“Giovanni Polli”
“La Padania
04.12.2012”
E' ipotizzabile, oggi, pensare di introdurre nelle Regioni del
Nord un circuito monetario regionale federale complementare all'euro. L'attenzione
al fenomeno delle monete complementari è in forte crescita anche in Regione
Lombardia. L'interesse è ulteriormente accentuato dalla situazione congiunturale
economica che impone, per contrastare la crisi e la correlata ristrettezza di
liquidità, la ricerca di forme innovative di finanziamento alle imprese. È
quindi allo studio l'ipotesi di introdurre nelle tre principali regioni padane (Lombardia,
Piemonte e Veneto) delle sperimentali forme di monete complementari. L'utilizzo
di queste nuove valute avrebbe una delimitazione su base territoriale (e nello
specifico regionale). Si ritiene che questa limitazione regionale possa
permettere di partire da valori localmente condivisi, importanti per agevolare
i rapporti tra i soggetti. Non verranno invece stabilite delle restrizioni
funzionali alla spendibilità; l'utilizzo in questo senso resterà generico,
senza limitazioni in merito agli scopi per cui potrà essere spesa. Si potrebbe
però ipotizzare l'introduzione gradua le della nuova valuta attraverso una
sperimentazione nell'ambito dell'edilizia e delle costruzioni, in quanto
settore cardine per eventuali estensioni e futuri sviluppi. L'utilizzo della moneta
potrebbe inizialmente calibrata dagli imprenditori che aderiscono al progetto. È
necessario individuare un ente, che potrebbe essere la Regione stessa, quale
garante del valore simbolico, ancor prima che economico, della moneta.
La Regione si assumerebbe il ruolo di promotore del circuito di moneta complementare, appoggiandosi in questa funzione ad una società di intermediazione bancaria di primo piano a livello continentale ed avente sede a Milano. Le Regioni dovrebbero quindi scegliere dei nomi evocativi per queste monete: si sta ipotizzando di nominare quella lombarda "Lòmbard", nome dalla valenza storica, che deriva dal tasso medioevale di cambio dei mercanti lombardi. Per sgombrare il campo da ogni ipotesi speculativa e per agevolare l'introduzione della moneta, occorrerà quindi definire un rapporto di cambio fisso con l'euro: per facilità potrebbe essere stabilito un rapporto alla pari. Un Lòmbard varrà quindi un Euro. Introduzione di un sistema conversione tra Lòmbard ed euro avverrà ad un tasso scontato, con la previsione di una commissione del 3%, in modo da scoraggiare l'uscita dal circuito rispetto all'entrata. 100 Euro sarebbero cambiati in 100 Lòmbard, mentre 100 Lòmbard sarebbero convertiti in 97 Euro. L'introduzione di questa commissione di cambio assolverebbe allo stesso principio dell'applicazione di un demurrage: far sì che la moneta si trovi sempre nelle mani chi è disposto a spenderla, moltiplicando gli effetti economici e socia li del circuito di cambio. Prima di iniziare il progetto sarà necessario verificare con Banca d'Italia il rispetto di tutta la normativa in ambito monetario e fiscale, concordando al contempo la quantificazione di riserve poste a garanzia dell'emissione della nuova valuta. A livello di tempistica, si può quantificare in circa 6 mesi il tempo necessario ad espletare i passaggi tecnici, al quale andrà aggiunto un congruo periodo di concertazione con aderenti e fruitori (6 mesi). Complessivamente, si potrebbe dar avvio al progetto in un tempo approssimabile in un anno. Come nella maggior parte dei casi di monete complementari, verrà concepito un circuito chiuso: la valuta non avrà alcun valore esterno all'ambito regionale. Si potrebbero però introdurre delle connessioni tra le nuove monete introdotte nelle regioni padane. Questo progetto creerebbe di fatto un circuito federale di libere monete: "federale" in quanto consentirebbe lo scambio delle stesse secondo meccanismi stabiliti e "di monete libere" in quanto in grado di valorizzare l'identità e le peculiarità delle rispettive comunità locali. In Francia, si sta studiando un progetto simile, che dovrebbe coinvolgere la comunità di Nantes ed interessare circa 600mila abitanti, per un Pil stimato in circa 15 miliardi di Euro. Il progetto lombardo metterebbe alla prova una taglia diversa di estensione e potrebbe portare ad una "massa critica" ancor più significativa nei numeri. I risultati attesi persino più significativi rendono il progetto addirittura più ambizioso.
La Regione si assumerebbe il ruolo di promotore del circuito di moneta complementare, appoggiandosi in questa funzione ad una società di intermediazione bancaria di primo piano a livello continentale ed avente sede a Milano. Le Regioni dovrebbero quindi scegliere dei nomi evocativi per queste monete: si sta ipotizzando di nominare quella lombarda "Lòmbard", nome dalla valenza storica, che deriva dal tasso medioevale di cambio dei mercanti lombardi. Per sgombrare il campo da ogni ipotesi speculativa e per agevolare l'introduzione della moneta, occorrerà quindi definire un rapporto di cambio fisso con l'euro: per facilità potrebbe essere stabilito un rapporto alla pari. Un Lòmbard varrà quindi un Euro. Introduzione di un sistema conversione tra Lòmbard ed euro avverrà ad un tasso scontato, con la previsione di una commissione del 3%, in modo da scoraggiare l'uscita dal circuito rispetto all'entrata. 100 Euro sarebbero cambiati in 100 Lòmbard, mentre 100 Lòmbard sarebbero convertiti in 97 Euro. L'introduzione di questa commissione di cambio assolverebbe allo stesso principio dell'applicazione di un demurrage: far sì che la moneta si trovi sempre nelle mani chi è disposto a spenderla, moltiplicando gli effetti economici e socia li del circuito di cambio. Prima di iniziare il progetto sarà necessario verificare con Banca d'Italia il rispetto di tutta la normativa in ambito monetario e fiscale, concordando al contempo la quantificazione di riserve poste a garanzia dell'emissione della nuova valuta. A livello di tempistica, si può quantificare in circa 6 mesi il tempo necessario ad espletare i passaggi tecnici, al quale andrà aggiunto un congruo periodo di concertazione con aderenti e fruitori (6 mesi). Complessivamente, si potrebbe dar avvio al progetto in un tempo approssimabile in un anno. Come nella maggior parte dei casi di monete complementari, verrà concepito un circuito chiuso: la valuta non avrà alcun valore esterno all'ambito regionale. Si potrebbero però introdurre delle connessioni tra le nuove monete introdotte nelle regioni padane. Questo progetto creerebbe di fatto un circuito federale di libere monete: "federale" in quanto consentirebbe lo scambio delle stesse secondo meccanismi stabiliti e "di monete libere" in quanto in grado di valorizzare l'identità e le peculiarità delle rispettive comunità locali. In Francia, si sta studiando un progetto simile, che dovrebbe coinvolgere la comunità di Nantes ed interessare circa 600mila abitanti, per un Pil stimato in circa 15 miliardi di Euro. Il progetto lombardo metterebbe alla prova una taglia diversa di estensione e potrebbe portare ad una "massa critica" ancor più significativa nei numeri. I risultati attesi persino più significativi rendono il progetto addirittura più ambizioso.

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