“Fabrizio Carcano”
“La Padania 22.11.2012”
La via maestra
resta quella tracciata da Gianfranco Miglio: la nascita dell'Euroregione padana, prima tessera del mosaico
della nuova Europa delle Regioni e dei Popoli•. Nella quarta di copertina de
"Il mio Nord" c'è forse la sintesi di un percorso: quello del Nord,
della Lega e dell'autore del libro, Roberto Maroni. Il nocchiero di un
popolo che guarda avanti, al futuro, che è appena li dietro al presente che ci
racconta di un'Europa, quella degli Stati, che ha fallito, e di un'Italia che
al di là degli ottimistici e insensati proclami di Mario Monti sembra
pericolosamente avviata sulla china fallimentare della Grecia. Un futuro che
passa dall'Euroregione del Nord, un obiettivo che sembrava lontanissimo, e che
oggi è li dietro l'angolo. «Come realizzarla? Molto semplice, vincendo in
Lombardia e dotandola di una guida leghista come hanno già Piemonte e Veneto.
Un progetto che pensavamo di dover realizzare nel 2015, alla scadenza naturale,
e che invece abbiamo dovuto anticipare di due anni. E appena divento
Governatore, dal giorno dopo lavorerò con Cota e Zaia per
realizzare subito I'Euroregione e questo è il valore aggiunto che porta la mia
candidatura. Perché gli altri candidati hanno una visione diversa, del Nord e
dell'Europa, e non potranno mai portarci all'Euroregione•. Parole e pensieri
del futuro governatore lombardo che ieri pomeriggio – coadiuvato da Carlo
Brambilla, ex cronista politico dell'Unità, e dal moderatore Ferruccio
De Bortoli, direttore del Corriere della Sera – in una sala strapiena nel
centro di Milano, ha presentato per la prima volta il suo libro, "Il mio
Nord", con un eloquente sottotitolo: "Il sogno dei barbari
sognanti". 158 pagine per mettere nero su bianco una storia, quella della Lega Nord dai
primi anni '80 agli ultimi mesi. Non una biografia, ha rimarcato il Segretario
Federale, ma il racconto di un percorso che ha cambiato il Nord. •Quella della
Lega è una storia gloriosa, di cui vado fiero, e non c'è futuro senza passato.
E a tutti i militanti e a tutte quelle persone che nel corso di quasi trent'anni hanno contribuito a realizzare questa straordinaria novità per la politica italiana che è la Lega Nord, che ancora oggi è una novità politica. E infatti noi, a differenza degli altri, non abbiamo bisogno di cambiare nome o simbolo, semplicemente perché la nostra solidità è nel nostro progetto•. Questa la premessa dell' illustra autore de "Il mio Nord", che poi volta subito pagina. «Per noi il passato è importante ma noi guardiamo al futuro•. Un futuro dietro l'angolo: il 10 e 11 marzo si voterà per la Regione Lombardia. Prima di entrare in sala, pressato dai giornalisti, Maroni ribadisce quanto già detto negli ultimi giorni. •Noi siamo partiti e indietro non si torna. La mia candidatura c'è. E in base al mandato ricevuto dal Consiglio Federale sto lavorando per costruire intorno alla mia candidatura una coalizione che abbia il supporto di liste civiche che siano espressione della società civile lombarda. Il Pdl? Ribadisco che non possiamo aspettare fino a Natale. Diciamo al massimo fino a domenica. Non è un ultimatum, ma soltanto dico che noi siamo partiti e io sono il candidato e sono pronto•. Avanti verso il voto e verso Palazzo Pirelli, per realizzare quel grande progetto che Miglio aveva già ipotizzato, seppur parlando di macroregione del Nord. «Un grande leghista visionario come Miglio - ricorda Maroni accennando ad alcuni capitoli del suo libro – a inizio degli anni '90, con un'Europa diversa, senza l'euro, con i confini veri, con gli Stati forti, parlava di macroregione del Nord, che guardava a Roma come interlocutore, mentre l'euroregione del Nord guarda oltre le Alpi, perché in questi vent'anni Roma ha perso e continua a perdere, come è giusto che sia, la maggior parte degli enormi poteri che aveva, poteri che vengono trasferiti verso l'alto a livello europeo e verso il basso alle regioni. Il processo in corso conduce verso l'Europa delle regioni e dei popoli, per cui in questo mio libro raccolgo l'intuizione di Miglio della macroregione ma la aggiorno al processo che è in corso, che ci porta all'Euroregione e ad una nuova Europa dei popoli e delle regioni•. Un nuovo progetto, con un nuovo percorso. Esaurita la fase secessionista degli anni' 90, con il tentativo di cambiare attraverso la rottura istituzionale, e quella riformista dello scorso decennio, con il tentativo di cambiare dall'interno del Palazzo, ecco la nuova strada, quella di Prima il Nord. •Questa è la nuova strada che io indico e che ho espresso al congresso della Lega: Prima il Nord! Ovvero diventare qui il partito egemone, qui al nord, e da qui costringere Roma a darci quello che ci spetta, quello che vogliamo per le nostre regioni. Come fa la Csu che è egemone in Baviera e da li - ha concluso Maroni - detta le condizioni al Parlamento di Berlino•.
