venerdì 7 dicembre 2012

GOVERNO: GAME OVER Monti deve dimettersi


“Iva Garibaldi”
“La Padania 07.12.2012”

E' crisi di Governo. Da ieri Mario Monti non ha più una maggioranza parlamentare che lo sostiene. Il Pdl, finalmente, l'ha scaricato in poche ore in entrambe le Camere non votando ben due fiducie. Quei numeri imponenti, mai visti nella storia repubblicana, quella strana maggioranza nata dall'unione di Pd e Pdl, sono solo un ricordo per il premier: a Palazzo Madama l'Esecutivo raccoglie appena 127 sì (la maggioranza minima richiesta è di 158) mentre a Montecitorio ottiene 281 voti favorevoli e 140 astensioni {la metà più uno dei deputati è però di 316). Nelle Aule all'ordine del giorno c'erano due fiducie: una sul decreto sviluppo al Senato e l'altra sul decreto sui costi della politica alla Camera. Su entrambi il Pdl, che fino all'altro giorno ha approvato sempre le leggi del Governo, ha annunciato che non avrebbe votato la fiducia scegliendo la via dell'astensione. Si astiene anche la Lega Nord in entrambe le Camere e così fa pure Coesione Nazionale. Una strada inusuale ma il messaggio per il capo del Governo è inequivocabile: non c'è più spazio per andare avanti. Tecnicamente non c'è la sfiducia, passa entrambe le volte, ma politicamente il dato è chiarissimo: i numeri non ci sono più e dunque l'unica cosa che resta da fare a Monti è salire al Quirinale. Lui però resiste. Il primo atto di questa lunghissima giornata si consuma al Senato. Manca una manciata di minuti alle 11 quando Maurizio Gasparri, in dichiarazione di voto, annuncia che il Pdl non parteciperà al voto pur garantendo il numero legale». E' gelo nell'Aula rossa di Palazzo Madama, dove solo da poco era maturata la consapevolezza che qualcosa sarebbe presto accaduto.
In mattinata, raccontano alcuni senatori, in commissione Lavoro non s'è presentato nemmeno un esponente del Pdl e così è accaduto anche in altre commissioni parlamentari. La dichiarazione del capogruppo del Pdl è stato solo l'ultimo atto di una decisione presa evidentemente nella notte precedente e legata, dicono, all'annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi alla guida del partito. Da una parte, è il ragionamento, il Cavaliere vuole mettere una distanza tra sé e l'esperienza fallimentare di Monti di fronte a sondaggi che danno il Pdl in caduta libera, dall'altra invece c'è il tentativo di condizionare il Governo, dicono i più maliziosi, rispetto al  decreto all'esame del Cdm, poi effettivamente approvato, sull'incandidabilità per i condannati. Norma che, evidentemente, non gli permetterebbe nemmeno di candidarsi. Ufficialmente però la versione è un'altra. A far arrabbiare il Pdl sarebbe stato il ministro Corrado Passera che nel corso di una trasmissione andata in onda nella mattinata di ieri ha criticato un eventuale ritorno di Berlusconi protagonista della scena politica. E così nell'Aula del Senato si consuma il primo atto del dramma: il Governo è praticamente assente. A un certo punto nell'Aula arriva Monti giusto in tempo per votare per sé stesso e poi scappa via, brutta copia del suo predecessore Romano Prodi nel giorno della sua caduta. Ad Anna Finocchiaro che quasi lo aggredisce dicendogli che deve andare da Giorgio Napolitano non fa nemmeno un cenno ed esce dalla porta di servizio. Ed è sempre il capogruppo del Pd a rinfacciare al Pdl la responsabilità della fine anticipata della  legislatura. Ma il Pdl non ci sta e per bocca di Gasparri assicura, in un certo senso, l'approvazione della legge di stabilità prima di staccare la spina. Esulta la Lega Nord per la scelta maturata nel partito di Berlusconi: «Finalmente il Pdl ha aperto gli occhi e ha deciso di non sostenere più il Governo. Da mesi - dice Federico Bricolo - in Parlamento gli chiedevamo di prendere atto dell 'azione fallimentare di questo Esecutivo. Ci auguriamo che il Pdl faccia sul serio e che continui su questa strada perché questo vuoi dire che si possono aprire anche nuovi scenari politici». Insomma, insiste il capogruppo leghista al Senato, «speriamo si confermi questa strada convinti che possa aprire altri segnali anche importanti ma bisogna prendere atto che questo governo non ha più una maggioranza in questo governo che lo sostiene ». Il governo è morto  incalza Roberto Calderoli - bisogna prenderne atto, approvare a legge di stabilità e poi andare subito al voto». La decisione del Pdl, ha osservato Calderoli, «mi sembra la naturale conseguenza del comportamento di questo governo supponente e non rispettoso del Parlamento. Ma per adesso hanno solo dato un segnale: Monti invece bisogna mandarlo a casa e non solo minacciare». Passano poche ore e la scena si ripete alla Camera dove c'è il voto sui costi della politica degli enti locali.  Anche qui una fiducia e poco prima dell'inizio delle dichiarazioni di voto Fabrizio Cicchitto affida alle agenzie le decisioni del gruppo: anche a Montecitorio i deputati strappano. Ma qui ci sono defezioni importanti: Franco Frattini, Gennaro Malgeri, Giuliano Cazzola e Alfredo Mantovano hanno deciso di votare sì alla fiducia. Anche al Senato una piccola pattuglia ha dato il sostegno al Governo: si tratta di Beppe Pisanu, Amato, Saro e Orsi (quest' ultimo però ha parlato di un equivoco). Intanto però si levano sempre più forti le voci delle dimissioni di Monti anche se il capogruppo Cicchitto ha annunciato che oggi il gruppo voterà a favore del decreto. Critica la Lega: «Su un voto di fiducia generalmente si raggiungeva la quota minima di 316. E' un segnale politico ben preciso - sottolinea Gianpaolo Dozzo riferendosi proprio al voto di fiducia alla Camera - questo governo non ha la maggioranza di questa Aula. Se è vero come è vero che questo governo non è tecnico ma politico la cosa migliore e più degna di un governo che non ha più la maggioranza è rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato». Il presidente del gruppo a Montecitorio sottolinea che «dopo quanto accaduto al Senato e dopo che il gruppo del Pdl alla Camera ha deciso di astenersi sul voto di fiducia al governo sul decreto enti locali, l'unica strada percorribile per Monti è quella di presentarsi dimissionario al Quirinale ». «Un voto in più o in meno alla fiducia è irrilevante: il dato politico incontrovertibile – conclude il parlamentare - è che il Governo non ha più una maggioranza politica che lo sostiene». 

Nessun commento:

Posta un commento