lunedì 10 dicembre 2012

«Sono sempre stato federalista da buon LOMBARDO»


“Roberto Marraccini”
“La Padania 10.12.2012”

Il mito e il genio di Gianfranco Miglio, da sempre patrimonio indiscusso delle idee della Lega Nord, sono oggi quanto mai di estrema attualità. Ci accorgiamo di quanto il suo pensiero sia profondamente aderente alla concretezza dei fatti applicando alla realtà quotidiana quanto il Professore sosteneva in merito alla Lombardia e ai lombardi. Gianfranco Miglio fu un vero federalista. In ciò incarnava perfettamente l'anima del vero lombardo, da sempre libero e orientato a ricercare – per sé e per la propria famiglia - benessere e autonomia. Miglio sosteneva infatti che nei lombardi è chiaramente visibile una "vocazione non-unitaria e non-statale", oltre ad un "particolarismo irriducibile" ; particolarismo che trova la propria diretta affermazione nella diversità e nel policentrismo che rappresentano la natura stessa della Lombardia. È ovvio, allora, che Miglio dichiarasse: «Sono sempre stato federalista, da buon lombardo». In questa frase, semplice e diretta, si comprende, oltre alla naturale vocazione alla libertà della più avanzata Regione del Paese, tutto il pensiero di quello che, senza temere di esagerare, possiamo accostare per grandezza a pensatori e scrittori politici del calibro di Machiavelli e Hobbes. Il professore lariano (come egli amava identificarsi) era profondamente legato alla sua terra, allago di Como e alla sua Lombardia. Questo amore per la propria terra, insieme alla propensione per il duro lavoro e il sacrificio, incarna perfettamente lo spirito del vero lombardo: espressioni tipiche di quel calvinismo che il grande profesùr, come veniva  affettuosamente chiamato dai militanti e simpatizzanti leghisti, applicò direttamente alla propria vita quotidiana.
La vocazione all'autogoverno e alla libertà, dunque, che da sempre abita nell'animo dei lombardi venne declinata da Miglio nella realtà, attraverso i suoi studi e i suoi scritti. È questo un punto su cui egli amava insistere nelle proprie analisi che lo  portarono a delineare l'esistenza di quella profonda spaccatura tra il Nord e il Sud che costituisce la grande questione, tutt'ora irrisolta, del Paese: la questione settentrionale. Egli infatti diceva: «Non è che se questi lombardi sono tarantolati dal lavoro e se ne fregano della politica essi debbano perciò stesso essere sfruttati da altre popolazioni, politicamente ben più accorte». È questa la questione settentrionale. È questa la ragione, politica e sociale, della nascita della Lega Nord. Miglio insisteva molto nelle sue analisi, mai superficiali, nell'identificare, chiaramente, il comportamento tipico del lombardo, che si traduce in puro spirito imprenditoriale, senza che lo stesso si accompagni, come sarebbe stato giusto e come è auspicabile che avvenga in futuro, alla creazione di una propria classe politica. Questo perché è ben visibile “il tradizionale distacco della società lombarda dai rapporti e dagli impegni politici”. Proprio da qui sorge quella che il grande scienziato lombardo della politica descriveva come " la radice della vocazione a-politica (o anti-politica) dei lombardi", anche perché, come incessantemente ripeteva, «la verità è che la terra lombarda non genera uomini di Stato». Mai, infatti, i lombardi hanno prodotto uomini di Stato che, dunque, dedicassero la loro vita al bene pubblico e all'arte dell'amministrare. A parte rare eccezioni, come Vanoni e Zanardelli, non ci sono nella storia figure lombarde che si sono distinte per la propria opera di servitori dello Stato. Miglio in proposito riteneva, a giusta ragione, che "il filo rosso conduttore della storia dei lombardi è la tendenza di questi a lasciare ad altri l'esercizio del potere, per concentrarsi sull'attività economica e, se mai, condizionare da questa sede chi il potere detiene». Tutto ciò, se vogliamo, è spiegabile se si analizza il contesto storico-economico della Lombardia dal punto di vista stesso di un lombardo, la cui vita, prendendo come base le teorie di Miglio, è tutta incentrata sul lavoro. L'economia dunque, come asse portante della vita dei lombardi e della Lombardia, si traduce in quello spirito di uomo economico - homo oeconomicus - che porta il lombardo stesso a concentrarsi su se stesso e sul proprio progetto di impresa che, poi, è anche un vero e proprio progetto di vita. Sono questi i parametri di riferimento della realtà lombarda, di cent'anni fa come di oggi. E la grande intuizione di Miglio sta proprio nell'aver fatto emergere, grazie alla sua paziente e attenta osservazione della realtà politico-istituzionale, il carattere tipico del lombardo: un gran lavoratore, attaccato alle proprie radici, talmente intento a costruire la propria fortuna in terra da non occuparsi in prima persona dei temi legati alla Politica. Senza accorgersi, però, che la Politica è lo strumento che l'uomo ha a disposizione per migliorare la società, soprattutto quella in cui vive. Ecco perché, dopo vent'anni di battaglie per riformare il Paese in senso federale, la Lega è ancora qui a lottare per la nostra terra, per la nostra Lombardia: per il Nord. 

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