“LaPadania.net 01.12.2012”
La Lombardia è – per sua naturale vocazione – una Regione
europea a tutti gli effetti. È chiaramente parte integrante dell’Europa,
essendo situata proprio nel cuore della stessa, nella parte più economicamente
ed industrialmente avanzata. Grazie all’eccellenza del suo sistema
economico e produttivo, costruito e incentrato prevalentemente sulle piccole e
medie imprese – moltissime delle quali sono imprese individuali e/o a
conduzione familiare – e allo spirito tipicamente calvinista che permea il
valore rappresentato dal concetto di lavoro, la Lombardia è oggi una delle
macroaree più avanzate e sviluppate dell’intera Europa (insieme alla Catalunya,
al Baden-Württemberg e al Rhone-Alpes fa parte dei cosiddetti 4 motori
dell’Europa). Una Regione, pertanto, pienamente agganciata ed inserita nel più
ampio processo di costruzione di integrazione europea e riconosciuta,
unanimemente, a pieno titolo come un attore istituzionale di primo
piano. Carlo Cattaneo, il grande pensatore risorgimentale lombardo, sosteneva
queste stesse idee e prese di posizione. Ne parlò diffusamente, ad esempio, in
uno dei suoi più grandi capolavori, quel Notizie naturali e civili su la
Lombardia, un vero e proprio trattato sociologico sulla società (e identità
quindi) lombarda. Un libro di una importanza straordinaria, in cui la Lombardia
viene descritta – già allora – come una terra ricca di prosperità, commercio,
attività economiche ed agrarie, reti viarie ecc. Insomma, una terra di
eccellenza e che pertanto, doveva trovare concretamente la strada più agevole
per crescere ancora di più. La via indicata da Cattaneo era il
federalismo, il sistema istituzionale più adatto per un Paese – l’Italia – che
stava vivendo una fase storica del tutto particolare (il Risorgimento e il
processo unitario). Il federalismo interno, da applicare alla Lombardia e al
resto del Paese, che nelle teorizzazioni di Cattaneo trovava la propria
continuazione diretta in ambito sovranazionale, europeo.
Il punto di arrivo finale era, quindi, la nascita di quelli che Cattaneo definiva gli Stati Uniti d’Europa, un’espressione molto utilizzata in questi ultimi tempi, anche per via della crisi che ha investito l’Unione europea. Sono in molti, infatti, gli esponenti politici e gli intellettuali che apertamente reclamano, oggi, gli “Stati Uniti d’Europa”, per ultimare compiutamente la costruzione dell’unità europea. Al contrario, l’idea di Stati Uniti d’Europa di cui parlava Cattaneo aveva una matrice culturale e di approccio alla democrazia completamente diversa, essendo finalizzata alla realizzazione di una unità europea profondamente distante da quella che si sta costruendo in questi anni. Se nel dibattito odierno, infatti, con questa espressione si intende la definitiva realizzazione di una unificazione monetaria, economica, bancaria e di bilancio dell’intera Europa – a tutto svantaggio, ovviamente, dei popoli e dei territori – in Carlo Cattaneo l’idea in sé, di unità europea, andava nella direzione della preservazione delle autonomie e delle diversità, e dunque verso quella Europa delle Regioni e dei popoli che la Lega sogna di costruire. Il principio su cui si reggeva l’idea di Europa di Cattaneo era quello della libertà. Una libertà che doveva concretizzarsi, per le comunità e quindi per i cittadini, ad ogni livello, dal basso. Libertà che va di pari passo e viene materialmente realizzata solo in un sistema federale, che Cattaneo intravedeva in Svizzera e negli Stati Uniti d’America: «solo al modo della Svizzera e degli Stati Uniti può accoppiarsi unità e libertà. […] Per me la sola possibile forma d’unità tra i liberi popoli è un patto federale. Il potere debba essere limitato, e non può essere limitato se non dal potere». Soltanto in questo modo, diceva Cattaneo e dice oggi la Lega Nord, ogni popolo vedrà garantiti i propri diritti, così da valorizzare concretamente uno dei più importanti valori fondanti dell’Unione europea, ovvero il principio dell’unità nella diversità. Solo così la Lombardia potrà sprigionare tutte le proprie capacità e guardare, da protagonista, al proprio naturale approdo: l’Europa delle Regioni. Perché, sempre riprendendo il grande pensatore lombardo-ticinese «una greggia non è una pecora sola»
Il punto di arrivo finale era, quindi, la nascita di quelli che Cattaneo definiva gli Stati Uniti d’Europa, un’espressione molto utilizzata in questi ultimi tempi, anche per via della crisi che ha investito l’Unione europea. Sono in molti, infatti, gli esponenti politici e gli intellettuali che apertamente reclamano, oggi, gli “Stati Uniti d’Europa”, per ultimare compiutamente la costruzione dell’unità europea. Al contrario, l’idea di Stati Uniti d’Europa di cui parlava Cattaneo aveva una matrice culturale e di approccio alla democrazia completamente diversa, essendo finalizzata alla realizzazione di una unità europea profondamente distante da quella che si sta costruendo in questi anni. Se nel dibattito odierno, infatti, con questa espressione si intende la definitiva realizzazione di una unificazione monetaria, economica, bancaria e di bilancio dell’intera Europa – a tutto svantaggio, ovviamente, dei popoli e dei territori – in Carlo Cattaneo l’idea in sé, di unità europea, andava nella direzione della preservazione delle autonomie e delle diversità, e dunque verso quella Europa delle Regioni e dei popoli che la Lega sogna di costruire. Il principio su cui si reggeva l’idea di Europa di Cattaneo era quello della libertà. Una libertà che doveva concretizzarsi, per le comunità e quindi per i cittadini, ad ogni livello, dal basso. Libertà che va di pari passo e viene materialmente realizzata solo in un sistema federale, che Cattaneo intravedeva in Svizzera e negli Stati Uniti d’America: «solo al modo della Svizzera e degli Stati Uniti può accoppiarsi unità e libertà. […] Per me la sola possibile forma d’unità tra i liberi popoli è un patto federale. Il potere debba essere limitato, e non può essere limitato se non dal potere». Soltanto in questo modo, diceva Cattaneo e dice oggi la Lega Nord, ogni popolo vedrà garantiti i propri diritti, così da valorizzare concretamente uno dei più importanti valori fondanti dell’Unione europea, ovvero il principio dell’unità nella diversità. Solo così la Lombardia potrà sprigionare tutte le proprie capacità e guardare, da protagonista, al proprio naturale approdo: l’Europa delle Regioni. Perché, sempre riprendendo il grande pensatore lombardo-ticinese «una greggia non è una pecora sola»

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