“Il Cittadino 14.01.2013”
Roberto Maroni sceglie un giorno di mercato invernale a Melegnano per iniziare la (ri)conquista del Pirellone, più importante di palazzo Chigi: «In questo momento non ci interessa Roma - dice - dobbiamo fare nostra la macroregione sopra il Po per mettere Roma spalle al muro e costringerla a fare quello che vuole il nord. Cioè innanzitutto una redistribuzione fiscale: al governo solo il 25 per cento delle tasse, il 75 resta qui. Per questo a chi mi dice che sarò “soltanto” il presidente lombardo rispondo che quel “soltanto” è tantissimo». Il segretario federale della Lega nord, candidato dalla coalizione Pdl-Lega («chiamatela Lega-Pdl», annota però) a garantire altri cinque anni di centrodestra alla Lombardia, sconfiggendo sia il Pd che il centrodestra compassato di Mario Monti e Gabriele Albertini, ha fatto iniziare la campagna elettorale lampo dal castello Mediceo . Un’uscita di sapore elettorale ma anche l’occasione per esporre il libro “Il mio Nord-Il sogno dei nuovi barbari”, che fa assieme da confessione biografica e manifesto guida della Lega post bossiana. In castello Mediceo sono arrivati in 250 per l’ex ministro dell’Interno e traghettatore della “nuova Lega” dopo il purgatorio del 2012. L’anno dello choc per il danaro facile dei vari Renzo Bossi e Belsito, quella “normale corruzione” scoperta anche sopra il Carroccio. Si riparte da dove si era nati. «Il grande Nord sarà lo strumento di pressione su chiunque vinca le politiche - così Maroni intervistato dal giornalista Gianluca Savoini -.
Se riusciamo a strappare la Lombardia che è la regione più importante d’Europa, il Veneto e il Piemonte alle politiche, il Friuli che vota ad aprile, creiamo un’area omogenea dove si pensa allo stesso modo, si vive allo stesso modo, si lavora allo stesso modo e si ha bisogno delle stesse cose essenziali. Diremo le poche cose, ma chiare, che chiede il Nord: arrivare al 75 per cento di autonomia fiscale. Ora teniamo sul territorio il 35 per cento del fisco che versiamo. Ogni anno 16 miliardi di euro sono prodotti qui e finiscono in vessazioni romane». Roma non si può più riformare: «Servirebbe la rivoluzione. Di fronte a 800 milioni di danni assegnati alla capitale per quattro centimetri di neve l’anno scorso non si può dialogare, si deve costruire l’alternativa». Anche se il leader leghista rivendica gli anni degli esecutivi Berlusconi come quelli in cui le acque si sono smosse: «Le statistiche dicono che come arresto di boss, sequestro di patrimoni mafiosi e poteri di sicurezza ai sindaci non c’è mai stato più attivismo che dal 2008 al 2011». D’altro canto i lumbard sono convinti che o si farà come dicono loro oppure le cose andranno male da sé: «Noi siamo oltre l’Europa, siamo per l’Europa delle regioni e dei popoli. Siamo contro la rapina bancaria globale commissionata da Bruxelles ed eseguita dal nostro governo. Ma le vedete le banche? Anziché dare i soldi ai piccoli imprenditori comprano i titoli di Stato italiani a valori stracciati per lucrare. A chi serve un’Europa così? Alle piccole imprese italiane?». La “marzianità” della Lega trova però un limite nel cercare qualche anima affine. Ed eccola: «Guardiamo con interesse alla Csu bavarese - così Maroni - il comportamento dei conservatori bavaresi è molto interessante nel quadro dei rapporti fra governo federale tedesco e lander». Il Partito democratico di Ambrosoli e Bersani resta il simbolo di autodistruzione del Nord, ed è liquidato come partito degli extracomunitari : «Lo dicono loro stessi: il giorno dopo che Bersani vince, cittadinanza a tutti i figli di stranieri. A me invece, francamente interessa di più fra lavorare e star bene i lombardi».
Se riusciamo a strappare la Lombardia che è la regione più importante d’Europa, il Veneto e il Piemonte alle politiche, il Friuli che vota ad aprile, creiamo un’area omogenea dove si pensa allo stesso modo, si vive allo stesso modo, si lavora allo stesso modo e si ha bisogno delle stesse cose essenziali. Diremo le poche cose, ma chiare, che chiede il Nord: arrivare al 75 per cento di autonomia fiscale. Ora teniamo sul territorio il 35 per cento del fisco che versiamo. Ogni anno 16 miliardi di euro sono prodotti qui e finiscono in vessazioni romane». Roma non si può più riformare: «Servirebbe la rivoluzione. Di fronte a 800 milioni di danni assegnati alla capitale per quattro centimetri di neve l’anno scorso non si può dialogare, si deve costruire l’alternativa». Anche se il leader leghista rivendica gli anni degli esecutivi Berlusconi come quelli in cui le acque si sono smosse: «Le statistiche dicono che come arresto di boss, sequestro di patrimoni mafiosi e poteri di sicurezza ai sindaci non c’è mai stato più attivismo che dal 2008 al 2011». D’altro canto i lumbard sono convinti che o si farà come dicono loro oppure le cose andranno male da sé: «Noi siamo oltre l’Europa, siamo per l’Europa delle regioni e dei popoli. Siamo contro la rapina bancaria globale commissionata da Bruxelles ed eseguita dal nostro governo. Ma le vedete le banche? Anziché dare i soldi ai piccoli imprenditori comprano i titoli di Stato italiani a valori stracciati per lucrare. A chi serve un’Europa così? Alle piccole imprese italiane?». La “marzianità” della Lega trova però un limite nel cercare qualche anima affine. Ed eccola: «Guardiamo con interesse alla Csu bavarese - così Maroni - il comportamento dei conservatori bavaresi è molto interessante nel quadro dei rapporti fra governo federale tedesco e lander». Il Partito democratico di Ambrosoli e Bersani resta il simbolo di autodistruzione del Nord, ed è liquidato come partito degli extracomunitari : «Lo dicono loro stessi: il giorno dopo che Bersani vince, cittadinanza a tutti i figli di stranieri. A me invece, francamente interessa di più fra lavorare e star bene i lombardi».
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