“RaiNews24 15.11.2012”
"E' stato solo un errore. Ma fatto in
buona fede". Lo dice al Giornale il segretario della Lega Roberto Maroni
sul sì del Senato al carcere per i giornalisti che diffamano. "Nessuno
andrà in galera - assicura -. La libertà di stampa e di opinione sono nel dna
della Lega". "Adesso - spiega - la legge prevede la reclusione fino a
sei anni, con quell'emendamento solo un anno. Significa che il carcere è
escluso". "Niente carcere - ripete - per nessun reato di opinione,
perché siamo noi della Lega i primi a essere stati colpiti duramente per
questo: io sono ancora indagato, Umberto Bossi ha condanne per
diffamazione". Maroni ricostruisce ciò che è accaduto martedì in Senato:
"Avevo spiegato al capogruppo Federico Bricolo che la nostra posizione era
assolutamente contraria al carcere", ma "in commissione c'è stato un
corto circuito perché il senatore della Lega Sandro Mazzatorta si è accorto che dal testo erano state cancellate
le norme a tutela del diffamato". Di lì è partita la
"provocazione", poi "sfuggita di mano". Il tempo per
rimediare e non far affondare la legge per Maroni c'è: "Nella conferenza
dei capigruppo abbiamo appoggiato la richiesta del presidente Gasparri di
mantenere in calendario il provvedimento sulla diffamazione anche la prossima
settimana".

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