E a tutti i militanti e a tutte quelle persone che nel corso di quasi trent'anni hanno contribuito a realizzare questa straordinaria novità per la politica italiana che è la Lega Nord, che ancora oggi è una novità politica. E infatti noi, a differenza degli altri, non abbiamo bisogno di cambiare nome o simbolo, semplicemente perché la nostra solidità è nel nostro progetto•. Questa la premessa dell' illustra autore de "Il mio Nord", che poi volta subito pagina. «Per noi il passato è importante ma noi guardiamo al futuro•. Un futuro dietro l'angolo: il 10 e 11 marzo si voterà per la Regione Lombardia. Prima di entrare in sala, pressato dai giornalisti, Maroni ribadisce quanto già detto negli ultimi giorni. •Noi siamo partiti e indietro non si torna. La mia candidatura c'è. E in base al mandato ricevuto dal Consiglio Federale sto lavorando per costruire intorno alla mia candidatura una coalizione che abbia il supporto di liste civiche che siano espressione della società civile lombarda. Il Pdl? Ribadisco che non possiamo aspettare fino a Natale. Diciamo al massimo fino a domenica. Non è un ultimatum, ma soltanto dico che noi siamo partiti e io sono il candidato e sono pronto•. Avanti verso il voto e verso Palazzo Pirelli, per realizzare quel grande progetto che Miglio aveva già ipotizzato, seppur parlando di macroregione del Nord. «Un grande leghista visionario come Miglio - ricorda Maroni accennando ad alcuni capitoli del suo libro – a inizio degli anni '90, con un'Europa diversa, senza l'euro, con i confini veri, con gli Stati forti, parlava di macroregione del Nord, che guardava a Roma come interlocutore, mentre l'euroregione del Nord guarda oltre le Alpi, perché in questi vent'anni Roma ha perso e continua a perdere, come è giusto che sia, la maggior parte degli enormi poteri che aveva, poteri che vengono trasferiti verso l'alto a livello europeo e verso il basso alle regioni. Il processo in corso conduce verso l'Europa delle regioni e dei popoli, per cui in questo mio libro raccolgo l'intuizione di Miglio della macroregione ma la aggiorno al processo che è in corso, che ci porta all'Euroregione e ad una nuova Europa dei popoli e delle regioni•. Un nuovo progetto, con un nuovo percorso. Esaurita la fase secessionista degli anni' 90, con il tentativo di cambiare attraverso la rottura istituzionale, e quella riformista dello scorso decennio, con il tentativo di cambiare dall'interno del Palazzo, ecco la nuova strada, quella di Prima il Nord. •Questa è la nuova strada che io indico e che ho espresso al congresso della Lega: Prima il Nord! Ovvero diventare qui il partito egemone, qui al nord, e da qui costringere Roma a darci quello che ci spetta, quello che vogliamo per le nostre regioni. Come fa la Csu che è egemone in Baviera e da li - ha concluso Maroni - detta le condizioni al Parlamento di Berlino•.

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