domenica 18 novembre 2012

Spending review, COSI SI UCCIDE la Sanità lombarda


“Simone Girardin”
“La Padania 17.11.2012”

Una mannaia. Ecco come andrebbe chiamata la spending review varata dal Parlamento. A farne le spese soprattutto le Regioni più virtuose in ambito sanitario come Lombardia e Veneto. l numeri sono devastanti: da qui al 2015 il giro di vite sarà di 150 milioni (per il 2012), 300 milioni (2013), 330 milioni (2014) e 350 milioni (2015). Nel giro di quattro anni la Lombardia riceverà finanziamenti inferiori per oltre un miliardo di euro. Ma la mannaia s'abbatterà anche sui privati accreditati (che in Lombardia - vedere tabella a fianco - hanno anche aiutato il settore pubblico a essere più efficiente) che dovranno fare i conti con la  diminuzione del flusso di denaro per le funzioni non tariffabili, i bonus extra legati all'attività d'eccellenza. In ballo ci sono 12 milioni sui 175 ricevuti dagli ospedali privati negli ultimi anni. Ma non finisce qui. A  complicare la situazione anche l'obbligo di ridurre del 5% la spesa per l'acquisto di beni e servizi e la riduzione a 3,7 letti per mi Ile abitanti. In Lombardia, i 41.100 del 2010 sono già stati ridotti negli ultimi due anni. A rischio però ci sarebbero 7.750 ricoveri ordinari l'anno (a rischio 2300 posti letto). Per il 2013  dunque la situazione che si prospetta è molto preoccupante: centinaia di milioni di euro tagliati alle risorse regionali, per effetto della manovra Monti; blocco del turn over per il personale delle aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche; cessazione di tutti i contratti di lavoro a tempo determinato; dichiarazione di licenziamenti (San Raffaele), esuberi e cassa integrazione (Aiop e Multimedica) per i lavoratori della sanità privata; blocco del rinnovo dei contratti pubblici e privati; taglio delle risorse destinate alla contrattazione integrativa e decentrata; condizioni di lavoro precarie; riduzione dei servizi con conseguente aumento delle liste di attesa. In discussione c'è poi anche la questione legata al rischio chiusura di 257 ospedali privati accreditati nel Paese (e, dunque, equivalenti ai pubblici per la gratuità delle cure).
Sono quelli con meno di  80 letti (In Lombardia circa una decina). La loro estromissione dal sistema sanitario è prevista dalla bozza di regolamento sulla riorganizzazione della rete ospedaliera appena stilata dal ministro Balduzzi, di concerto con il ministro dell'Economia Vittorio Grilli. Senza contare la perdita secca di migliaia di posti di lavori. Le  ultime stime parlano di circa 10 mila posti di lavoro a rischio. Soprattutto nel privato. Insomma, i conti non tornano. O meglio: i numeri sono chiari e come sempre a essere penalizzate saranno quelle Regione (Lombardia e Veneto su tutte) a parità di bilancio che hanno tagliato tutto quanto c'era già da tagliare. A sorridere sarà invece chi in questi anni ha sprecato risorse pubbliche senza dare beneficio alcuno al territorio e alla sua comunità. Gli stessi che oggi sono ben felici, visti i buchi di bilancio, che la sanità torni a Roma.


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