cioè senza la presenza degli avvocati. Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale che dà ragione al Quirinale e dà torto alla procura di Palermo. Il ragionamento della Consulta ruota attorno ai poteri del Quirinale. Spiegano: “È indispensabile che il Presidente affianchi continuamente ai propri poteri formali, che si estrinsecano nell’emanazione di atti determinati e puntuali, espressamente previsti dalla Costituzione, un uso discreto di quello che è stato definito il “potere di persuasione”, essenzialmente composto di attività informali”. E’ quella che chiamano “moral suasion”. Chiedere ai presidenti del Consiglio in che cosa consista. E’ davvero il fulcro del potere. E non c’è dubbio che il Presidente chieda e pretenda la massima riservatezza su questo. Ebbene, dice la Consulta: la “moral suasion”, le cosiddette “attività informali”, sono una funzione essenziale del Capo dello Stato. Perciò protette dalla Costituzione.
E perciò, essendo le intercettazioni (casuali, non c’è dubbio) che coinvolgono il Quirinale “atti che violano la legge”, vanno immediatamente distrutte. Così ordina la Consulta; così dovrà essere a Palermo. Addirittura “già la semplice rivelazione ai mezzi di informazione dell’esistenza delle registrazioni costituisca un vulnus che deve essere evitato”. 

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