“Paolo Franco”
“La Padania
08.11.2012”
E’ giusto
festeggiare gli eventi che si ricordano con piacere, giusto non farlo quando
questi eventi si ritiene siano stati per noi funesti! Inoltre, che venga in mente
di dare vita alla festa dell'unità dopo 151 anni da quando è accaduta non può
che aver sapore di retorica, o, peggio ancora, dimostrare un affannoso
ricorso celebrativo per misconoscere il
quasi fallimento del progetto. Cosa ha portato questo progetto? Come doveva
essere per meritare migliore sorte? lo non credo che l'unità, com'è stata
costruita, per i Popoli che vivono in Italia abbia condotto a risultati
migliori di quelli che, in altri Paesi, il progresso della seconda metà del
secolo scorso abbia consentito. Dal 1870 alla fine degli Anni 50 del Novecento
le migliori forze del Paese, giovani, coraggiose, intraprendenti, a milioni e
milioni hanno dovuto abbandonare le proprie terre per cercare nell'emigrazione
la salvezza e un futuro per i propri figli. Quello che, purtroppo, sta tornando
a succedere in questi ultimissimi anni: studi di poche settimane fa hanno
denunciato che la giovane emigrazione italiana ha raggiunto i livelli dei tempi
conclusivi della secolare emigrazione post unitaria, cioè dell'anno 1962. Il
secolo scorso ci ha regalato anche una funesta dittatura, e due terribili
guerre mondiali. Grazie Italia! In Francia si festeggia la presa della
Bastiglia, come simbolo dell'inizio di una rivoluzione epoca le che ha cambiato
le sorti socio-politiche del mondo. Negli Stati Uniti si festeggia
l'indipendenza, che ha dato vita ad un Paese che da due secoli traina, nella
democrazia e nell'economia, anche se con forti contraddizioni, il mondo intero.
Noi festeggiamo una liberazione che significa sconfitta, liberazione nella
quale moltissimi si sono distinti, anche a sacrificio della vita, ma resa
possibile solo grazie all' intervento altrui. Ed oggi vogliamo festeggiare
l'unità di Vittorio Emanuele, Garibaldi e, soprattutto Cavour. Mica
degli Italiani...
Doveva, dovrà, essere molto diversa questa coesione territoriale, fondata sulla valorizzazione delle preziose differenze, sull'unità federativa di Carlo Cattaneo poi rielaborata in chiave moderna da Gianfranco Miglio. Queste proposte di legge cercano invece di occultare, di nascondere, di offrire il belletto di una anziana signora per coprire verità inesorabili. Obbligare per legge all'insegnamento dell'inno... per legge! È forza o debolezza del sistema? Ecco le contraddizioni perenni di questo Paese, che sta anche nel tentativo di scavalcare, anzi di cancellare le ricorrenze precedenti. XXV aprile, festa della liberazione-sconfitta d'Italia, XXV aprile festa di San Marco, patrono della millenaria repubblica veneziana. Capiamo la differenza? Festa dell'unità: l'anno scorso tutto l'establishment politico italiano si esibiva nella ricorrenza dei 150 anni, quest'anno gli stessi esegeti dell'unità, le medesime persone, chiedono cessione di sovranità all'Europa nel tentativo di salvare il disastro finanziario italiano. Sembra il ritorno ad un lontano passato. Ecco che queste proposte di legge, più che un esercizio retorico o l'accensione di un cero votivo, mi sembrano prove d'ipocrisia, di abissale distanza da cittadini disillusi, impoveriti, inesorabilmente separati dalle oligarchie al potere.
Doveva, dovrà, essere molto diversa questa coesione territoriale, fondata sulla valorizzazione delle preziose differenze, sull'unità federativa di Carlo Cattaneo poi rielaborata in chiave moderna da Gianfranco Miglio. Queste proposte di legge cercano invece di occultare, di nascondere, di offrire il belletto di una anziana signora per coprire verità inesorabili. Obbligare per legge all'insegnamento dell'inno... per legge! È forza o debolezza del sistema? Ecco le contraddizioni perenni di questo Paese, che sta anche nel tentativo di scavalcare, anzi di cancellare le ricorrenze precedenti. XXV aprile, festa della liberazione-sconfitta d'Italia, XXV aprile festa di San Marco, patrono della millenaria repubblica veneziana. Capiamo la differenza? Festa dell'unità: l'anno scorso tutto l'establishment politico italiano si esibiva nella ricorrenza dei 150 anni, quest'anno gli stessi esegeti dell'unità, le medesime persone, chiedono cessione di sovranità all'Europa nel tentativo di salvare il disastro finanziario italiano. Sembra il ritorno ad un lontano passato. Ecco che queste proposte di legge, più che un esercizio retorico o l'accensione di un cero votivo, mi sembrano prove d'ipocrisia, di abissale distanza da cittadini disillusi, impoveriti, inesorabilmente separati dalle oligarchie al potere.

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